Artrite reumatoide: scoperte tre nuove molecole per curare i casi più difficili

Roma, 15 dicembre 2015 – Scoperta da ricercatori italiani una nuova cura per il trattamento dei casi più difficili di artrite reumatoide. Diventeranno, infatti, presto un farmaco le tre nuove  molecole scoperte grazie giochi di incastro al computer dai ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e del Policlinico A. Gemelli di Roma insieme a colleghi del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR).

[easy_ad_inject_1]Le tre nuove molecole, già brevettate, e che saranno presto in commercio (si ipotizza fra circa due anni), saranno destinate a quel 40% dei pazienti che soffrono di una forma più grave di artrite reumatoide che risponde meno ai farmaci attualmente in commercio e che hanno un costo piuttosto elevato per il nostro Servizio Sanitario Nazionale.

Gli attuali farmaci disponibili per curare l’artrite reumatoide – una patologia infiammatoria progressiva, di origine autoimmune, con un’incidenza tra lo 0.5 e l’1% della popolazione, che interessa principalmente le articolazioni e coinvolge tutti gli organi e apparati, causando aumento di morbidità e riduzione della aspettativa di vita – sono di due tipi: quelli che rallentano l’infiammazione e quelli biologici che bloccano i mediatori più importanti dell’infiammazione.

Spesso però questi trattamenti che bloccano la risposta infiammatoria in modo non specifico, provocano diversi effetti collaterali.

I ricercatori sono riusciti a scoprire le tre nuove molecole utilizzando la tecnica dello screening virtuale, individuando quelle che più si adattavano al bersaglio farmacologico specifico, tra i centinaia di composti possibili.

Le nuove molecole sono state testate in via sperimentale sulle cellule dei pazienti e, in base ai primi risultati ottenuti, hanno dimostrato la loro efficacia e soprattutto l’assenza di effetti collaterali dannosi.

“Per selezionare i principi attivi di potenziali nuovi farmaci, abbiamo usato la tecnica dello screening virtuale, selezionando da una libreria virtuale, contenente centinaia di migliaia di composti, le molecole la cui forma tridimensionale si adatta bene al bersaglio farmacologico specifico, come in un puzzle. Abbiamo scoperto tre famiglie di molecole che si incastrano nella sede bersaglio dei linfociti, come una chiave alla sua serratura, impedendo ai linfociti stessi di andare a danneggiare l’articolazione. Il loro bersaglio è infatti la ‘nicchia’ molecolare sulle articolazioni cui si vanno ad attaccare i linfociti T dannosi”

spiega la dottoressa Maria Cristina De Rosa dell’Icrm-Cnr, come riporta una nota del Policlinico Gemelli.

“Il farmaco sarà vantaggioso per una parte consistente e facilmente identificabile dei pazienti, aumentando l’efficacia e riducendo gli effetti collaterali e i costi dell’approccio attuale. I tempi per realizzare e sperimentare il farmaco dipenderanno molto dagli investimenti che verranno effettuati, ma ci auguriamo che possa, per il bene dei pazienti, arrivare presto sul mercato. Trattandosi di molecole chimiche conosciute la tempistica di raggiungimento del mercato dovrebbe essere ridotta”

commenta il professor Gianfranco Ferraccioli, Ordinario di Reumatologia all’Università Cattolica e Direttore del Polo Urologia, Nefrologia e Specialità Mediche del Policlinico ‘A. Gemelli’.

Autore: Vincent Dimaggio

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