Aids. Hiv: aumentano i contagi fra i giovani tra i 25 e i 30 anni

Milano, 8 giugno 2016 – La diffusione del virus Hiv, responsabile dell’Aids, non accenna a diminuire. Secondo gli ultimi dati diffusi nel corso dell’ottava edizione di ICAR, Italian Conference of AIDS and Antiviral Research, organizzata sotto l’egida della SIMIT, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, che si è conclusa oggi a Milano, presso l’Università Milano Bicocca, negli ultimi anni si è registrato un aumento delle infezioni da Hiv, in particolare tra i giovani.

“Quello dei nuovi contagi è un problema che diventa, giorno dopo giorno, sempre più grave. Negli ultimi 4-5 anni c’è stato un incremento di infezioni tra i giovani, soprattutto nella fascia d’età 25-30 anni. Inizia, però, anche un fenomeno parallelo di diffusione del virus nella popolazione eterosessuale: se però i gruppi LGBTQ sono tendenzialmente informati, e si espongono al rischio nonostante la consapevolezza del rischio, i secondi no, e ignorano completamente il problema”.

La causa principale del contagio è sempre la stessa, il mancato utilizzo del preservativo, sia nei rapporti tra etero che tra omosessuali. Inoltre, gli specialisti hanno riscontrato che proprio gli etero, a differenza della comunità gay, si riscontra un’ampia fetta dei cosiddetti inconsapevoli, di quelli cioè che ignorano completamente il problema “Hiv”.

Nel corso del congresso è stato presentato anche il recente studio di Francesco Simonetti, un giovane ricercatore italiano premiato, che ha analizzato come “il virus si integra con il genoma, seguendo uno schema ben preciso, dimostrando l’obiettivo di inserirsi in alcuni geni per favorirne la sua diffusione”.

Come spiega il Prof. Andrea Gori “quello di Francesco Simonetti è un bellissimo lavoro sulla rivoluzione genetica del virus e sui siti di integrazione del virus all’interno del genoma umano. Lo studio (condotto presso il National Cancer Institute) analizza come il virus si integra nel genoma, e sfrutti alcuni geni per diffondersi e persistere. Questo studio, i cui risvolti nel futuro sono estremamente importanti, aiuta a comprendere il meccanismo con cui questi virus si instaurino e, magari, impedirne la proliferazione”.

“Tutti i virus studiati erano chiaramente non più funzionanti, a causa di numerose mutazioni o all’assenza di geni fondamentali, fenomeno estremamente frequente nei virus integrati. Al contrario però, una regione chiamata “LTR”, che regola l’espressione del virus, risultava sempre intatta e capace di alterare l’espressione del gene in cui HIV si trova integrato, modificando così alcune proprietà della cellula infettata, come la capacità di proliferare o di sopravvivere nel tempo. Lo studio di questi cloni è fondamentale, in quanto questi possono contenere anche dei virus intatti, rappresentando uno dei veri ostacoli al controllo o alla cura dell’infezione da HIV. Strategie terapeutiche future dovranno infatti prevenire, od ostacolare l’espansione clonale delle cellule che costituiscono il serbatoio dell’HIV”, ha spiegato Francesco Simonetti, l’autore dello studio.

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