Cecità: sviluppato il prototipo del primo occhio bionico per rispristinare la vista

Melbourne, 7 maggio 2015 – Pronto il primo prototipo di occhio bionico che promette di ripristinare la vista a non vedenti e ipovedenti con il nervo ottico danneggiato. I ricercatori australiani della Monash University di Melbourne, in collaborazione con Alfred Health, MiniFAB e Grey Innovation, hanno istituito il Monash Vision Group allo scopo di combinare lo stato dell’arte digitale e della tecnologia biomedica per mettere a punto dei particolari occhiali in grado di inviare dei segnali via wireless ad un impianto inserito nella corteccia visiva del cervello per ristabilire, così, il senso della vista.

[easy_ad_inject_1]Una particolare telecamera digitale inserita nella parte centrale degli degli occhiali invia i dati visivi ad un particolare congegno di elaborazione della visione, grande più o meno quanto un cellulare. Le immagini così catturate dalla telecamera e rielaborate vengono trasferite ad un’antenna posta all’estremità della montatura degli occhiali. Dopodiché vengono trasmesse via wireless a dei processori digitali all’avanguardia che le invieranno poi al chip impiantato chirurgicamente nella parte posteriore del cervello, chip che si compone di tanti piccoli tasselli, 43 microelettrodi per l’esattezza, che invieranno segnali elettrici al cervello.

Il chip avrà, dunque, la funzione di stimolare direttamente il cervello mediante i microelettrodi, stimoli che il cervello imparerà ad interpretare grazie ad un congegno di elaborazione della visione. Data la vastità delle informazioni visive da veicolare al cervello, i ricercatori hanno creato un software che, tramite algoritmi, rielabora le immagini facendo arrivare al cervello solo il necessario, eliminando il superfluo che richiederebbe più elettrodi. Il formato a punti elaborato tramite il software verrà prima sperimentato su persone vedenti che useranno occhiali di realtà virtuale.

“E’ possibile impiantare diversi tasselli, in modo da contare su diverse centinaia di elettrodi. Più saranno gli elettrodi, più dettagliata sarà l’immagine. L’idea è di tagliar fuori la parte confusa o non necessaria nell’immagine e presentare solo l’informazione importante”

ha spiegato il responsabile del progetto il professor Jeffrey V. Rosenfeld, direttore del Dipartimento di Chirurgia della Monash University.

Se questo prototipo sarà davvero in grado di fare quello che promette, e cioè ridare la vista a chi non ce l’ha più, dipenderà dai progressi della ricerca, che ovviamente continua, e dai successivi trial clinici. La sperimentazione sull’uomo dovrebbe partire nel 2016 e coinvolgerà 5 pazienti che hanno perso la vista.

L’occhio bionico, spiegano i ricercatori, è stato sviluppato per quelle persone con disabilità visiva causata da una serie di condizioni, tra i quali il glaucoma e la degenerazione maculare; ma può anche rivelarsi utile per coloro che hanno subito un danno al nervo ottico o agli occhi a causa di traumi o altre malattie oculari.

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Autore: Donato Paolino

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