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Allarme tatuaggi e piercing. Giovani più a rischio infezioni ed epatiti: meno informati

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Roma, 24 giugno 2015 – Gli esperti lanciano l’allarme su tatuaggi e piercing che, se effettuati con troppa leggerezza, possono essere causa di infezioni, epatiti ed hiv. Secondo una recente ricerca condotta dall’Università di Tor Vergata di Roma,  infatti, il 25% dei giovani che si è sottoposto a tatuaggi o piercing ha avuto problemi di infezioni.

[easy_ad_inject_1]La ricerca, condotta su 2500 studenti liceali ai quali è stato sottoposto un questionario, ha evidenziato che spesso la causa è soprattutto nella mancanza di informazioni, specie tra i giovanissimi. Solo il 5% di loro sarebbe informato sul rischio di malattie infettive che possono essere trasmesse attraverso le tecniche di piercing e tatuaggi, come appunto l’hiv, l’epatite B e C, e molti altri tipi di infezioni.

E’ necessario, dunque, per evitare di pentirsi ed ammalarsi, fare molta attenzione soprattutto rivolgendosi ad esperti del settore che lavorino in ambienti sterili e con sostanze chimiche controllate. Diversamente, infatti, queste sostanze, se non controllate, possono causare reazioni allergiche o di tipo tossicologico.

“Il dato scientificamente più interessante sta nei tempi di sopravvivenza del virus rilevati negli aghi e nell’inchiostro, variabile da pochi giorni nell’ambiente a quasi un mese nell’anestetico: dato ancor più preoccupante se incrociato con la scelta degli adolescenti verso locali spesso economici e non a norma di legge”

ha detto la dottoressa Carla Di Stefano, autrice dell’indagine.

Dalla ricerca è emerso, inoltre, che solo il 17% dei ragazzi che si erano sottoposti a piercing o tatuaggio, aveva firmato il consenso informato e poco più del 50% era sicuro della sterilità degli attrezzi usati dal tatuatore a cui si era rivolto.

“Circa l’80% dei ragazzi ha affermato di essere a conoscenza dei rischi di infezione. Eppure il 27% del campione ha dichiarato di avere almeno un piercing e il 20% sfoggia almeno un tatuaggio e sono ancora di più gli ‘aspiranti’: il 20% degli intervistati ha dichiarato l’intenzione di farsi un piercing e il 32% di ornare la pelle con un tatuaggio”

spiega la Di Stefano.

Il problema, per quanto riguarda tatuaggi e piercing – spiega il Professor Vincenzo Bruzzese, Presidente Nazionale del Congresso della SIGR, Società Italiana GastroReumatologia, dove è stata presentata la ricerca – è che non ci sono casistiche da procedure effettuate in studi professionali ma il rischio di infezioni aumenta quando tali procedure vengono eseguite da principianti, in strutture con scarse condizioni igieniche e sterilità degli strumenti o con strumenti improvvisati, come corde di chitarra, graffette o aghi da cucito, ma anche nelle carceri o in situazioni non regolate come l’ambiente domestico.

“Secondo recenti stime, nel nostro Paese, una quota di casi di epatite C acuta superiore al 10% è attribuibile ai trattamenti estetici. Una volta esclusi i tossicodipendenti, si può stimare che coloro i quali si sottopongono a un tatuaggio hanno un rischio 3,4 volte maggiore di contrarre l’epatite C rispetto a chi non ci si sottopone. Analogamente, per quanto riguarda il piercing, il rischio di contrarre l’epatite C è 2,7 volte maggiore rispetto a chi non se lo fa applicare”

ha precisato la Di Stefano nel corso della presentazione dell’indagine.

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