Alzheimer. Proteina nel sangue predice il rischio demenza con dieci anni di anticipo

Londra (Regno Unito), 20 giugno 2015 – Svolta nella ricerca sull’Alzheimer. Un recente studio britannico suggerisce che i livelli di una proteina nel sangue, Mapkapk5, sarebbero in grado di predire con dieci anni di anticipo il rischio dello sviluppo della malattia. I ricercatori del King’s College London, nel Regno Unito, hanno scoperto che il livello della proteina Mapkapk5 nel sangue era più basso nei soggetti la cui capacità cognitiva era diminuita nel corso di un periodo di dieci anni, un disturbo che spesso porta alla demenza.

[easy_ad_inject_1]Un esame del sangue sarebbe, dunque, in grado di identificare i primi segnali di avvertimento del morbo di Alzheimer 10 anni prima che la demenza si sviluppi. I ricercatori hanno fatto questa scoperta dopo aver analizzato i campioni di sangue provenienti da 100 coppie di gemelli identici, seguendo i loro progressi per i successivi dieci anni e hanno potuto osservare che mentre i livelli della proteina nel sangue diminuivano, così diminuivano le loro capacità mentali.

Gli autori dello studio, il più grande nel suo genere, spiegano che hanno analizzato oltre mille proteine contemporaneamente utilizzando un particolare biomarcatore, con l’ausilio di uno strumento diagnostico denominato SOMAscan. Ciò ha permesso ai ricercatori di scoprire che il livello nel sangue della proteina MAPKAPK5 era, in media, più basso nei soggetti la cui capacità cognitiva è diminuita nel corso di un periodo di 10 anni. Questo declino cognitivo è stato osservato nei soggetti coinvolti senza distinzione di età e di geni, due noti fattori di rischio per l’Alzheimer.

I gemelli identici, infatti, condividono il 100% dei loro geni: ciò ha permesso di dimostrare che l’associazione tra la proteina e cognizione era indipendente dall’età e dai geni.

Gli autori dello studio sostengono che la loro scoperta potrebbe portare alla progettazione di migliori studi di prevenzione maggiormente mirati per la cura dell’Alzheimer.

“Anche se siamo ancora alla ricerca di un trattamento efficace per la cura dell’Alzheimer, quello che sappiamo è che la prevenzione della malattia, è probabile che sia più efficace cercando di invertire tale tendenza. Il prossimo passo sarà quello di confermare o meno se la nostra scoperta è specifica per la malattia di Alzheimer, in quanto ciò potrebbe portare allo sviluppo di un esame del sangue affidabile, che potrà aiutare i medici ad identificare le persone adatte per studi di prevenzione. Tutto ciò potrebbe accelerare la ricerca di nuovi farmaci in grado di ritardare o anche di prevenire la devastante malattia cerebrale”

ha spiegato l’autore principale dello studio, Steven Kiddle del King’s College London, in un comunicato stampa.

“Siamo molto ottimisti sul fatto che la nostra ricerca ha il potenziale per aiutare la vita di coloro che attualmente non hanno i sintomi del morbo di Alzheimer, ma sono a rischio di sviluppare la malattia”

ha detto Claire Steves, co-autore dello studio.

Attualmente in Gran Bretagna ci sono circa 850mila persone affette da demenze, la maggior parte di esse è affetta da Alzheimer. Non esiste ad oggi una cura per l’Alzheimer, e precedenti studi di prevenzione non sono stati facili da condurre, perché non hanno coinvolto i soggetti a rischio, che sono molto difficili da identificare.

La ricerca è ancora in una fase iniziale, ma gli scienziati confidano che possa essere sviluppato un test del sangue in grado di identificare coloro che sono a rischio di sviluppare la demenza in modo da aprire la strada a nuovi studi sulla prevenzione della malattia.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Translational Psychiatry.

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Autore: Donato Paolino

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