Allergie alle graminacee: improvviso caldo nemico dei 6 milioni di italiani allergici ai pollini

Bologna, 12 maggio 2015 – L’improvviso caldo, le temperature a dir poco estive di questi ultimi giorni, hanno praticamente fatto esplodere la stagione dei pollini, tutto a danno degli oltre 6 milioni di italiani che sono affetti da allergie alle graminacee. Si stima che un cambio di mezzo grado di più della temperatura fa aumentare da 10 a 100 volte la quantità dei pollini nell’aria, di conseguenza aumentano da 10 a 100 volte le persone che soffrono di allergie durante la primavera.

[easy_ad_inject_1]L’anticiclone africano che ci ha regalato delle bellissime giornate calde, ha fatto sì che l’impollinazione quest’anno avvenisse in modo più evidente. Chi non si è ritrovato a vedere nell’aria una gran quantità di pollini trasportati dal vento? Ed è stato proprio questo il motivo per cui si è verificato un’aumento delle crisi allergiche. Gli esperti della SIAAIC (Società Italiana Allergologia, Asma ed Immunologia Clinica) spiegano che la concentrazione atmosferica alta di questi giorni ha provocato un’esplosione della sintomatologia, si stima che siano circa sei milioni le persone colpite in questo periodo dalle allergie ai pollini.

“Per la cura delle allergie alle graminacee, si consigliano i vaccini antiallergici in compresse o gocce sublinguali che vanno somministrate 3-4 mesi prima della fioritura. Questa cura va proseguita fino all’arrivo della stagione dei pollini. In alternativa, per i ritardatari, ci sono anche i nuovi farmaci per uso locale in spray. Non si può prevedere il momento in cui arriverà la sintomatologia allergica, di solito si verifica nel mesi di maggio fino a metà giugno. Utili potrebbe essere anche una fuga in campagna per respirare aria più fresca, o ancora meglio, puntare al mare, la cui brezza comporta una quantità di pollini ancora minore”

spiega il dottor Oliviero Rossi della SIAAIC.

“In Italia non ci sono stime precise, ma se consideriamo che circa il 20% della popolazione in Italia soffre di allergie ed una buona parte dei soggetti allergici con asma prima di un temporale aumentano il numero delle crisi asmatiche, parliamo quindi anche di più di due milioni di persone che a causa dei capricci del tempo possono improvvisamente peggiorare il loro stato di salute”

spiega il Prof. Vincenzo Patella, Coordinatore Nazionale Task Force SIAAIC Cambiamenti Climatici e Ambientali e Responsabile Centro Aziendale Provinciale ASL Salerno per la Cura delle Malattie Allergologiche e Immunologiche Gravi.

Le condizioni climatiche e l’inquinamento influiscono e non poco sulle crisi allergiche. E’ noto che chi soffre di allergie ai pollini sta sicuramente peggio in città che in campagna, vista la maggior quantità di anidride carbonica nell’aria e di altri inquinanti. Inoltre, i bambini sono sicuramente più esposti alle riacutizzazioni durante i cambiamenti climatici anche perché sono anche i primi a subire l’effetto dell’inquinamento atmosferico.

“Oggi, a fronte di dati confortanti sulla possibilità di ridurre il maggior inquinante atmosferico prodotto dall’uomo che è rappresentato dalla anidride carbonica, ovvero il principale fattore che induce l’effetto serra, uno dei pericoli in futuro più preoccupante è l’inquinamento indoor. Molte persone, soprattutto in età lavorativa, trascorrono tantissime ore in luoghi chiusi: ciò le espone ai danni ambientali dell’aria forzata, con numerosi inquinanti, in primo luogo il fumo passivo e il clima caldo-umido delle abitazioni, delle scuole e dei luoghi di lavoro (favorente la crescita degli acari e di funghi nell’aria forzata). Questo scenario sicuramente contribuirà all’aumento della incidenza e della prevalenza di patologie respiratorie croniche, come l’asma, e all’incremento della loro evoluzione verso forme persistenti, gravi ed invalidanti”

ha spiegato il Prof. Vincenzo Patella.

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Autore: Donato Paolino

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