Chip neurali permettono a paziente paralizzato di muovere un braccio robotico solo col pensiero

Pasadena, California (USA), 23 maggio 2015 – Da 13 anni Erik Sorto, 34 anni, è paralizzato dal collo in giù a causa di un colpo ricevuto alla schiena e non è stato più in grado di muovere braccia e gambe. Oggi, la tecnologia ha rivoluzionato la sua vita, o meglio gliela sta cambiando radicalmente, e grazie alla sola forza del pensiero è riuscito ad attivare a distanza e a far muovere un braccio robotico montato su un supporto. Erik ha potuto bere “da solo” comandando mentalmente il braccio robotico, come se fosse il suo, semplicemente perché l’ha pensato.

[easy_ad_inject_1]Quando i ricercatori del California Institue of Technology, di Pasedena in California, gli chiesero di partecipare alla sperimentazione di un progetto tanto futuristico quanto avveniristico, Erik reagì entusiasta già solo all’idea di poterne far parte. Dopo 13 lunghi anni il paziente è riuscito a bere da solo grazie all’innovativo braccio robotico che ha controllato solo con la sua mente.

“Fin dall’inizio sono stato entusiasta all’idea di far parte del team e di contribuire a uno studio per aiutare persone nella mia condizione. E’ incredibile. Attendevo questo momento da tredici anni, bere una birra senza chiedere una mano a nessuno”

ha raccontato Erik.

I ricercatori del Caltech hanno impiantato dei chip neurali in una regione del cervello di Erik, nello specifico i chip, necessari per controllare il braccio bionico, sono stati impiantati nella corteccia parietale posteriore. Precedenti esperimenti avevano avuto come bersaglio un’altra regione del cervello, la corteccia motoria, che controlla i muscoli, i ricercatori californiani hanno invece coinvolto la corteccia parietale posteriore del cervello che presiede all’intenzione di muoversi.

“Per controllare il braccio, Sorto deve pensare a ciò che intende fare, invece di immaginare i dettagli di una particolare azione. Lui deve pensare che lui “vuole stringere la mano di un’altra persona”, per esempio, mentre altri sistemi potrebbero richiedere di immaginare ogni passo come estendere, afferrare la mano di un’altra persona, sollevare, giù, su, giù”

ha spiegato Richard Andersen, il professore di neuroscienze che ha guidato la ricerca, a cui hanno preso parte anche i colleghi dell’Università della California meridionale e del Centro di riabilitazione Rancho Los Amigos, di Donowey (CA).

Il neurochirurgo Charles Liu ha eseguito un’operazione al cervello di Erik Sorto due anni fa presso il Keck Hospital dell’Università della California, nel corso della quale gli ha impiantato due microchip con 96 piccolissimi elettrodi in due punti della corteccia cerebrale, che ne registravano l’attività. I due chip sono stati collegati con una serie di computer che decodificano le sue intenzioni e muovono il braccio artificiale. In pratica, grazie ad un sistema informatico i segnali che provengono dalla regione cerebrale dove sono stati impiantati i microchip vengono tradotti in impulsi elettrici che fanno muovere il braccio robotico.

Sorto è il primo paziente al mondo ad avere sperimentato questo rivoluzionario dispositivo protesico neurale. Altri due pazienti si uniranno presto alla sperimentazione clinica. I ricercatori puntano a sviluppare ulteriori impianti neurali che possano simulare la sensazione di contatto nei pazienti paralizzati.

“Voglio essere in grado di lavarmi i denti. Si. Questo è il mio prossimo obiettivo”

ha detto Erik Sorto.

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Autore: Donato Paolino

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Un pensiero riguardo “Chip neurali permettono a paziente paralizzato di muovere un braccio robotico solo col pensiero”

  1. Carissimo Donato Paolino stavo facendo alcune ricerche sul web circa la nanotecnologia che attraverso sensori e cheep impiantati sotto cute, potesse agire nei deficit neurologici ma non solo. Essendo io affetto da seri problemi alla colonna vertebrale e soprattutto alla zona cervicale per una disabilità dovuta a due gravi infortuni, passando in quella zona il midollo spinale con i fasci nervosi, il segnale neuronale afferente viene mal codificato, i nervi sono compressi e cronicanente infiamnati con grave disagio e limitazione dello svolgimento di tutte le attività fisiche lavorative e quotidiane ma soprattutto psichiche. Pensavo che la microtecnologia potesse ovviare a tali deficit e disagi creando una sorta di memoria esterna applicata lungo la colonna vertebrale attraverso sensori che rilevino e decodifichino quei segnali neuronali errati ove la muscolatura lavora in modo disomogeneo in perenne disequilibrio.
    Rilevando ad esempio un muscolo perennemente contratto e l altro colleterale o antagonista stirato ed indebolito a causa dei gravi problemi connessi ad una colonna vertebrale disallineata e in stato degenerativo irreversibile (come nelle gravi forme di osteoartrosi, osteoporosi, scoliosi di grado elevato, dolore cronico, il tutto gestibile in parte con le classiche terapie fisioterapiche e farmacologiche non risolutive), la muscolatura verrebbe riprogramnata con notevole vantaggio per il paziente.
    Il tutto potrebbe essere gestito da un software esterno che, attraverso una centralina (un cervello esterno) gestisca autonomamente le funzioni neurali errate, creando una sorta di tutor esterno che corregga gli errori e gli squilibri in toto. Nessun dolore, nessun disagio e fine della degenerazione articolare.
    Vorrei capire se in questo senso sia stato perciò pensato un progetto o esistano studi in questo senso.
    La colonna vertebrale virtuale potrebbe essere applicata esternanente, lungo tutta la colonna attraverso un supporto fisso non invasivo di pochi millimetri di spessore che permetta alla persona di non rilevarne l ingombro, il minimo fastidio e disagio.
    So che potrebbe sembrare una follia ma credo che più folle sia non poter sviluppare tecnologie risolutive a portata di mano di tutti, visti e considerati i limiti imposti a causa della solita speculazione: se non c è guadagno ed arricchimento la tecnologia non trova sviluppo e dlibera diffusione.
    Un caro saluto e complimenti per il tuo lavoro!
    Giancarlo

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