Allarme virus Zika: nuovo allarme a Miami Beach: “non portate donne incinta”

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Sarebbero cinque i casi di persone contagiate dal virus Zika a Miami Beach. A dirlo è stato il governatore della Florida Rick Scott. L’autorità sanitaria federale ha emanato un comunicato in cui chiede alle donne incinta e ai loro partner di “non viaggiare a Miami Beach”.

Il ‘Centers for Disease Control and Prevention’ afferma che donne incinte dovrebbero evitare l’area di South Beach identificata come zone dove è presente l’infezione, oltre che il quartiere Wynwood a Miami, la zona dove era stato identificato il primo focolare del virus zika.

La scorsa settimana l’amministrazione Obama ha deciso di finanziare la ricerca sui vaccini contro il virus zika con 81 milioni di dollari, una cifra provvisoria che secondo il segretario Sylvia Burwell, dovrà essere incrementata di altri 196 milioni di dollari che servono per i vaccini e altre ricerche sul virus zika.
Il Congresso USA per ora non si muove e per adesso non arriveranno gli 1,8 miliardi di dollari chiesti da Obama.

I paesi a rischio: L’Infezione Zika si sta diffondendo rapidamente all’interno delle Americhe dopo il recente focolaio registrato in Brasile nel 2015. Evidenze suggeriscono che l’infezione nelle donne in gravidanza può causare anomalie congenite e morte fetale. Casi iniziali di microcefalia e aborti spontanei sono stati confermati da test di RNA virale e l’antigene nel cervello di feti e neonati congenitamente infetti.

Il Center for Disease Control and Prevention di Atlanta, negli USA, nel gennaio 2016 aveva già emanato un allerta di livello 2 che riguarda le donne gravide o a rischio di gravidanza affinché, se possibile, evitino di recarsi nei paesi a rischio (Brasile, Colombia, El Salvador, Guyana francese, Guatemala, Haiti, Honduras, Martinica, Messico, Panamá, Paraguay, Porto Rico, Repubblica Dominicana, Suriname e Venezuela) o osservino comunque adeguate precauzioni.

Novità. Studio: il virus Zika può colpire anche il cervello degli adulti e non solo dei feti.

Lo dimostrerebbe uno studio scientifico e intanto un nuovo focolare viene segnalato a Miami Beach negli Stati Uniti.

Ci sono novità che allarmano non poco sul fronte del virus Zika (ZIKV), trasmesso da numerose zanzare del genere Aedes, e la cui preoccupazione era legata fino ad oggi essenzialmente all’infezione con febbre nelle donne gravide, ritenuta causa nel nascituro di microcefalia e di malformazioni fetali.

Esperimenti di labotatorio dimostrerebbero che il virus Zika potrebbe colpire anche il cervello delle persone adulte e non solo del feto. A questa conclusione è giunto uno studio condotto ricercatori guidati da Joseph Gleeson, della Rockfeller univeresity, pubblicato sulla rivista Cell Stem Cell.

Joseph Gleeson, tra gli autori dello studio, spiega che “E’ la prima volta che si osservano gli effetti di Zika sul cervello adulto e possiamo dire che l’infezione non è così innocua come si pensava“, anche se serviranno ulteriori studi per capire se questo danno ha delle implicazioni biologiche a lungo termine o può influire sul comportamento.

Sujan Shresta, altri autore, commenta che “Zika può entrare nel cervello degli adulti e portare devastazione, anche se la maggior parte di chi viene infettato raramente mostra sintomi. L’effetto del virus sugli adulti può essere più sottile, e ora sappiamo che cosa cercare“.

Il problema è che fino a ieri si sapeva che il virus Zika agisce uccidendo le cellule staminali neuronali, cioè le cellule progenitrici dei neuroni, abbondanti nel feto, ma rimangono due ‘nicchie’ anche nel cervello adulto, anch’essi vulnerabili al virus.

Negli adulti Zika non attacca tutto il cervello, come avviene nel feto, ma solo queste cellule’, cruciali per apprendimento e memoria“, spiega Gleeson.

Il rischio riguarda particolarmente gli adulti che hanno un sistema immunitario indebolito e l’attacco di Zika potrebbe comportare effetti nel lungo periodo sulla memoria o nella comparsa della depressione. Si tratta comunque di ipotesi che la scienza deve ancora verificare.

Autore: Donato Paolino

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