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25 aprile, Salvini: “istituzioni ipocrite”. Il discorso di Mattarella a Varallo e Toti fischiato a Genova

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Si è celebrata lunedì la Festa della Liberazione in tutta Italia tra manifestazioni, polemiche e qualche fischio.

Il Leader della Lega, Matteo Salvini, ha scritto su Facebook: “Renzi, Boldrini e Mattarella in piazza per il 25 aprile. Ipocriti”. “Sfruttando il sacrificio di chi diede la vita per cacciare dall’Italia l’occupante straniero nel nome della libertà – ha scritto – oggi sono complici e finanziatori di una nuova e violenta occupazione straniera, servi di un’Unione Europea che ci sta rubando lavoro, democrazia e speranza nel futuro”.

A Roma non è stato possibile celebrare unitariamente il 25 aprile. – L’Associazione nazionale partigiani d’Italia (Anpi) ha sfilato dal Colosseo a Porta San Paolo, simbolo della Resistenza, ma con l’assenza della Brigata Ebraica e l’Associazione nazionale ex deportati nei campi di sterminio (Aned), che accusano l’Anpi di sfilare con centri sociali e associazioni filo-palestinesi che manifestano posizioni anti-israeliane.
Nel corteo Anpi bandiere di Cgil,Cisl e Uil, di Emergency, del Cub, dei Cobas, dell’Uaar, dei curdi e parecchie bandiere palestinesi.

Napoli, corteo contro la camorra – “Liberiamoci dalla camorra come ci siamo liberati dal nazifascismo “.Con questo slogan si è svolto a Napoli il corteo per il 25 aprile. In piazza presenti l’Anpi,la Cgil, attivisti e centri sociali. La manifestazione, partita dalla stazione centrale, si è conclusa nel rione Sanità teatro venerdì scorso dell’ennesimo agguato di camorra.
Durante il corteo non sono mancate contestazioni alla candidata del centrosinistra a sindaco, Valeria Valente, costretta ad allontanarsi.

Boldrini: il referendum costituzionale non lede le fondamenta Carta – Il Presidente della Camera, Laura Boldrini, da Genova dove si è recata per le celebrazioni del 25 aprile ha detto che il referendum d’ottobre sulla Costituzione “non tocca la prima parte della Carta che sono i nostri valori fondamentali”. “In Parlamento c’è stato un dibattito – ha spiegato-tutti erano d’accordo a rivedere il bicameralismo perfetto ma non tutti erano d’accordo su come farlo. Abbiamo passato il testimone agli italiani”.

Toti fischiato a Genova: Il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti è stato contestato durante la cerimonia per la Festa della Liberazione a Genova. Fischi sono volati quanto ha ricordato i due marò. Su twitter il governatore ha commentato “I fischi mi lasciano indifferente” poi precisa “Ma se sono per i due marò, figli e nipoti dei ragazzi che dopo l’8 settembre hanno combattuto, ci si resta male”.

Il Presidente della Repubblica ha deposto in mattinata una corona all’Altare della Patria alla presenza del premier Renzi, del presidente del Senato Grasso e del ministro della Difesa Pinotti. Poi la visita a Varallo.

Il discorso del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Varallo- Di seguito il testo dell’intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla cerimonia per il 71° anniversario della Liberazione che si è tenuta a Varallo.

«Rivolgo un saluto a tutti i presenti, alle genti della Valsesia, al Sindaco di Varallo e a tutti i Sindaci, al Presidente dell’Unione Montana, al Presidente della Regione Piemonte, alle autorità presenti, ai parlamentari, agli oratori di questa mattina che ringrazio per le loro considerazioni, a partire dal presidente dell’Anpi, figlio del Sindaco della Liberazione di questa città.
Un saluto particolare ai bambini e ai ragazzi che sono qui con noi oggi: è soprattutto loro questo giorno di festa che sono lieto di celebrare per tutta Italia, qui in questa città e in questa splendida valle.
La festa della Libertà, la festa della Liberazione.
Del giorno che vide Sandro Pertini annunciare, da Radio Milano Libera, la fine della guerra, il recupero dell’unità nazionale, l’avvio di un nuovo cammino democratico.
Libertà che è nata qui, su queste montagne, con la prima “zona libera”, anello di quelle Repubbliche partigiane che hanno segnato la volontà di riscatto del popolo italiano; vere e proprie radici della scelta che il voto del 2 giugno 1946 avrebbe sancito.
Ricordiamo, in questo 2016, i settanta anni dal referendum istituzionale in cui gli italiani e le italiane – queste ultime per la prima volta al voto – vennero chiamati a decidere tra monarchia e repubblica.
È un filo che segna il legame tra la Resistenza, il nuovo carattere dell’Italia democratica e l’ordinamento repubblicano.
È sul 25 aprile, su questa data, che si fonda, anzitutto, la nostra Repubblica.
È nel percorso, arduo ed esigente, che va dall’8 settembre 1943 alla Liberazione che troviamo le ragioni della ripresa d’Italia.
Un’Italia divisa fra il Regno del Sud e il governo Badoglio, la amministrazione alleata nel Mezzogiorno, il Terzo Reich che occupava, a partire da Napoli, il resto d’Italia, annettendosi addirittura l’Alto Adige, il Friuli e la Venezia Giulia, l’Istria e la Dalmazia, sino alla sciagurata avventura di Salò.
Un’Italia che aveva perso l’unità, così faticosamente conquistata con le guerre d’Indipendenza.
Un’Italia che aveva visto sfumare la propria indipendenza.
Un’Italia devastata dalla guerra nelle sue macerie materiali e sfregiata da vent’anni di dittatura fascista nelle sue macerie morali, con la perdita, anzitutto, della libertà.
Contro tutto questo si levarono le coscienze limpide del nostro Paese: patrioti antifascisti che non avevano mai smesso di credere in un futuro migliore; militari abbandonati a se stessi dopo l’armistizio, che difesero il senso dell’onore e la Patria onorarono con sacrificio, talvolta con vero e proprio eroismo; donne e uomini, nelle città e nelle campagne, che non avevano mai smesso di credere che ogni persona va rispettata e che la sua dignità non può mai essere violata né per ragioni di razza, né per ragioni di religione, né per ragioni di pensiero, né per ragioni di genere, né per ragioni di condizione sociale.
Lì – dalle loro convinzioni e dai loro comportamenti – è nata la Repubblica.
Dalla necessità di trasfondere l’anima autentica del Paese nell’ordinamento dello Stato.
Di riannodare l’idea di Italia, così oltraggiata, ai sentimenti del suo popolo.
Di conferire significato alla condizione di cittadinanza, come forma di integrazione civica e democratica, nel passaggio da “sudditi” a “cittadini”.
Il 2 giugno 1946 divenne così la conclusione di un percorso e, allo stesso tempo, un punto di partenza.
Punto di partenza, per lo sviluppo di quel confronto che avrebbe poi condotto, un anno e mezzo dopo, alla Costituzione, con i suoi valori personalisti e solidaristici.
Conclusione di un percorso, legato alla idea mazziniana, nel Risorgimento (e condivisa da Gioberti), di un patto nazionale dettato da una Costituente, essenziale per la nuova Italia unita.
Un percorso di transizione costituzionale, infine, svoltosi dopo il 25 luglio 1943 e che fu formalizzato nell’accordo tra il Comitato di Liberazione Nazionale e la Corona, nel gennaio 1944, dopo il Congresso di Bari delle forze antifasciste e la dichiarazione di Vincenzo Arangio-Ruiz: “il patto fra re e popolo ha perduto il suo vigore e vale, invece, il principio che ogni potere venuto dal popolo al popolo ritorni”.
La popolazione, stremata dal fascismo e dalle sue guerre, guardava già da tempo oltre il conflitto, a conferma dell’avvenuto divorzio tra regime e nazione.

Vincent Dimaggio
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