Aids, nuovi risultati da vaccino Tat: potenzia l’efficacia dei farmaci antiretrovirali

Roma, 30 aprile 2015 – La ricerca italiana segna un altro punto a favore nella lotta contro l’Aids. La seconda fase di sperimentazione del vaccino italiano contro l’Aids/Hiv ha dato risultati più che buoni. Il vaccino, associato alla terapia antiretrovirale, potenzia l’efficacia dei farmaci e stimola il sistema immunitario. Il vaccino Tat, così chiamato perché agisce sulla proteina Tat, che il retrovirus utilizza per arpionare ed infettare la cellula stessa, è stato messo a punto dall’équipe guidata da Barbara Ensoli, Direttore del Centro Nazionale Aids dell’Istituto Superiore di Sanità.

[easy_ad_inject_1]Questa nuova fase sperimentale del vaccino contro l’Aids/Hiv, che ha coinvolto 168 pazienti, seguiti per tre anni consecutivi, in undici centri clinici italiani diffusi in tutta la penisola, inizia a dare i suoi primi risultati positivi nella lotta all’Aids, dopo tanti anni di duro lavoro (i nostri ricercatori ci stanno lavorando dal 1998). Il vaccino si è, infatti, rivelato in grado di potenziare l’efficacia degli antiretrovirali e di aumentare sensibilmente le cellule T CD4+, bersaglio del virus. Il che, per i ricercatori, è un gran risultato che apre nuovi scenari interessanti.

Durante la fase di sperimentazione, ai pazienti già infettati dal virus Hiv è stato somministrato il vaccino Tat alle dosi di 7,5 o 30 microgrammi di proteina Tat una volta al mese, per 3 o 5 mesi allo scopo di indurre anticorpi diretti contro questa proteina, essenziale per la replicazione del virus. Il vaccino è risultato sicuro e ben tollerato dai pazienti. Al termine della sperimentazione, si è potuto osservare che nei pazienti vaccinati si erano prodotti gli anticorpi contro la proteina Tat, con un aumento significativo delle cellule cellule T CD4+, che sta ad indicare un rafforzamento del sistema immunitario. Si è osservato, inoltre, anche un aumento delle cellule T e B, e di altre cellule immunitarie. Tutto ciò sempre in associazione alla terapia farmacologica.

In pratica quello che al momento, potremmo dire, viene chiamato “vaccino” proprio così non è, in quanto il vaccino serve ad immunizzare e proteggere dalla malattia, mentre il “vaccino Tat”, almeno per ora, serve solo a potenziare l’efficacia dei farmaci antiretrovirali, il che davvero non è cosa da poco.

“Abbiamo dimostrato per la prima volta che la terapia antiretrovirale può essere intensificata attraverso un vaccino. Si tratta di risultati che aprono nuovi scenari per indagare più specificamente se questo vaccino può aiutare a controllare il virus in pazienti con bassa aderenza alla terapia antiretrovirale, consentire la semplificazione della terapia, ridurre la trasmissione della malattia”

ha detto Barbara Ensoli, che si attende di confermare i risultati ottenuti con il trial di fase II randomizzato e controllato con placebo recentemente completato in Sudafrica.

Parallelamente alla sperimentazione, i ricercatori hanno condotto anche uno studio osservazionale su un gruppo di controllo di 79 pazienti a cui sono stati somministrati solo i farmaci antiretrovirali. Ciò ha permesso di osservare che nei pazienti ai quali era stato somministrato anche il vaccino si era verificata “una riduzione significativa del Dna provirale di Hiv che funge da indicatore della forma latente del virus nei cosiddetti serbatoi del virus“.

Si tratta di un risultato importante – sottolineano i ricercatori – in quanto, nonostante i farmaci blocchino quasi completamente la replicazione virale, il virus può ancora replicare a bassi livelli ed accumularsi in forma latente nei serbatoi non suscettibili all’azione dell’HAART (terapia antiretrovirale altamente attiva) e può causare complicazioni e morte dovute a patologie diverse da quelle tipicamente associate all’AIDS.
Il successivo passo dei ricercatori sarà quello di verificare se il vaccino sia in grado di bloccare la malattia anche in pazienti che non presentano i sintomi della malattia e che non assumono farmaci atiretrovirali.

“I soggetti infettati dal virus Hiv ma ancora asintomatici e che presentano naturalmente anticorpi anti-Tat, progrediscono meno verso la malattia. Gli anticorpi proteggono dunque dalla progressione dell’infezione, e ciò ci induce a pensare che se il vaccino venisse somministrato a tali pazienti asintomatici e non in terapia, anche su di loro si potrebbe avare tale effetto di blocco della malattia. Sono però necessarie sperimentazioni su un campione più ampio, e questo sarà il nostro passo successivo”

ha spiegato Barbara Ensoli, sottolineando che il vaccino potrà essere disponibile solo dopo la fase tre di sperimentazione puntata sull’efficacia e che finché non sarà disponibile la prevenzione deve rimanere alta, in quanto rappresenta l’unico modo per bloccare l’epidemia da Hiv.

I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Retrovirology.
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Autore: Vincent Dimaggio

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Un pensiero riguardo “Aids, nuovi risultati da vaccino Tat: potenzia l’efficacia dei farmaci antiretrovirali”

  1. Il lavoro di Barbara Ensoli ha incontrato forti ostilità in Italia ,oltre che da parte del Prof.Gallo negli USA.Cosa c’è sotto? perche’ quando vengono minacciati gli interessi delle grandi industrie farmaceutiche c’è sempre qualcuno ,(invidioso o pagato ?)che briga a più non posso per discreditare ,anche ricorrendo ad argomenti non scientifici, anzi evitando accuratamente di contestare il lavoro sul piano scientifico?

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