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Aeroporto di Fiumicino. ISS: “terminal 3 ancora contaminato”

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Roma, 28 giugno 2015 – Il terminal 3 dell’Aeroporto di Fiumicino, colpito da un incendio a inizio maggio, è ancora contaminato. E’ questa, a quanto si apprende dalle agenzie, la conclusione della terza relazione sullo stato di salute dell’aria nelle aree dell’aeroporto redatta dall’Istituto Superiore di Sanità e consegnata il 26 giugno al Ministro della Salute.

[easy_ad_inject_1] Secondo i tecnici nel terminal 3 del Leonardo Da Vinci “si rileva il permanere di una sorgente di contaminazione attiva della concentrazioni di alcuni inquinanti (in particolare PCDD, PCDF e PCB)“.

Gli esperti sottolineano inoltre che l’esposizione umana a queste sostanze, sebbene non costituisca “rischio in eccesso per la salute”, per poter riaprire il terminal deve essere ridotta il prima possibile e la bonifica, già avviata, deve essere completata.

L’Istituto “sta inoltre proseguendo l’attività di monitoraggio e tale attività sarà estesa anche alle aree già sottoposte a bonifica”.

Dunque buone notizie. Ma quanta gente ha lavorato nel terminal 3 nei giorni immediatamente seguenti all’incendio quando, con tutta probabilità, la presenza di inquinanti era maggiore di quella rilevata a quasi due mesi? A fine maggio Adr, la società che gestisce l’aeroporto di Fiumicino, decise che i turni di lavoro non potevano superare le quattro ore e la mascherina doveva divenire obbligatoria in tutte le aree aperte (verdi e gialle), con continui sopralluoghi dei medici.

Per ADR si è trattato di “misure di prevenzione” “nel tener conto del proseguimento delle rilevazioni sulla qualità dell’aria da parte dell’Istituto Superiore di Sanità, per ulteriore precauzione e in via cautelativa”.

Nello stesso periodo il sindacato USB denunciava il ritardo della divulgazione dei dati e malori tra i passeggeri e dipendenti: “Solo questa mattina si sono verificati una decina di malori e svenimenti di passeggeri e dipendenti che testimoniano una situazione di insalubrità dell’aria e destano forte preoccupazione per la salute dei lavoratori impiegati nel Terminal 3 e in tutte le aree adiacenti all’incendio avvenuto il 7 maggio”.

A metà giugno l’Enac, l’Ente nazionale per l’aviazione civile, secondo quanto riferito dall’agenzia Ansa ha deciso di ridurre l’operatività dell’aeroporto di Fiumicino dall’80% al 60%, con la chiusura dell’area partenze T3. La decisione è stata presa per garantire la sicurezza, considerata l’impossibilità di utilizzare tutte le infrastrutture dello scalo in seguito all’incendio. La chiusura del Terminal 3 in un primo momento era stata annunciata dalle prime ore dell’11 giugno, poi sarebbe slittata alla mezzanotte di venerdì. Secondo gli addetti ai lavori si rischia a questo punto il caos, le compagnie aeree hanno espresso forte preoccupazione per la situazione di incertezza “che rischia di disorientare i passeggeri”.

Nell’ottica delle diverse priorità in campo, quali sono quelle che hanno il maggior peso? la funzionalità di una infrastruttura importante e strategica dell’Aeroporto di Fiumicino? La salute dei lavoratori e dei passeggeri? Entrambi? Non sta certamente a noi trovare risposte a queste domande ma al buon senso di ogni persona che abbia una qualsiasi responsabilità pur nella certezza che tutto quanto è stato possibile fare è stato fatto.

La domanda finale resta… si poteva fare qualcosa in più?

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