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Caos Italicum. Le opposizioni se ne vanno. Renzi: vado avanti

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Roma, 22 Aprile 2015 – Il giorno dopo le sostituzioni dei parlamentari di minoranza dem, è sempre più caos alla commissione affari costituzionali che ha in esame la riforma elettorale, meglio conosciuta come “Italicum”.

[easy_ad_inject_1]La legge elettorale definisce le “regole del gioco” e pertanto dovrebbe essere la più condivisa di tutte, e invece dopo lo strappo con la minoranza dem, il premier Matteo Renzi ha registrato ieri quello di tutta l’opposizione. L’approdo in aula della legge elettorale prevista per lunedì ha come premessa la trincea delle opposizioni che hanno tutte deciso di non essere presenti alla votazione in commissione dei vari emendamenti.

Renzi, come già accaduto in direzione PD, si voterà all'”unanimità” tutte le norme che ritiene, ma in aula rischia guerra serrata e la fiducia potrebbe essere una carta molto rischiosa senza i numeri sufficienti.

Ma il premier non si scompone, difende le sostituzioni dei deputati PD in commissione e dichiara su Facebook che si tratta di una scelta normale e necessaria “se crediamo ai valori democratici del rispetto della maggioranza:si chiama democrazia. Da anni diciamo che è una priorità cambiare la legge elettorale. Fermarsi oggi significherebbe consegnare l’intera classe politica alla palude”.

Il presidente della Camera Laura Boldrini si dice preoccupata e invita tutti i parlamentari ad adoperarsi per evitare nuovi strappi.

Il vice segretario del Partito Democratico, Lorenzo Guerini parla senza mezzi termini di strumentalizzazioni.

Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi accusa le opposizioni di non avere «dimestichezza con le regole democratiche».

Resta il fatto che i deputati Pd subentrati ai ribelli “fatti fuori” lavoreranno con Renzi pur sottolineando che non si tratta di prostrazione ma di rispetto della democrazia.

Sel non è di questo avviso: aver sostituito i deputati della minoranza dem è in puro “stile sovietico” e detto da Sinistra e Libertà non è poco.

Renato Brunetta di Forza Italia non ha peli sulla lingua e parla apertamente di “deportazioni, questo è il ‘deportellum’ è una farsa blindata di Renzi”.

Ignazio La Russa di Fratelli d’Italia annuncia che uscirà dalla commissione affari costituzionali per “spirito di solidarietà” con i deputati di M5S, FI, Sel e Lega.

In aula dunque Renzi avrà contro tutta l’opposizione, e parte del suo partito, almeno la minoranza cacciata dalla commissione e loro referenti.
Per Renzi non resta che tentare la carta della “fiducia”, la votazione che normalmente dovrebbe garantire a qualsiasi governo il voto di responsabilità, che se dovesse mancare non resta altro da fare che rassegnare le dimissioni nelle mani del Capo dello Stato.

Dopo la negazione del patto del Nazareno Renzi rischia di cadere proprio sulla legge elettorale, complice l’eventuale scrutinio segreto che Brunetta ha già annunciato di chiedere. Scrutinio segreto significa anche franchi tiratori, deputati che sorridono a Renzi e che nel segreto potrebbero rimandarlo a fare il sindaco di Firenze nel giro di una votazione.

Per Area Riformista Renzi “entra in una terra incognita” e Area Popolare NCD esorta i gruppi a non chiedere lo scrutinio segreto e al governo di non porre la fiducia.

E all’interno del PD? Rosi Bindi, tra i sostituiti, ha inviato una lettera preoccupata per il mancato invito alla Festa dell’Unità di esponenti del PD come Bersani e Cuperlo.

Orfini, presidente del PD le risponde che: “La festa alla quale credo tu faccia riferimento non è la festa nazionale del Pd”, ma la festa di celebrazione dei 70 anni della Festa dell’Unità a Bologna dove “i dibattiti politici e tematici sono limitati”. E comunque assicura “massimo impegno” per “garantire che sia dato ampio spazio al dibattito tra tutte le voci Pd”.

E per concludere una innocente battuta di satira: “con la nuova legge elettorale, se un elettore non voterà quello che vuole Renzi, sarà sostituito dal presidente di seggio e per punizione non potrà partecipare alla sua festa di compleanno”.

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Vincent Dimaggio
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