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Arresto di Marino Andolina per terapie contro Sla, Sma e leucemia. Le testimonianze

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Brescia, 24 giugno 2015 – Il medico triestino, Marino Andolina, già coinvolto nella vicenda Stamina, ad un anno da quei fatti, è stato arrestato l’altro ieri, insieme ad altre quattro persone, nell’ambito di un nuovo filone di inchiesta della Procura di Brescia, con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla truffa nei confronti di soggetti vulnerabili, identificati in circa 30 pazienti, tra cui anche bambini, affetti da gravi patologie neurodegenerative tra cui Sla, Sma e leucemia.

[easy_ad_inject_1]Il medico triestino, ora ai domiciliari così come le altre persone raggiunte dal provvedimento cautelare della Procura, propinavano ai pazienti, dietro alti compensi, delle terapie innovative per la cura di diverse patologie neurodegenerative utilizzando metodi che ricordano molto quelli di cui si è venuti a conoscenza con la vicenda Stamina. Ad un anno da “Stamina”, Andolina ha riprovato a somministrate una cura a base di cellule staminali, già bocciata dalle istituzioni e dalle autorità italiane, a pazienti ignari in cerca di una cura per la loro malattia.

La Procura di Brescia avrebbe provato che l’organizzazione, di cui oltre ad Andolina facevano parte anche un chirurgo plastico di Brescia, altri due bresciani e un milanese di Rho, propinava cure ai pazienti che presentavano come terapie basate sul trattamento delle cellule staminali ed esosomi, che venivano ricavate da tessuto adiposo ottenuto da interventi di chirurgia plastica, quali la liposuzione, effettuati presso lo studio del medico chirurgo plastico bresciano, anche lui agli arresti domiciliari. In tutto gli indagati sono sette e nessuna struttura ospedaliera è coinvolta nella vicenda.

L’inchiesta della Procura di Brescia, che ha impegnato i carabinieri del Nas, ha appurato che le cosiddette terapie innovative nulle avevano di terapeutico e che anzi erano pericolose per la salute dei pazienti. Tra l’altro, da quanto accertato dagli inquirenti, risulterebbe che le terapie venissero somministrate ai pazienti per via endovenosa non in strutture ospedaliere ma in hotel, laboratori di analisi cliniche e persino in appartamenti privati, senza alcun attenzione alla sterilità degli ambienti. La cosiddetta cura innovativa con le staminali si è rivelata non solo inefficace ma anche pericolosa per la salute dei pazienti, che erano disposti a pagare ingenti somme con la speranza di poter guarire.

L’inchiesta della Procura bresciana avrebbe accertato che il medico triestino, Marino Andolina, e gli altri arrestati avrebbero iniziato questa nuova sperimentazione l’estate scorsa, poco dopo il definitivo stop al metodo Stamina imposto prima dai tribunali e poi dal Ministero della Salute.

Le terapie venivano prodotte in un laboratorio svizzero gestito da un soggetto sprovvisto di titoli medici e senza alcun autorizzazione. Da quanto accertato sembra che i pazienti abbiano sborsato ingenti somme di denaro per sottoporsi ad una terapia che gli arrestati proponevano come “innovativa” per la cura della Sla, Sma e leucemia.

La testimonianza: “Erano venuti ad una cena di beneficenza – racconta Vittorio Pedris, papà di Aurora al quotidiano Il Giorno – per raccogliere i fondi per i trattamenti con staminali che stiamo facendo in Austria e che stanno dando dei risultati positivi certificati dai medici. Sono venuti a farmi vedere dei video di persone che erano migliorate. Non mi hanno convinto, si sono contraddetti su alcuni punti. E poi non avrei mai fatto sottoporre mia moglie all’intervento di liposuzione”.

Le infusioni avvenivano in luoghi occasionali, come stanze d’albergo. “Mi spiace per Andolina – conclude Pedris – che si ritrova di nuovo in questa situazione”.

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