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Ddl Scuola. Governo battutto su parere di costituzionalità. Mauro Mauro:”si viola la libertà di insegnamento”

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Roma, 10 giugno 2015 – Primo stop per la Buona Scuola. Il premier Matteo Renzi, aprendo alla minoranza dem aveva chiarito alla direzione del PD di non avere problemi sui numeri in parlamento in tema di scuola e riforme: “posso fare la riforma della scuola anche domattina, anche spaccando il Pd, ma lo riterrei un errore politico” aveva detto, ma la prima inattesa doccia gelata è arrivata ieri in commissione Affari Costituzionali dove il Governo è rimasto battuto sul parere di costituzionalità espresso sul ddl di riforma della scuola.

[easy_ad_inject_1] Lo rende noto Loredana De Petris, presidente del gruppo Misto-Sel al Senato, che in un comunicato fa sapere che “Nella commissione Affari Costituzionali del Senato la maggioranza è stata battuta sulla riforma della scuola. A maggioranza, la commissione ha dato parere negativo”.

La votazione nella commissione Affari Costituzionali del Senato si è conclusa con 10 voti a favore e 10 contrari, un pareggio che significa “parere non positivo”.

Voto determinante sarebbe stato quello di Mario Mauro, che pochi giorni fa ha lasciato ufficialmente la maggioranza di governo.“Da un punto di vista costituzionale la riforma della buona scuola è scritta male – ha spiegato Mario Mauro – pertanto fermiamoci e riscriviamola meglio”.

Poi dal suo blog richiamando un intervista concessa al sussidiario.net, Mauro chiarisce: “Nel ddl c’è lo stravolgimento del corretto rapporto tra Stato e cittadini. Il ddl infatti rinegozia a posteriori, e con effetto retroattivo, le condizioni alle quali molti aspiranti docenti diventano insegnanti. Dopo che i passai governi hanno fissato le regole, improvvisamente lo Stato traditore dice: quelle regole non valgono più e ora, con effetto retroattivo, le cambio. E’ una violazione bella e buona del principio della libertà di insegnamento. E non solo di quello”.

I punti di criticità per Mauro fanno riferimento: “Al principio della libertà di educazione. Il governo non può dire: introduco la libertà di scelta perché dò un rimborsino di 76 euro a chi iscrive i figli alle paritarie, e poi contemporaneamente impedire che le paritarie possano reclutare gli insegnanti. Per questo ho votato no e per questo ho chiesto ai colleghi degli altri partiti di fare altrettanto.

Il piano di assunzione dei docenti in effetti continua a far discutere. Molti continuano a chiedere lo stralcio.
Il problema è ancora più grave. Prima diciamo che lo Stato non può cambiare con effetto retroattivo le norme sulle pensioni perché produce mostri, e poi con i docenti che cosa facciamo? Diciamo loro che si diventa insegnanti con un percorso abilitante che comporta corsi post-laurea, tirocini e passaggi di selezione, per poi dire: no, scusate, alcuni di voi li assumo perché mi sono simpatici, altri no — e non si sa bene perché.”

Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia ha dichiarato “Per il governo è l’inizio della fine. Avevamo detto a Renzi che sarebbe stato un Vietnam e lui ha ironizzato. Adesso il Vietnam lo sta vivendo. Benvenuto ed auguri”, poi in un post su twitter scrive: “Al presidente (si fa per dire) del Consiglio @matteorenzi: governo andato sotto in commissione al Senato. È il Vietnam, bellezza!”

Nelle stesse ore in Emilia Romagna è un corso in molte scuole lo sciopero degli scrutini. Lo rende noto il sindacato USB che in un comunicato fa sapere: “In Emilia Romagna l’anno scolastico si è chiuso con l’inizio di una lotta di resistenza da parte degli insegnanti che già da oggi, primo di due giorni di sciopero degli scrutini, ha registrato ampia e massiccia adesione.
I lavoratori della scuola sono riusciti a organizzare casse di resistenza per dividere il costo dello sciopero e hanno provveduto a una organizzazione interna che permettesse il boicottaggio di ogni scrutinio con lo sciopero breve di uno solo dei docenti per ogni consiglio di classe o team docente.
Oggi arrivano notizie sempre più numerose dalle scuole rispetto al numero elevato di scrutini rinviati a causa dello sciopero.”

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Vincent Dimaggio
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