Brexit. Europarlamento a GB: “Fate presto ad uscire”. Cameron: “Ci penserà il mio successore a settembre”

Tutti vogliono fare presto ma prima di settembre l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea non ci sarà. Lo ha detto Cameron chiaramente: ci penserà il suo successore. Intanto le borse si tranquillizzano e la sterlina torna a segnare un rialzo per la prima volta dopo il voto referendario.

Il popolo inglese ha deciso l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europa ma il caso è complesso e la burocrazia non solo è lenta ma ha bisogno di regole per un caso assolutamente nuovo. Sin dai tempi della vecchia Comunità Economica Europea fino all’Unione Europea nessuno Stato era mai uscito e mai i capi di Stato pensavano di dover scrivere le regole per un “divorzio”, sopratutto con uno dei Stati fondatori come la Gran Bretagna di Sua Maestà la Regina e di Winston Churchill, grande statista inglese che per gli Stati Uniti d’Europa si è battuto in prima linea.

Di certo c’è solo il famigerato articolo 50 che richiede la notifica da parte della Gran Bretagna dell’intenzione di uscire dall’Unione Europea.

Il Parlamento europeo chiede “una implementazione rapida e coerente della procedura di revoca” dell’appartenenza della Gran Bretagna alla Ue, come conseguenza della decisione del popolo britannico nel referendum sulla Brexit.

La risoluzione bipartisan è stata approvata a larghissima maggioranza con 395 voti a favore, 200 contrari e 71 astenuti, dalla plenaria straordinaria.

Forte è l’appello lanciato dagli europarlamentari scozzesi e nordirlandesi che vorrebbero tanto restare nell’Unione: “Aiutateci,non ci dimenticate”.

L’Unione Europea attende un atto formale da parte della Gran Bretagna e Cameron per ora rinvia il tutto a settembre lasciando riempire i giornali con le previsioni e i numeri di tutti gli economisti del mondo che sono diventati i nuovi profeti di un futuro visto con lenti diverse, che offrono un caleidoscopio spesso contrastante.

Il primo ministro inglese David Cameron fa sapere che se ne parla a settembre e se ne occuperà il suo successore e nel frattempo dichiara al vertice sulla Brexit: “Voglio che sia un processo il più costruttivo possibile, con un risultato il più costruttivo possibile, perché lasciamo la Ue ma non voltiamo le spalle alla Ue. Con questi Paesi siamo partner, amici, alleati. Vogliamo il rapporto più stretto possibile in termini di commercio, cooperazione e sicurezza”.

Angela Merkel, Francois Hollande e Matteo Renzi, il direttorio della nuova Unione Europea chiede di fare presto. Hollande chiede che non si perda tempo perché “niente è peggio dell’incertezza”. Un’ invito a Cameron dunque che deve fare la richiesta formale, senza la quale l’UE di fatto non può fare niente.

Intanto gli altri Paesi dell’Unione Europea sono molto critici con il direttorio. La premier polacca Beata Szydio chiede un nuovo Trattato e punta a costruire un asse con i Paesi dell’Est, convinta che Merkel e Hollande, pur con l’innesto di Renzi in realtà non costituirebbero alcuna novità in un UE che ha bisogno invece di profondo rinnovamento e di ritornare nei cuori e nelle coscienze dei popoli.

Per ora è rinviata anche la questione delle dimissioni di Jean-Claude Juncker, il presidente della Commissione, chieste da più fronti.

Merkel, Hollande e Renzi intanto si danno da fare e tanto c’è da fare per ricostruire ciò che il referendum britannico ha di fatto distrutto.

Angela Merkel dichiara che per “evitare ogni movimento centrifugo in Ue” serve anche “una proposta concreta agli Stati membri circa le misure da prendere nei prossimi mesi ” su terrorismo, rifugiati, Turchia ” tutto quel che riguarda l’aspetto migrazione”, senza dimenticare che “la crescita economica è un ulteriore aspetto fondamentale” per “mandare un segnale chiaro ai giovani”.

Ed il rischio che il vento di secessione europea possa investire anche l’Olanda (e Francia stando alle intenzioni di Marine Le Pen) è certamente alto. Settembre significa far calmare le acque, il tempo è galantuomo.
Proprio Le Pen rincara la dose all’Europarlamento: “Il popolo britannico ha dato uno schiaffo al progetto europeo bastato su ricatto e paura”. “Da decenni la storia europea è costruita contro la volontà dei popoli” a cui è stata “imposta una povertà perpetua” grazie a “politiche assurde”. Poi: “Mi impegno a portare la Francia verso un progetto di ‘grandeur'”.

Per Hollande si deve rispettare ed esigere rispetto dalla Gran Bretagna “I rapporti resteranno buoni. Non dobbiamo reinventare l’Europa, l’acqua calda già è stata inventata”.

Matteo Renzi vuole voltare decisamente pagina, e forse la proposta italiana appare essere la più critica e al contempo la più costruttiva. “L’Italia farà la sua parte” spiega, “bisogna avere a cuore una strategia che ci porti a ciò che l’Europa deve essere”. “Va bene l’attenzione su sicurezza, giovani e sociale, perché non può essere solo l’Europa delle banche. Quello che è accaduto ci dimostra che questo è un tempo propizio perché si può scrivere una nuova pagina”.

Poi alla CNN il premier italiano ribadisce che lo choc per l’esito del referendum britannico è grande, ma “questo è il tempo della speranza”, è il momento di reagire, “di voltare pagina”. L’Europa – aggiunge – “è un grande Paese”, un luogo per le nuove generazioni.
“Aspettiamo la procedura” per avviare i negoziati di uscita della Gran Bretagna all’Unione “ma non possiamo perdere tempo, l’Ue non può affrontare un’incertezza prolungata”.

E la sterlina segna il primo rialzo dal voto: la divisa britannica è infatti scambiata a 1,3295 dollari, dopo che ieri era scesa a quota 1,31 toccando i minimi da oltre 30 anni. E dopo il maggior rialzo in 2 giorni da oltre 7 anni (+5,4%) l’oro cede stamane lo 0,6% a 1.316,32 dollari.

Autore: Donato Paolino

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