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Bimbi nati sani da embrioni malati grazie ad un meccanismo di autocorrezione. Greco: risultati da confermare

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Roma, 23 novembre 2015 – “Occorrono ancora ulteriori ricerche per confermare i risultati ottenuti da uno studio italiano secondo cui da embrioni malati possono nascere bimbi sani grazie ad un meccanismo naturale di autocorrezione per il quale le cellule sane hanno il sopravvento su quelle malate. Riteniamo che l’ampiezza e la tipologia di mosaicismo possa influenzare il successo della procedura, ma i nostri dati non sono sufficienti a verificare questa ipotesi”. Lo ha detto il dottor Ermanno Greco, autore di una nuova ricerca, pubblicata sul New England Journal of Medicine.

[easy_ad_inject_1]Una notizia che è destinata a rimanere nella storia, visto che per le tecniche di fecondazione assistita, quando si procede allo screening degli embrioni si “scartano” quelli con alterazioni cromosomiche che potrebbero complicare la gravidanza o compromettere la salute del nascituro.

“Per la prima volta sono stati trasferiti all’interno dell’utero materno embrioni parzialmente malati, chiamati embrioni aneuploidi a mosaico, e si è dimostrato che possono dare origine a gravidanze normali e a bambini sani. Questa scoperta ha un duplice significato clinico. Innanzitutto, embrioni parzialmente malati, riportando anomalie cromosomiche, sono in grado di autocorreggersi e una volta impiantati le cellule sane prendono il sopravvento su quelle malate. Di conseguenza, potendo utilizzare anche questi embrioni ‘anormali’, possiamo aumentare le percentuali cumulative di successo della fecondazione in vitro. La scoperta ha inoltre un profondo significato etico: tali embrioni non verranno più lasciati congelati o, come avviene in altri Paesi, eliminati”

ha spiegato il dottor Greco, direttore del Centro di medicina e biologia della riproduzione, European Hospital di Roma.

Per lo ricerca sono stati analizzati, tra maggio 2013 e luglio 2014, 3802 blastocisti (embrioni ad uno stadio di sviluppo avanzato corrispondente ai 5 giorni successivi alla fecondazione), delle quali il 4,8% (181 blastocisti) sono risultate a mosaico. Nel corso dello studio pilota sono stati effettuati 18 impianti, da cui sono nati 6 bambini sani, 5 femmine e un maschio. I bambini nati oggi hanno quasi un anno e sono tutti perfettamente sani.

Il rischio che un embrione malato possa rimanere tale crescendo, secondo Greco, non c’è, in quanto con questa tecnica di fecondazione assistita “vengono impiantati solo embrioni con anomalie cromosomiche in cui se prevalesse la linea cellulare malata, l’embrione comunque non potrebbe attecchire”.

“Il nostro studio dimostra che gli embrioni aneuploidi a mosaico possono svilupparsi in neonati sani euploidi. Questi risultati hanno implicazioni per le donne che si sottopongono a fecondazione in vitro con embrioni a mosaico, ma non con gli embrioni euploidi. Noi ipotizziamo che l’entità e il tipo di mosaicismo influenzano il tasso di successo della fecondazione in vitro”

spiega Greco, sottolineando che trattandosi di uno studio pilota occorrono ulteriori dati clinici prima di affermare con certezza che questo approccio possa essere utilizzato di routine nei programmi di screening genetico preimpianto nelle donne sottoposte a fecondazione in vitro.

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Vincent Dimaggio
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