Ricerca italiana scopre legame tra gruppo sanguigno e Alzheimer. Soggetti con gruppo 0 più protetti

Ricercatori italiani scoprono che le differenze nei tipi di sangue possono accelerare il declino cognitivo in alcune persone con l’avanzare dell’età, causando un aumento del rischio Alzheimer. Le persone con un gruppo sanguigno 0 hanno più materia grigia nel cervello, la quale aiuta a proteggere contro l’Alzheimer, rispetto ai soggetti con gruppo sanguigno A, B o AB.
Venezia, 5 giugno 2015 – Il gruppo sanguigno svolge un ruolo importante nello sviluppo del sistema nervoso e può essere causa di un rischio maggiore di sviluppare un declino cognitivo, come la malattia di Alzheimer. E’ quanto emerge da uno studio pionieristico condotto dall’IRCCS Ospedale San Camillo di Venezia in collaborazione con il Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Sheffield, nel Regno Unito.

[easy_ad_inject_1]I ricercatori hanno scoperto che le persone con un particolare tipo di gruppo sanguigno, quello “0“, hanno più sostanza grigia nel zona posteriore ventrale del cervelletto, che aiuta a proteggere contro malattie come l’Alzheimer, rispetto ai soggetti con gruppo sanguigno “A”,”B” o “AB”.

I ricercatori Matteo De Marco e Annalena Venneri, che hanno condotto lo studio, sono giunti a queste conclusioni dopo aver analizzato le scansioni cerebrali di 189 volontari adulti sani, in precedenza sottoposti a risonanza magnetica strutturale. Calcolando i volumi di sostanza grigia dell’encefalo e confrontando le differenze tra i diversi tipi di sangue, hanno scoperto che nei soggetti con gruppo sanguigno A, B, o AB, la sostanza grigia nelle regioni temporali e limbiche del cervello, compreso l’ippocampo sinistro, che è una delle prime zone del cervello ad essere danneggiata dall’Alzheimer, era di un volume più piccolo rispetto ai soggetti con gruppo sanguigno 0.

“I risultati della ricerca sembrano suggerire che le persone con gruppo sanguigno O siano più protette contro le malattie nelle quali si osserva la perdita di volume cerebrale temporale e mediotemporale, come accade ad esempio nella malattia di Alzheimer”

spiega la prof.ssa Annalena Venneri, direttrice scientifica dell’IRCCS Ospedale San Camillo di Venezia e coautrice dello studio.

Con l’avanzare dell’età è normale che nelle persone avvenga una riduzione del volume della sostanza grigia nel cervello, ma per i soggetti con gruppi sanguigno diversi da “0” questo effetto dell’invecchiamento si potrebbe intensificare, esponendo le persone ad un maggior rischio di sviluppare un declino cognitivo, come ad esempio la malattia di Alzheimer. Ciò sarebbe supportato dai risultati della ricerca, i quali mostrano che mostrano che i soggetti con un gruppo sanguigno ‘O’ hanno più materia grigia nella proporzione posteriore del cervelletto.

“Tuttavia sono necessarie prove supplementari per esserne certi. Potrebbero infatti essere coinvolti altri processi biologici. Quel che è sicuro è che c’è una differenza significativa di volume e che i risultati del nostro studio confermano a livello biologico osservazioni cliniche. Con ogni probabilità la biologia dei gruppi sanguigni influenza lo sviluppo del sistema nervoso centrale. Ora dobbiamo capire perché e come questo accada”

commenta la professoressa Annalena Venneri.

I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Brain Research Bulletin.

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Autore: Donato Paolino

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