L’aspirina aumenta l’efficacia del cure anti-cancro rafforzando il sistema immunitario

Londra (Regno Unito), 7 settembre 2015 – L’aspirina, o meglio il principio attivo “acido acetilsalicilico”, sarebbe in grado di aumentare l’efficacia delle cure anti cancro in modo da rafforzare il sistema immunitario. E’ quanto emerge da uno studio condotto da un team di scienziati del Francis Crick Institute, finanziato dal Cancer Research UK, secondo il quale il farmaco antinfiammatorio più comunemente utilizzato potrebbe aumentare notevolmente l’efficacia dell’immunoterapia contribuendo a scovare il cancro e a farlo aggredire dai sistemi di difesa immunitaria.

[easy_ad_inject_1]La ricerca, sostengono gli scienziati, ha dimostrato che le cellule cancerose della pelle, del tumore al seno e dell’intestino producono grandi quantità di una sostanza chiamata prostaglandina E2 (PGE2). Questa molecola smorza la normale risposta del sistema immunitario ad attaccare le cellule neoplastiche, e aiuta a nascondere il cancro. Ciò permette al tumore di crescere e spiega perché alcuni trattamenti di immunoterapia fino ad oggi non sono risultati efficaci come invece si sperava.

I ricercatori spiegano che l’aspirina appartiene ad un gruppo di farmaci inibitori di COX, farmaci cioè che sono in grado di fermare la produzione di prostaglandina E2 e che aiutano a risvegliare il sistema immunitario.

Dai test effettuati è emerso che la combinazione della terapia anti-cancro con la somministrazione di aspirina o altri inibitori dello stesso tipo, rallenta notevolmente la crescita del cancro all’intestino e del melanoma nei topi, rispetto alla sola immunoterapia.

“Se si riesce a togliere alle cellule tumorali la capacità di produrre PGE2 si elimina efficacemente questa barriera protettiva per riattivare tutta la potenza del sistema immunitario. Somministrare ai pazienti inibitori COX come l’aspirina, in combinazione all’immunoterapia potrebbe potenzialmente fare una grande differenza per il beneficio che ottengono dal trattamento, ma siamo ancora molto lontani da ricerche sui pazienti. Questa è una ricerca condotta sui topi, ma quello che vorremmo fare ora è impostare uno studio clinico per dimostrare formalmente che questo può accadere anche negli esseri umani. I risultati sono entusiasmanti, nel contesto di un rinnovato interesse per l’immunoterapia. Certo, quello che abbiamo scoperto non è una rivoluzione, ma un’evoluzione che ci potrebbe aiutare a cercare di ottenere un tasso di remissione ancora maggiore dalla malattia tumorale”

ha dichiarato il professor Caetano Reis e Sousa, autore principale dello studio pubblicato sulla rivista ‘Cell‘.

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Autore: Vincent Dimaggio

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