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Aids, la disinformazione aumenta il contagio: 1 italiano su 3 ha l’Hiv e non lo sa

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Roma, 23 ottobre 2015 – Disinformazione, mancanza della percezione del pericolo e meno test per l’Hiv contribuiscono ad aumentare i numeri degli ammalati di Aids. Si arriva sempre più tardi alla diagnosi e ciò compromette non solo la salute del paziente ma anche l’efficacia dei trattamenti a cui dovrà sottoporsi per tutta la vita. La prevenzione è fondamentale e non va sottovalutata.

[easy_ad_inject_1]”In Italia si stima che ci siano dalle 130 alle 150 mila persone infettate dall’Hiv, con circa 4 mila nuove diagnosi ogni anno. Eppure sembra che nel nostro paese l’Hiv non faccia più molta paura come in passato, e questa percezione si riscontra, appunto, nei dati. Se sono 94mila i pazienti in terapia, possiamo dire che una persona su tre con Hiv non sa di essere contagiata”. Lo ha detto il professore di Virologia Carlo Federico Perno dell’Università di Roma Tor Vergata, a conclusione della Conferenza sull’Aids in corso a Barcellona.

Il problema è innanzitutto la disinformazione, questa è la causa principale di un aumneto del contagio e dei casi di Aids. Ad oggi, il virus Hiv non è stato ancora sconfitto e anche se i farmaci attualmente disponibili riescono a controllarlo, il problema è che la diagnosi arriva in media dopo 5-7 anni dal contagio ed invece occorre intervenire il prima possibile per trattare i pazienti.

Molte persone, infatti, non eseguono il test per verificare se sono state contagiate dal virus dell’Hiv. Quello che manca, dice l’esperto, è la percezione del pericolo.

“Non si fa neanche prevenzione, perché ormai l’idea è che l’Hiv da malattia mortale sia diventata malattia cronica. Ma anche le malattie croniche uccidono. C’è una drammatica perdita di attenzione nei confronti dell’Aids. La terapia funziona: in più del 90% dei pazienti trattati in Italia la carica virale non è più rilevabile, ma ancora non eradichiamo il virus dall’organismo. Ecco perché occorrono farmaci che siano sempre efficaci, ma non tossici”

sottolinea il virologo Carlo Federico Perno.

Nel nostro Paese l’età media della diagnosi è di 35-36 anni, troppo tardi perché queste persone resteranno in terapia per tutta la vita.

“L’Hiv e i medicinali per combattere il virus Hiv a distanza di tempo aumentano poi i rischi di problemi alle ossa, al fegato, al cuore, al cervello, ma anche di ammalarsi di tumore e di diabete. Anche per questo dalla ricerca ci aspettiamo terapie sempre meno tossiche, che ora stanno arrivando. Ma non mi stancherò mai di ricordare quanto è importante la prevenzione”

conclude il professor Carlo Federico Perno.

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Vincent Dimaggio
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