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Cassazione: per il cambio sesso all’anagrafe non serve l’intervento chirurgico. Lo Giudice, storica sentenza

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Roma, 21 luglio 2015 – La prima sezione della Suprema Corte di Cassazione ha stabilito che “il desiderio di realizzare la coincidenza tra soma e psiche è il risultato di un’elaborazione sofferta della propria identità di genere realizzata con il sostegno di trattamenti medici e psicologici” e dunque “l’interesse pubblico alla definizione certa dei generi, anche considerando le implicazioni che ne possono conseguire in ordine alle relazioni familiari e filiali, non richiede il sacrificio del diritto alla conservazione della propria integrità psico-fisica sotto lo specifico profilo dell’obbligo dell’intervento chirurgico inteso come segmento non eludibile dell’avvicinamento del some alla psiche”.

[easy_ad_inject_1] Per cambiare identità anche all’anagrafe dunque non serve effettuare il cambio di sesso con operazione chirurgica ai genitali ma sarebbero sufficienti le lunghe cure ormonali e una relazione psicologica.

La Corte ha emesso tale sentenza accogliendo il ricorso dell’associazione di avvocati per i diritti lgbt ‘Rete Lenford’, con riferimento al caso concreto di Sonia Marchesi, piacentina di 45 anni, prima trans a cui verrà riconosciuta la nuova identità anagrafica senza che sia necessaria l’operazione.

Una sentenza che è considerato un precedente importante per tante persone come Sonia, un tempo Massimiliano, che spiega il suo disagio: “Una volta al Pronto soccorso ho dato i miei documenti e mi hanno risposto: scusi, c’è un errore, ci ha dato i documenti di suo marito”.

Poi la lunga battaglia per tribunali fino in cassazione anche grazie all’aiuto della Rete Lenford il cui presidente Maria Grazia Sangalli spiega: “per la gran parte dei giudici italiani l’interpretazione della legge del 1982 è restrittiva”. Il testo della norma è un po’ fumoso. Per la rettifica anagrafica affida al giudice “l’accertamento della avvenute modifiche delle caratteristiche sessuali”.
Non dice quali. Non parla di castrazione, amputazione dei genitali.

Lo Giudice, storica sentenza su cambio di sesso – il senatore Pd Sergio Lo Giudice commenta la sentenza all’ansa: “La sentenza della Cassazione che riconosce la possibilità di cambio di sesso anagrafico senza operazione chirurgica è un pronunciamento storico. Si rende così giustizia a quelle tante persone transessuali per cui l’intervento chirurgico sui genitali rappresenta non una necessità personale ma un obbligo imposto da una cattiva interpretazione della legge 164 del 1982”.
“Avevo depositato già nel giugno 2013, il disegno di legge 405 “Norme in materia di modificazione dell’attribuzione di sesso” che chiedeva soprattutto due cose: il superamento dell’imposizione del divorzio nel caso del cambio di sesso di un coniuge e la fine di queste mutilazioni chirurgiche forzate, peraltro non espressamente previste dalla legge 164 e condannate di recente, fra l’altro, dalla Risoluzione Lunacek del Parlamento Europeo”. “In entrambi i casi – prosegue Lo Giudice – sono arrivate prima le corti, prima la Consulta con la sentenza 170/2014, oggi la Cassazione, mentre il mio ddl non ha neanche iniziato il percorso in commissione. L’inerzia del Parlamento sui diritti civili sta trasformando l’Italia in un paese di common law: le regole sul riconoscimento dei diritti le definiscono i tribunali, mentre il Parlamento assiste muto e inerte all’ennesimo smacco per la politica nazionale”.

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Vincent Dimaggio
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