Allergie e intolleranze alimentari: stime gonfiate da test privi di credibilità scientifica. La disinformazione è dannosa

Roma, 12 ottobre 2015 – Il fenomeno delle allergie ed intolleranze alimentari sta assumendo dei contorni che vanno ben al di là di quella che è la realtà del fenomeno stesso. Ultimamente il crescente interesse proprio per le questioni legate al nostro modo di mangiare sta trasformando un fatto medico-sanitario in uno del tipo “fai da te”.

Ciò ha contribuito a far sì che un italiano su 4 creda di essere affetto da un’allergia o un’intolleranza alimentare, quando in realtà non lo è o meglio, secondo i dati concreti, ne è affetto solo il 4,5% della popolazione adulta e fino al 10% dei bambini. Lo rivela un documento condiviso di Fnomceo, la Federazione degli ordini dei medici, e tre società scientifiche di allergologia (SIAAIC – Società italiana di Allergologia, Asma e Immunologia clinica, AAITO – Associazione Allergologi Immunologi Territoriali e Ospedalieri e SIAIP – Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica) su allergie e intolleranze alimentari presentato a Milano nel corso di un convegno sull’alimentazione e gli stili di vita.

[easy_ad_inject_1]L’allergia alimentare, spiegano gli esperti, va inquadrata nell’ambito più generale delle “reazioni avverse” al cibo che comprendono l’allergia alimentare vera, le reazioni di tipo tossico e le intolleranze non su base immunologica.

“Su questa tematica, molto sentita nella popolazione generale e nella classe medica, si è purtroppo creata confusione non solo nella terminologia ma soprattutto nell’inquadramento e nell’approccio diagnostico; in modo particolare per quanto riguarda i percorsi diagnostici si sta assistendo, negli ultimi anni, ad una crescente offerta di metodologie diagnostiche non scientificamente corrette e validate”

spiega il Presidente Roberta Chersevani.

Gli esperti puntano il dito soprattutto contro i cosiddetti test complementari e alternativi, i quali non solo sono privi di una qualsiasi credibilità scientifica, ma stanno contribuendo a gonfiare la popolazione dei soggetti allergici, che credono di essere affetti da un’allergia o intolleranza alimentari pur non essendolo nel concreto.

“La percezione della popolazione di essere affetta da intolleranza o allergie alimentari arriva quasi al 25%, ma l’incidenza reale è molto più bassa. Oggi c’è la moda di giustificare qualsiasi malattia con un’allergia e i medici sono tempestati di richieste di test allergologici. Il rischio di un uso di questi test è di sottoporsi a diete non corrette, che possono portare a stati di malnutrizione e danni, soprattutto ai bambini”

afferma Gianluigi Spata, componente del Comitato Centrale Fnomceo.

Ed è per questo che il Comitato Centrale della FNOMCeO ha voluto promuovere e sotsenere la stesura di un documento, a cura delle principali società scientifiche di Allergologia e Immunologia Clinica (SIAAIC, AAITO e SIAIP), relativo ad una patologia di grande attualità e diffusione quale è appunto l’allergia alimentare. Il documento sarà inviato ai tremila medici italiani presenti sul territorio.

“I test validi per la diagnosi di un’allergia sono i test cutanei, il test rast, quello per l’intolleranza al lattosio e zucchero e in caso di dubbi il test di scatenamento orale. Ma prima di arrivare al test bisogna esporre i disturbi al medico curante, che indirizzerà il paziente ad un gastroenterologo o allergologo”

spiega la dottoressa Marina Russello, dell’Aaito.

Gianluigi Spata sostiene, inoltre, che sono almeno 13 i test privi di qualsiasi validità. Tra questi indica dria test, vega test, biorisonanza, iridologia, analisi del capello, kinesiologia applicata, riflesso cardio-auricolare.

“La disinformazione è a questo proposito molto dannosa. L’utilizzo indiscriminato di metodiche diagnostiche per le quali non esiste una comprovata validità scientifica, come autodiagnosi da parte del paziente o anche di medici non esperti del settore, può portare non solo ad un danno economico cospicuo per gli stessi pazienti ma anche a gravi ripercussioni sulla loro salute. Ho avuto bambini che, sulla base dell’esito di alcuni test di intolleranza, sono stati sottoposti a diete ristrette che hanno causato loro significativi deficit nutrizionali e adolescenti, soprattutto giovani donne, nelle quali l’ipotetica intolleranza alimentare con conseguente dieta ristretta ha slatentizzato disturbi molto seri del comportamento. A questo può aggiungersi infine il rischio di un ritardo diagnostico di patologie più gravi perché erroneamente considerate intolleranze alimentari”

commenta la dottoressa M. Beatrice Bilò dell’AAITO, l’Associazione Allergologi Immunologi Territoriali e Ospedalieri.

Con questa prima iniziativa la FNOMCeO vuole anche inviare un messaggio di disponibilità a condividere con il Ministero della Salute, Regioni e Società Scientifiche qualunque progetto che miri a raggiungere obiettivi di appropriatezza, sicurezza e qualità delle cure a salvaguardia della salute del cittadino, della professionalità del medico e della sostenibilità del SSN.

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Autore: Donato Paolino

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