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Alzheimer. Al San Raffaele di Milano identificato marker precoce per la malattia grazie alla DTI

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Milano, 4 giugno 2015 – La degenerazione della sostanza bianca cerebrale potrebbe rappresentare un marker precoce per la malattia di Alzheimer. Lo suggeriscono i risultati di uno studio condotto da un team di ricercatori del San Raffaele di Milano, pubblicato sulla rivista scientifica Radiology. Anche stavolta la tecnologia ha fatto la differenza.

I ricercatori hanno infatti utilizzato il DTI, Diffusion Tensor Imaging, un sistema di imaging molto avanzato, una tecnica di risonanza magnetica che ha permesso di studiare a fondo la sostanza bianca di 53 pazienti affetti da tre tipi diversi di Alzheimer, quello ad esordio precoce e altre due varietà atipiche di Alzheimer giovanile denominate “sindromi focali” che colpiscono soltanto alcune parti del cervello.

Grazie alla DTI, che sfrutta il movimento delle molecole di acqua per caratterizzare la microstruttura dei tessuti biologici ed è estremamente sensibile alle alterazioni della sostanza bianca, i ricercatori hanno osservato che il danno alla sostanza bianca nei pazienti con sindromi focali era molto più grave e diffuso del previsto e non spiegabile solo attraverso l’atrofia della sostanza grigia, che era più localizzata.

“L’Alzheimer è una malattia della sostanza grigia, tuttavia il danno alla sostanza bianca gioca un ruolo centrale nel determinare le modalità di comparsa e di progressione della malattia”

ha spiegato Federica Agosta, ricercatrice presso l’Unità di Neuroimaging Quantitativo dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, diretta dal Prof. Massimo Filippi, co-autrice dello studio.

L’Alzheimer è una malattia neurologica progressiva e irreversibile che influisce sulla memoria e sulle funzioni cognitive, alterandole. E’ caratterizzata dalla presenza di depositi anomali di placche amiloidi e della proteina tau a livello del cervello, nonché da una progressiva perdita di tessuto cerebrale. Tuttavia, ancora non è chiaro quale sia il meccanismo in grado di innescare la malattia.

Ora, grazie ai risultati ottenuti dalla ricerca del San Raffaele di Milano si inizia a fane nuova luce su questi punti oscuri dell’Alzheimer.

I ricercatori hanno, infatti, scoperto che i soggetti con Alzheimer ad esordio precoce presentano alterazioni a carico di diverse zone del cervello in aggiunta al classico quadro di atrofia dell’ippocampo e conseguenti deficit delle funzioni esecutive e visuo-spaziali, differenti rispetto a quelle che si presentano nell’Alzheimer ad esordio tardivo, che colpisce soggetti over 65, caratterizzato in modo principale da una costante e progressiva perdita della memoria. Inoltre, sottolineano i ricercatori, le sindromi focali possono causare deficit di linguaggio ed alterazioni visive.

Questa scoperta, affermano i ricercatori del San Raffaele, avvalora l’ipotesi che la malattia di Alzheimer “viaggi” lungo le fibre della sostanza bianca, da una regione all’altra del cervello.

“Nelle forme a esordio giovanile e in quelle atipiche la degenerazione della sostanza bianca può rappresentare un marcatore precoce, che precede la comparsa di atrofia della sostanza grigia. La DTI ha le potenzialità di svelare l’estesa disorganizzazione dei circuiti cerebrali nelle forme focali, persino prima della comparsa di deficit cognitivi conclamati. E’ un’opportunità diagnostica importante perché nelle prime fasi della malattia di Alzheimer focale potrebbe non esserci un grave danno strutturale e dunque i pazienti rischiano di sfuggire alla diagnosi e di essere esclusi così dai trial clinici”

ha spiegato il professor Filippi dell’IRCCS Ospedale San Raffaele.

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Vincent Dimaggio
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