Brexit. Vertice banche centrali per garantire la stabilità. Padoan: “la Ue non può occuparsi solo di banche”

Il contraccolpo nelle borse data dall’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea ha fatto riunire a Milano le Banche Centrali del G10.

Il presidente del ‘Global economy meeting’, convocato in vista dell’86ma riunione annuale della Banca dei Regolamenti internazionali (Bri), in programma domani a Basilea ha dichiarato “Le banche centrali monitoreranno attentamente il funzionamento dei mercati e la stabilità e coopereranno in modo coeso”
Attesi anche i leader delle banche centrali europea e americana Draghi (Bce) e Janet Yellen (Fed).

La Brexit dunque è ancora una questione economica. Tutto in Europa sembra essere sempre una questione di mercati, di spread, di borse, di economia.

E’ questo ciò che sempre di più avvertono i cittadini europei e non è un caso che appare come una drastica rottura le parole del Ministro italiano dell’Economia, Padoan che esorta a spostare il baricentro dall’economia alle persone onde evitare la disintegrazione di quanto costruito in decenni dopo la rovinosa seconda guerra mondiale.

In un’intervista al Corriere, Padoan dichiara che “L’impensabile sta avvenendo. Si è avviata una doppia reazione a Brexit, finanziaria e politica. Ma la reazione finanziaria, almeno finora, è limitata. Mi preoccupa di più quella politica”
L’Italia, dice Padoan, chiede “Una politica comune che non riguardi solo l’unione bancaria, ma l’immigrazione, la sicurezza e la lotta alla diseguaglianza. La diseguaglianza è aumentata in Europa perché la crescita è bassa. Se si cresce di più, se c’è più lavoro, c’è meno diseguaglianza. La diseguaglianza ostacola la crescita, non la favorisce. Dobbiamo essere capaci di autocritica e collegare meglio crescita, lavoro, welfare ed eguaglianza. A cominciare dalla proposta italiana di un’assicurazione contro la disoccupazione ciclica”

Il voto al referendum Brexit in Gran Bretagna “È stato un voto contro. Contro l’entità che si chiama Europa e viene percepita in alcuni paesi come fonte di vincoli piuttosto che di opportunità. È più facile trasformare questo sentimento in un No. Il fronte del Remain aveva il problema di trasformare lo scontento in un Sì, e non c’è riuscito. Ha prevalso l’idea, un po’ ingenua, di uscire; senza pensare a come vivrà un grande Paese europeo fuori dall’Unione europea”.

Autore: Donato Paolino

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