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Clima: per il mondo si prospetta un futuro apocalittico con città sommerse dalle acque

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Berlino (Germania), 25 settembre 2015 – L’Antartide subirà un grave tracollo se continueremo a bruciare combustibili fossili al ritmo attuale. I mari potrebbero salire di tre centimetri l’anno molto più velocemente se il consumo di combustibili fossili non viene ridotto. Di questo passo vasti strati di ghiaccio dell’Antartide possono sostanzialmente fondere e accelerare l’ascesa di acque di mare se continuiamo a bruciare combustibili fossili senza sosta, secondo le nuove simulazioni al computer di impatto dei cambiamenti climatici sul futuro.

[easy_ad_inject_1]Due studi americani accendono i riflettori ancora una volta sui cambiamenti climatici che potrebbero preannunciare un futuro apocalittico per il mondo. Bruciare tutti i combustibili fossili, come carbone, petrolio e gas naturale, sostengono i ricercatori causerà lo scioglimento di tutta la calotta di ghiaccio che ricopre l’Antartide innalzando di conseguenza il livello del mare di oltre 50 metri.

Una situazione allarmante che, tra una decina di anni, città come New York, Berlino, Shanghai, Londra e Parigi, potrebbero essere sommerse dalle acque. Il continuo inquinamento porterà circa 50 milioni di persone a fuggire dai danni causati dal riscaldamento globale e dalla desertificazione che renderà molti Paesi inospitali.

Il volto della Terra sta cambiando sotto i nostri occhi, avvertono gli scienziati. I risultati dello studio condotto da Ricarda Winkelmann, del Postdam Institute for Climate Impact Research in Germania, dimostrano che, nel corso dei secoli, le terre attualmente abitate da un miliardo di persone verranno sommerse dall’acqua.

“Quello che facciamo oggi attraverso l’emissione di gas a effetto serra nel giro di pochi decenni provocherà modifiche che saranno sentite da molte, molte generazioni a venire. Per la prima volta abbiamo dimostrato che bruciare tutti i combustibili fossili basterebbe a fondere tutto l’Antartide. Questo non accade nel corso di una notte, ma il punto è che le nostre azioni di oggi stanno cambiando il volto del pianeta Terra così come lo conosciamo, e continueranno a farlo per decine di migliaia di anni a venire. Se vogliamo evitare che l’intera calotta di ghiaccio dell’Antartide si sciolga, dobbiamo continuare a preservare i combustibili fossili presenti nel terreno: carbone, gas e petrolio”

ha detto Ricarda Winkelmann, che ha guidato la ricerca pubblicata sulla rivista Science Advances.

La calotta antartica è il più grande della Terra. Ma al momento essa contribuisce solo circa il 10% dell’aumento del livello del mare, essendo condizionata dal cambiamento climatico che nonostante il riscaldamento globale, mantiene le temperature ancora ampiamente sotto lo zero. Tuttavia a maggio 2014 – dicono scienziati – una gran parte della calotta ovest antartica è già destinata a sciogliersi a causa dell’effetto a lungo termine dei gas serra già emessi nell’atmosfera. Lo scioglimento di questa parte della calotta di ghiaccio avrebbe sollevato il livello del mare di circa quattro metri nel corso di pochi secoli.

Se le risorse di combustibili fossili di tutto il mondo venissero estratte e bruciate la calotta antartica orientale finirebbe per sciogliersi interamente.
Il lavoro degli scienziati si è basato su modelli informatici dettagliati che tengono conto del riscaldamento, della temperatura dell’aria e degli oceani, del flusso di ghiaccio e dei potenziali cambiamenti di precipitazioni nevose.

“Per essere franchi: se si brucia tutto, noi fondiamo tutto e tutto ciò provocherà un innalzamento permanente del livello del mare senza precedenti nella storia umana”

ha detto Ricarda Winkelmann.

Gli autori dello studio – Ricarda Winkelmann e Anders Levermann del Postdam Institute for Climate Impact Research, Ken Caldeira della Carnegie Institution for Science e Andy Ridgwell dell’Università di Bristol – ritengono che la perdita di tutta la calotta antartica avrebbe impegnato millenni, ma stando ai dati attuali entro i prossimi mille anni potrebbe portare ad un innalzamento del livello del mare fino a 100 piedi, con un tasso di crescita che inizia ad aumentare di un secolo o due da oggi.

Il secondo studio, condotto da Colin P. Kelleya dell’Imperial College London, nel Regno Unito, e pubblicato sulla rivista Pnas, il mondo sarebbe anche a rischio siccità. Dai risultati è emerso che l’influenza dell’uomo sul clima incide negativamente provocando la desertificazione delle terre, come sta avvenendo in Siria a causa del conflitto in atto da anni ormai.

Nel mondo circa 2,6 milioni di persone si sostengono grazie all’agricoltura ma presto potrebbero essere costretti a lasciare le loro terre poiché secondo il report diffuso da The Economics of Land Degradation, tra dieci anni il 52% del suo coltivabile potrebbe essere inutilizabile a causa dell’inquinamento, della deforestazione e della desertificazione.

Una situazione davvero critica, dicono gli scienziati, che fra 25 anni porterà ad una riduzione del cibo disponibile del 12% con il conseguente ed inevitabile aumento dei prezzi.

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Vincent Dimaggio
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