Alzheimer. Molecola “Solanezumab” contrasta la morte delle cellule cerebrali

Washington (USA), 24 luglio 2015 – Nuove speranze per la cura dell’Alzheimer, secondo i risultati di due sperimentazioni la molecola Solanezumab sarebbe in grado di contrastare la morte delle cellule cerebrali nei malati di Alzheimer allo stadio iniziale della malattia. Nuovi indizi dimostrano che un nuovo farmaco, solanezumab, sarebbe in grado di rallentare la progressione dell’Alzheimer del 34% in pazienti che affrontano la malattia nella sua fase iniziale. E’ quanto emerge dai risultati di due studi condotti dalla società farmaceutica Eli Lilly presentati e accolti con cauto ottimismo dagli esperti del settore, nel corso della Conferenza internazionale della Alzheimer’s Association in corso a Washington, negli Stati Unitid’America.

[easy_ad_inject_1]La molecola, solanezumab, sarebbe in grado di rallentare il declino cognitivo e funzionale nei pazienti con decadimento cognitivo lieve. La nuova molecola, diversamente dagli altri farmaci oggi disponibili che agiscono sui sintomi della demenza, attacca le proteine deviate che si formano nel cervello dei pazienti colpiti dall’Alzheimer.

Una prima sperimentazione solanezumab nel 2012 sembrava avesse dato risultati fallimentari. Tuttavia, successivamente, dopo un’attenta analisi, i ricercatori sono riusciti a raccogliere elementi tali che indicavano la sua possibile efficacia su pazienti allo stadio iniziale della malattia.

La nuova molecola sembra riuscire a contrastare proprio la morte delle cellule cerebrali nei pazienti affetti da Alzheimer, che sappiamo essere una conseguenza inarrestabile ma questo nuovo farmaco, spiegano i ricercatori, potrebbe essere in grado di mantenerle vive.

La speranza è che solanezumab sarebbe in grado di rallentare o addirittura di fermare la progressione della malattia. Gli effetti del farmaco, dicono i ricercatori, sarebbero coerenti con un “trattamento che cambia la patologia alla base della malattia di Alzheimer”, in quanto la molecola solanezumab combatte il beta-amiloide, il maggior costituente delle placche amiloidi, la proteina tossica che intasa il cervello dei pazienti con Alzheimer, distruggendo le connessioni vitali tra le cellule.

“Questo risultato per noi rappresenta il primo passo per cambiare il corso della malattia, questo è ciò che c’è di nuovo qui. Questo porterà a sperimentazioni cliniche aggiuntive che poi renderanno significativo per noi da usare come farmaco di tutti i giorni. Se questi risultati saranno replicati, penso che si tratterà di un grandissimo passo avanti nella Ricerca sull’Alzheimer e per la prima volta la comunità medica potrà dire di essere in grado di rallentare la malattia, il che rappresenta un incredibile avanzamento”

ha commentato Eric Karran, direttore Ricerca dell’Alzheimer’s Research UK.

Questi nuovi indizi raccolti hanno indotto la farmaceutica, Eli Lilly a continuare a sviluppare il farmaco nei pazienti con forma di Alzheimer lieve nonostante i costi elevati della ricerca.
Lilly non ha rivelato i costi totali per sviluppare il nuovo farmaco, ma Eric Siemers, ricercatore di Lilly di Alzheimer, ha detto che grandi studi come quelli che sta conducendo Lilly in genere costano “ben più di 100 milioni di dollari”.

L’azienda ha, infatti, iniziato un nuovo studio clinico nel 2013, che mira all’arruolamento di circa 2.100 pazienti con forma lieve di Alzheimer e dovrebbe essere completato entro la fine del 2016. Questo studio in corso confronta solanezumab con un placebo, e il suo esito determinerà se Lilly potrà richiedere l’approvazione del farmaco per la commercializzazione negli Stati Uniti e in altri Paesi.

In teoria, se solanezumab sta rallentando efficacemente la perdita di cellule cerebrali, come spera Lilly, i pazienti che hanno iniziato la terapia più tardi non devrebbero essere in grado di “recuperare” rispetto ai pazienti che hanno iniziato prima. Ma se non vi è alcuna differenza significativa nei risultati dei pazienti tra questi gruppi, significherà che il farmaco non sta avendo gli effetti sperati sulla malattia di base, bensì solo di andamento.

Alzheimer – La malattia di Alzheimer-Perusini, detta anche morbo di Alzheimer, demenza presenile di tipo Alzheimer, demenza degenerativa primaria di tipo Alzheimer o semplicemente Alzheimer, è la forma più comune di demenza degenerativa progressivamente invalidante con esordio prevalentemente in età presenile (oltre i 65 anni, ma può manifestarsi anche in epoca precedente). Si stima che circa il 60-70% dei casi di demenza sia dovuta a Alzheimer disease (AD).

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Autore: Vincent Dimaggio

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