Greenpeace. Sostanze velenose rilasciate in montagna da abbigliamento outdoor. Il manifesto “Detox Outdoor”

Roma, 9 settembre 2015 – Greenpeace ha pubblicato un rapporto allarmante dal titolo “Impronte nella neve – I pericolosi PFC nei luoghi più remoti del Pianeta“, una ricerca globale con la quale intende attirare l’attenzione su un problema da tempo presente ma poco conosciuto e mai risolto: la presenza di sostanze invisibili ma altamente persistenti nell’ambiente.

[easy_ad_inject_1]Sostanze chimiche pericolose e persistenti, usate anche nella produzione di abbigliamento outdoor, lasciano tracce pericolose anche nei luoghi montani più remoti e incontaminati, veri e propri paradisi naturali del nostro pianeta.

Tra maggio e giugno otto squadre di attivisti di Greenpeace si sono incamminati in spedizioni in tre continenti per prelevare campioni di acqua e neve. Le concentrazioni maggiori di Pfc (perfluorocarburi) , usati nell’abbigliamento outdoor, sono state registrate da Greenpeace in Italia, sui Monti Sibillini, e sulle Alpi svizzere

Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna contro l’inquinamento di Greenpeace Italia conferma: “Abbiamo trovato tracce di Pfc nei campioni di neve raccolti in tutte le località indagate. Dei 17 composti riscontrati in tutti i campioni di neve analizzati, ben 4 hanno mostrato le concentrazioni maggiori nei campioni del lago di Pilato, tra cui il perfluorottano sulfonato già soggetto a restrizioni nell’ambito della Convenzione di Stoccolma”.

“I PFC – spiega Greenpeace – sono utilizzati in molti processi industriali e in beni di consumo: il settore dell’abbigliamento outdoor, in particolare, li usa nelle finiture impermeabilizzanti e antimacchia. Una volta rilasciati nell’ambiente si degradano molto lentamente; a volte per centinaia di anni, disperdendosi su tutto il globo. Alcuni PFC possono causare danni alla riproduzione, favorire lo sviluppo di tumori e colpire il sistema ormonale.
Il settore outdoor usa immagini di splendidi panorami montani, meravigliose foreste, neve appena caduta e fiumi puliti per dare l’immagine di libertà e amore per la natura che i propri consumatori sentiranno indossando i loro prodotti. Grazie allo sfruttamento di questo immaginario i marchi dell’outdoor hanno visto crescere significativamente il loro giro d’affari. È paradossale pensare che aziende che dipendono dalla natura per il loro business rilascino volontariamente nell’ambiente sostanze chimiche pericolose.”

Quale soluzione per chi vuole fare trekking nei paradisi naturali? “La buona notizia per gli amanti dell’outdoor – spiega Greenpeace – è che le alternative più sicure ai PFC esistono e alcuni marchi vendono già capi d’abbigliamento PFC free, come quelli che abbiamo usato con successo nelle nostre spedizioni. E che si sono comportati in maniera eccelsa anche in condizioni meteo avverse e ad oltre 5 mila metri di quota sulle montagne della neve di Haba in Cina”.

Per questo Greenpeace aderisce al manifesto “Detox Outdoor” che si può firmare direttamente sul sito ufficiale e che recita: ” Crediamo che il settore dell’outdoor debba intervenire immediatamente e smettere di contaminare l’ambiente con sostanze chimiche rischiose come i PFC. Alternative alle sostanze chimiche pericolose sono già disponibili sul mercato, il momento di cambiare è ADESSO. Vogliamo che i marchi siano trasparenti come le acque cristalline delle montagne: vogliamo che dimostrino di essere davvero impegnati nella produzione libera da sostanze tossiche, a partire da oggi. L’aria aperta è la nostra passione, la Natura è casa nostra, abbiamo il diritto di sapere quali composti chimici sono usati per produrre le nostre attrezzature. Crediamo nella collaborazione con marchi che si dimostrano trasparenti e che hanno voglia di cambiare, e incoraggiamo gli altri del settore a fare lo stesso. Scopri di più sulla campagna Detox Outdoor.”

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Autore: Vincent Dimaggio

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