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Cgia e burocrazia: l’inefficienza della Pubblica Amministrazione costa più dell’evasione fiscale

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Roma, 10 gennaio 2016 – L’evasione fiscale è certamente un male che affligge l’Italia e costa tanto agli italiani in termini di tasse alte. Ma oggi scopriamo (o meglio, ricordiamo) che c’è in Italia qualcosa che ci costa ancor di più dell’evasione fiscale e non si parla di criminalità: si tratta dell’inefficienza della Pubblica Amministrazione meglio conosciuta come “burocrazia”.

Lo rivela uno studio della Cgia di Mestre, secondo il quale “è possibile affermare con buona approssimazione che gli effetti economici derivanti dall’inefficienza della nostra P.A. siano superiori al mancato gettito riconducibile all’evasione fiscale che sottrae alle casse dello Stato tra i 90 e i 120 miliardi di euro all’anno”.

Il coordinatore dell’Ufficio Studi della CGIA, Paolo Zabeo, ricorda che il malfunzionamento della Pubblica amministrazione italiana continua ad avere “un impatto molto negativo sull’economia del nostro Paese frenandone la ripresa”.

Ad riempire il calderone dell’inefficienza ci sono i debiti della Pa nei confronti dei fornitori che ammontano (al lordo della quota ceduta dai creditori in pro-soluto alle banche) a 70 miliardi di euro; il deficit logistico-infrastrutturale penalizza il nostro sistema economico per un importo di 42 miliardi di euro l’anno;  il peso della burocrazia grava sulle Piccole e medie imprese (Pmi) per un importo di 31 miliardi di euro l’anno;  sono 24 i miliardi di euro di spesa pubblica in eccesso che non ci consentono di ridurre la nostra pressione fiscale in media Ue; gli sprechi e la corruzione presenti nella sanità ci costano 23,6 miliardi di euro l’anno; la lentezza della nostra giustizia civile costa al sistema Paese 16 miliardi di euro l’anno.

“E’ altresì verosimile  – continua Zabeo – ritenere che se recuperassimo una buona parte dei soldi evasi al fisco, la nostra macchina pubblica funzionerebbe meglio e costerebbe meno. Analogamente, è
altrettanto plausibile ipotizzare che se si riuscisse a tagliare sensibilmente la spesa pubblica, permettendo così la riduzione di pari importo anche del peso fiscale, molto probabilmente l’evasione sarebbe più contenuta, visto che molti esperti sostengono che la fedeltà fiscale di un Paese è direttamente proporzionale al livello di pressione fiscale a cui sono sottoposti i propri contribuenti”.

Il Segretario della CGIA, Renato Mason commenta; “le imprese italiane, essendo prevalentemente di piccolissima dimensione, hanno bisogno di un servizio pubblico efficiente, economicamente vantaggioso e di alta qualità, in cui le decisioni vengano prese senza ritardi e vi sia certezza per quanto riguarda le leggi e la durata delle procedure. Se, invece, la farraginosità della nostra legislazione continuerà a lasciare una grande discrezione interpretativa ai dirigenti e ai funzionari pubblici, è evidente che anche la riforma della Pa messa in atto dal Governo Renzi potrebbe non sortire gli effetti sperati”.

Burocrazia: Si tratta di un male nato in Italia e diffuso più o meno nel mondo. Sembra che l’introduzione sistematica di un sistema amministrativo suddiviso in numerosi uffici e basato su procedure in qualche modo unificate risale addirittura all’imperatore Claudio nel I secolo d.C.

Vincent Dimaggio
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