Allarme anoressia e bulimia in tenera età: i disturbi alimentari iniziano già a 8 anni

Roma, 5 giugno 2015 – I pediatri lanciano l’allarme sulla diffusione dei disturbi del comportamento alimentare, come l’anoressia e la bulimia, in tenera età. I bambini già a soli 8 anni iniziano a manifestarne i segnali predittivi. E’ quanto è emerso nel corso 71° Congresso della Società Italiana di Pediatria che quest’anno ha dedicato una sessione a questo tema, cercando di individuare gli indizi che possono aiutare genitori e pediatri ad intervenire quanto prima possibile per evitare gravi conseguenze sulla salute e sulla crescita dei bambini.

Come per ogni patologia, anche quando si tratta di anoressia e bulimia la diagnosi precoce è fondamentale per evitare gravi complicanze sulla salute dei bambini e sul loro sviluppo, in particolare, per far sì che il percorso terapeutico da seguire sia efficace. Nel nostro Paese ci sono due milioni di giovani interessati da disturbi alimentari, nel 40% dei casi si presentano tra i 15 e i 19 anni, mentre solo il 10% chiede aiuto o parla con i genitori di questi disagi. Anoressia e bulimia, nel 63% dei casi, si presentano insieme ad altre patologie come la depressione e gli attacchi di panico.

[easy_ad_inject_1]In Italia, il fenomeno dell’esordio sempre più precoce dei disturbi del comportamento alimentare è confermato anche dai risultati della Ricerca Nazionale sui DCA del Ministero della Salute condotta su un campione di 1.380 preadolescenti e adolescenti di età compresa tra 8 e 17 anni. Dai dati è emerso, appunto, che anoressia, bulimia e altri disordini alimentari più difficili da interpretare, come la disfagia (difficoltà a deglutire), sono stati riscontrati in bambine di soli 8 anni. Inoltre, la ricerca ha evidenziato che nel 75% dei casi di anoressia, la presenza di eventi traumatici, come l’aver subito abusi o molestie sessuali, è collegata all’esordio precoce di tali patologie nel 38 % dei casi.

“Tra gli 8 e i 10 anni c’è quella che potremmo definire l’età del sospetto, in cui si manifestano i primi segni del problema. Se si riesce a intercettarli subito i ragazzi recuperano. Questo è compito del pediatra, che con quattro semplici domande, (ritieni che dovresti metterti a dieta, quante diete hai fatto nell’ultimo anno, ti senti insoddisfatto del peso del tuo corpo, il peso influenza l’idea che hai di te stesso), potrebbe individuare i casi sospetti e monitorarli nel tempo”

ha spiegato Giampaolo De Luca, Vicepresidente della Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza e Presidente della SIP sezione Calabria.

I genitori, spiega De Luca, devono fare attenzione ad eventuali cambiamenti comportamentali dei figli, come l’ansia, la tendenza a chiudersi in se stessi o a nascondere le cose che fanno. Anche il fatto che il bambino tende ad isolarsi può rappresentare un indizio importante o ancora episodi come l’autolesionismo, che spesso accompagnano i disordini alimentari. Bisogna fare, inoltre, attenzione anche al modo in cui mangiano i bambini come la tendenza a sminuzzare il cibo in pezzi molto piccoli, mangiare troppo lentamente, il rifiuto di alcuni cibi, l’iperattività fisica, il bere molta acqua, l’uso frequente del bagno, in particolare dopo i pasti.

“Non esiste una sola causa che spieghi l’origine sempre più precoce dei disturbi del comportamento alimentare, ma va prestata attenzione ad alcuni fattori che possono precederne l’insorgenza, tra questi, l’insoddisfazione per il proprio corpo, l’ambiente familiare (depressione materna, conflitto generazionale), il sovrappeso, la scarsa autostima. Esiste anche una suscettibilità genetica a tali disturbi”

ha dichiarato De Luca.

Oggi si riscontra anche un altro fenomeno preoccupante. Un bambino su quattro vive il momento del pasto come uno stress. Ci sono bambini che dimostrano una forte avversione per il cibo, specie per gli alimenti che sarebbero più appropriati alla loro età. Insomma, per questi bambini è già una fatica mettersi a tavola e spesso le mamme devono rincorrerli per casa con il piatto in mano pur di fargli mangiare qualcosa. Nei casi più gravi, con sintomi che possono sembrare simili a quelli dei DCA, ci si trova di fronte a casi di Nofed (Non-Organic Feeding Disorders) che riguardano il 25% dei bambini sani e l’80% di quelli che hanno qualche problema di sviluppo.

“La forma più frequente di disturbo della condotta alimentare di tipo non organico è costituita dai picky eaters, bambini che hanno in media delle ridotte assunzioni spontanee nel corso della giornata a cui si associa una avversione verso il cibo o che non provano alcun piacere a tavola. Per fortuna nella maggior parte dei casi questi bambini sono vivaci e svolgono regolarmente la loro attività. Il ruolo del pediatra in queste condizioni è quello di rassicurare la famiglia che spesso considera questo comportamento alimentare come espressione di una condizione patologica. La fascia di età più interessata è quella tra i 3 e 6 anni”

ha spiegato Claudio Romano, pediatra dell’Università di Messina.

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Autore: Vincent Dimaggio

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