Crac Banche. Renzi a “Porta a Porta”: Chi ha truffato dovrà pagare ma non la Boschi

Roma, 16 dicembre 2015 – Il premier Matteo Renzi difende la Boschi e il provvedimento per il salvataggio di Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara, CariChieti colpite dal crac che hanno lasciato senza soldi vari investitori, uno dei quali, un pensionato, si è suicidato per aver perso 100 mila euro.

[easy_ad_inject_1] Ospite della “Terza Camera”, la trasmissione “A Porta a Porta” di Bruno Vespa (semmai si può chiamare ospite un presidente del Consiglio in una televisione di Stato) Renzi ha dichiarato “Chi ha truffato dovrà pagare. E chi è stata truffato dovrà essere risarcito”.


Da Vespa Renzi non poteva esimersi di esprimersi sul vespaio
di polemiche suscitato dalle misure inserite nelle Stabilità per tutelare i risparmiatori: “Se ci sarà dimostrazione di una truffa dovranno essere risarcite, altrimenti sarà una cosa diversa e non possiamo farci niente secondo le regole europee”.

Dunque la dichiarazione di Renzi “Chi ha truffato dovrà pagare” si spiega meglio nel senso che se è dimostrata la truffa paga chi ha sbagliato. Lo Stato non ci può far niente.

Renzi spiega che il salvataggio non è stato fatto con i soldi dei cittadini ma delle banche “Questo salvataggio non viene fatto con i denari pubblici ma fatto con il denaro delle banche. Il cittadino non sta mettendo soldi nella tassazione generale per salvare la situazione. Se avessimo fatto l’operazione rischiando la procedura degli aiuti di Stato immediatamente l’Europa avrebbe potuto chiedere talmente tante riserve da far saltare in aria tutto. I clienti di quelle banche invece devono sapere che sono solide. Le banche saranno vendute e ci saranno altri azionisti”.

Sulla mozione di sfiducia delle opposizioni alla Boschi Renzi invita “a votare a favore del decreto, visto che senza il decreto non si sarebbero potuti salvare il 99 per cento” dei risparmiatori delle quattro banche. Sento una strumentalizzazione che mi mette tristezza”.

La soluzione: accorpamenti: “troppi cda, troppe banche, troppi dirigenti e consulenti», e che occorre”accorpare le banche” “ci sono stati troppi che hanno giocato a fare i piccoli banchieri” ha spiegato il premier.

La difesa della Boschi: “La polemica sul conflitto di interesse del Governo e del ministro Boschi – scrive – e’ tecnicamente assurda. Come forse è noto il padre della ministra e’ stato per nove mesi vice presidente di Banca Etruria. Lo hanno scelto i soci ma dopo appena nove mesi e’ stato commissariato con tutti i suoi colleghi. E sapete chi ha interrotto il suo mandato? Proprio noi, il Governo che ha predisposto il commissariamento su richiesta di Banca d’Italia. Altro che favoritismi: il signor Boschi e’ stato, come gli altri membri di cda di varie banche, commissariato e l’intero cda sanzionato da Banca d’Italia. E il ministro, esattamente come tutti gli azionisti, ha in mano azioni che non valgono piu’ niente. Non c’e’ nessun favoritismo – spiega Renzi – nessun conflitto d’interessi. La realta’ dice che e’ accaduto esattamente il contrario di quanto paventato da chi parla di conflitto di interessi. Con il nostro Governo, non ci sono più le leggi ad personam o le banche di partito. Noi non guardiamo in faccia nessuno. Ma non saremo mai a rimorchio di giustizialismo e pressappochismo. Noi non scendiamo nella barbarie di chi pensa di prendere i voti passando sopra alla dignita’ delle persone. Chi e’ in buona fede sa perfettamente che non c’e’ nessun conflitto di interesse”

Enrico Letta, ex premier, risponde a Renzi dalla trasmissione Dimartedì su La7: “Se fossi in Parlamento io oggi voterei convintamente contro la mozione di sfiducia e voterei quindi per evitare le dimissioni del ministro Boschi, non ho nessun dubbio”. Renzi, aggiunge letta “ha usato due pesi e due misure, una specie di moralità a intermittenza. Io penso invece che bisogna essere lineari. Ho difeso altri ministri che erano in situazioni di accuse che a me sembravano non giustificate e ritengo anche adesso che vada difeso il ministro Boschi” ha spiegato.

Cosa cambia da gennaio? La direttiva europea 2014/59 prevede che a pagare per l’eventuale crack dell’istituto di credito saranno nell’ordine gli azionisti, poi gli obbligazionisti e infine pure i possessori di un conto corrente, per la parte di depositi sopra i 100mila euro. Le giacenze inferiori a questa soglia, infatti, resteranno sempre al sicuro perché garantite dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi.

Nel 2008 la crisi finanziaria, obbligò molti stati europei a sborsare una montagna di miliardi di euro per mettere in sicurezza le loro maggiori banche, facendo dunque pagare il conto ai contribuenti o scaricando l’onere sul debito pubblico.

Con questa direttiva (bail in) il risanamento di una banca ricadrà in gran parte sulle spalle dei clienti, cioè di chi investe i propri soldi nelle azioni o nei bond dell’istituto e (parzialmente) anche sulle spalle di chi ne sottoscrive i depositi.

Autore: Donato Paolino

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