Asili nido: entra un bambino su otto. Lecco la città più cara con retta a 515 euro

Roma, 7 settembre 2015 – La retta media per un bimbo iscritto all’asilo nido comunale ammonta a 311 euro, ma i costi variano a livello regionale e provinciale, e soltanto un bambino su otto riesce ad usufruire del servizio. Lo rivela un’indagine condotta da Cittadinanzattiva dalla quale emerge che Lecco è la città più cara dove una retta per frequentare l’asilo nido a tempo pieno costa ben 515 euro (costo invariato rispetto al 2013/2014 ma comunque molto elevato per una famiglia).

[easy_ad_inject_1]Seguono Sondrio con 484 euro a retta, Belluno con 447 euro al mese, Cuneo con 458 auro (costi tutti invariati rispetto all’anno precedente) mentre la più economica al nord è Venezia con 209 euro.

Al Sud la città meno cara, tra quelle che offrono il servizio a tempo pieno, è Catanzaro con 100 euro, seguita da Vibo Valentia (120 euro). Salerno risulta la città più cara al Sud (218 euro) subito dopo Macerata (220 euro). A Roma per un asilo nodo con servizio a tempo pieno la retta rimane ferma a 146 euro.

L’asilo nido ha un costo che incide per il 12% sulla spesa mensile di una famiglia media italiana, variando anche sensibilmente da nord a sud del paese. Secondo i dati diffusi da Cittadinanzattiva, la Valle d’Aosta risulta essere la regione più costosa (440 euro ), la Calabria la più economica (164 euro).

La regione con più posti disponibili è invece l’Emilia Romagna con 619 strutture e 28.388 posti disponibili, seguita dalla Lombardia con 597 nidi e 25.145 posti, che conta anche il maggior numero di asili e posti privati, rispettivamente 1.540 e 35.825. Qui la retta mensile per l’iscrizione dei bambini all’asilo nido ammonta in media a 331 euro.

Gli asili nido pubblici nel nostro Paese sono 3.978, mentre quelli privati sono ben 5.372. La disponibilità dei posti è di 162.913 nelle strutture pubbliche e di 110.666 in quelli privati. Complessivamente, su 273.579 posti disponibili, il 59% è offerto da strutture pubbliche e il 41% da strutture private.

Tuttavia, secondo le ultime rilevazioni usufruisce del servizio di asilo nido comunale poco meno del 12% dei bimbi fra 0 e 2 anni. Un dato che varia dal 24,8% dell’Emilia Romagna al 2% della Campania. Va anche sottolineato che un bambino su cinque resta in attesa di un posto nel nido comunale, con punte del 67% in Basilicata e del 51% in Valle D’Aosta.

“Chiediamo di rilanciare nel dibattito pubblico italiano l’adeguamento alle esigenze, anche economiche, delle famiglie italiane del servizio educativo per la prima infanzia, alla luce anche di quanto raccomandato dalla Commissione Europea nel 2013 con il documento “Investire nell’infanzia per spezzare il circolo vizioso dello svantaggio sociale”, con cui appunto raccomandava agli stati membri di adottare politiche dedite anche a promuovere l’accesso a servizi di qualità a un costo sostenibile. E’ necessario prevedere una maggiore flessibilità per i servizi, una revisione degli orari, un’offerta integrata con le molteplici ma disomogenee esperienze di welfare aziendale e di soluzioni alternative. Ripensare il modello di servizio è urgente per permettere di frequentare l’asilo ad un maggior numero di bambini e a costi sostenibili”

ha dichiarato Tina Napoli, responsabile delle politiche per i consumatori di Cittadinanzattiva.

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Autore: Vincent Dimaggio

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