Attentato Francia. Yassin Salhi non parla. Valls: “Convivere con minaccia terrorismo”. Cameron: “Li sconfiggeremo”

Parigi, 27 giugno 2015 – Il giorno dopo l’attentato alla fabbrica del Gas di Lione è diffusa nei capi di Stato e di governo europei la confermata convinzione che il terrorismo è un’emergenza da combattere con forza e determinazione.

[easy_ad_inject_1] Mentre gli inquirenti stanno interrogando Yassin Salhi, l’uomo fermato per l’attentato di matrice jihadista all’impianto di gas a Saint-Quentin-Fallavier, cercando di avere risposte che per ora non sembrano arrivare, il primo ministro Manuel Valls avverte i cittadini francesi che devono imparare a convivere con gli attentati terroristici:

“La Francia deve imparare a convivere con la minaccia costante di attentati terroristici, azione di singoli come quello di ieri vicino a Lione o come le stragi di Parigi di gennaio. E’ difficile per una società vivere per anni sotto la minaccia di un attacco. Ma ormai la domanda non è se ci sarà un altro attacco, ma quando questo avverrà” ha detto il premier.

Il premier inglese David Cameron ha dichiarato: “Nel mondo moderno non c’è posto per questi estremisti islamici, li sconfiggeremo”. “Questi terroristi non riusciranno a imporsi. Per quanto cerchino di dividere le persone in tutto il mondo, riusciranno solo ad unirci con più forza nella nostra determinazione a battere loro e tutto ciò che rappresentano”.

E intanto Salhi non parla come conferma un poliziotto: “Non parla, è muto” e la perquisizione a casa sua nelle case popolari di Saint-Priest, nei pressi di Lione da parte delle forze di sicurezza non riesce a dare spiegazioni del perché ha decapitato il suo datore di lavoro, perché ha cercato di far saltare in aria la fabbrica di gas, il perché di quelle bandiere e soprattutto chi lo ha portato a quel gesto.

La moglie di Salhi ha detto per radio che non si sarebbe mai aspettata da suo marito un gesto del genere. Poi è stata arrestata anche lei. Per ora le domande sono più delle risposte e la Francia ha rischiato un’altro Charlie Hebdo, e l’Europa, capace di fare più riunioni a settimana per i debiti e per le finanze (vedi il caso Grecia) ma praticamente assente dal punto di vista dell’emergenza migranti (tanto che più che di Unione Europea qualcuno inizia a parlare di sola Unione Finanziaria e Bancaria Europea considerando ancora lontana la vera unione della democrazia popolare nel Continente) vuole combattere un terrorismo che con la sua strategia della tensione per ora è ben lungi dall’essere sconfitta.

Si parla di terrorismo dagli anni 70 con la crisi israelo palestinese, la nuova guerra mondiale del dopo Vietnam, e nel 2015 si continua a parlare di terrorismo. Intanto, in tutto questo tempo sono cambiati decine di presidenti del consiglio, capi dell’Onu, presidenti americani, sono arrivati i talebani, poi Saddam Hussein, poi la Siria e adesso l’Isis. “Terrorismo” è la parola con la quale il mondo e non solo i cittadini francesi ormai convivono da oltre 40 anni.

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Autore: Vincent Dimaggio

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