A Mestre primo trapianto di gomito con ossa da cadavere. Addio protesi?

Mestre (VE), 15 dicembre 2015 – Un trapianto a dir poco eccezionale è stato eseguito all’Ospedale dell’Angelo di Mestre, in provincia di Venezia, dal primario del reparto di Ortopedia, il dottor Andrea Miti. Per la prima volta, infatti, è stato ricostruito un gomito con trapianto di ossa da cadavere. L’intervento è stato eseguito l’anno scorso, oggi il braccio del paziente ha riacquistato la sua funzionalità.

[easy_ad_inject_1]L’intervento, come sottolinea Giuseppe Dal Ben, Direttore Generale dell’Ulss 12, “ha contribuito a spostare il confine di quello che si può fare, nel settore della chirurgia ortopedica, per curare una persona: in altri rarissimi casi erano stati praticati a Mestre innesti ossei da cadavere, ma mai come in questo caso si era arrivati a trapiantare, sia sopra che sotto l’articolazione, porzioni così importanti di ossa”.

Il paziente di 55 anni, sottoposto al particolare trapianto aveva il gomito ossificato, che si era trasformato un una grande massa ossea compatta formatasi progressivamente in seguito ad un infarto con ipossia cerebrale.

Il paziente, a causa dei danni neurologici subiti, non riusciva più a muovere il gomito a causa del braccio bloccato in posizione flessa. Ciò ha provocato col tempo lo sviluppo di un blocco unico e solidificato per cui l’articolazione non esisteva più. Erano diventati un’unica cosa il gomito, l’omero, l’osso del braccio e le ossa dell’avambraccio.

L’unica soluzione era aprire l’arto e asportare tutto. Il primario di Ortopedia, per questo eccezionale intervento, ha eseguito la resezione delle ossa, ha asportato dal braccio tutto il blocco osseo che si era formato sull’articolazione e le parti terminali di omero e ulna.

“Al posto di questa ampia parte asportata andava inserita una nuova parte equivalente: non solo una normale protesi che sostituisse l’articolazione, bensì la protesi già inserita in due nuove parti terminali dell’omero e dell’ulna. Abbiamo realizzato queste parti terminali utilizzando le ossa necessarie prelevate da cadavere; le abbiamo rese adatte al trapianto, abbiamo inserito tra le due ossa l’articolazione protesica in titanio. E infine abbiamo reinserito nel braccio questa protesi ‘estesa’, cioè già montata, da una parte e dall’altra, dentro i due spezzoni di ‘nuovo’ osso”

ha spiegato il primario Miti.

Tra le due ossa ricostruite, con trapianto di pozioni di ossa provenienti da cadavere, è stata inserita dunque un’articolazione artificiale, la classica protesi in titanio con snodo centrale in polietilene, che garantisce il movimento del gomito.

“Oggi, a distanza di un anno, verificato quindi nel tempo l’esito dell’intervento complesso, il braccio del paziente è restituito al suo fisiologico flettersi e distendersi”

conclude il dottor Miti.

Non è dunque ancora il momento per dire addio alle protesi artificiali ma di certo la medicina, sotto questo aspetto, è sulla buona strada.

 

Autore: Vincent Dimaggio

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