Decreto pensioni. Ok del Senato al Bonus Poletti. Beppe Grillo:”Un’elemosina”

Roma, 16 luglio 2015 – Il Senato ha approvato in via definitiva il decreto pensioni con 145 sì,97 no e un astenuto. Il provvedimento era già stato approvato dalla Camera e pertanto attende solo la firma del Capo dello Stato per diventare legge dello Stato. Soddisfatto il Governo. Beppe Grillo:”Un’elemosina”. Dossier: rimborso pensioni articolo per articolo.

[easy_ad_inject_1] Si tratta del decreto approvato dal governo in seguito alla sentenza della Corte Costituzionale che aveva bocciato il blocco delle indicizzazioni delle pensioni più alte, deciso dal Governo Monti con la Legge Fornero per combattere la crescita del deficit pubblico.

Il decreto non prevede rimborsi per tutti: infatti, ferma restando la perequazione totale per gli assegni fino a tre volte il minime previdenziale, stabilisce una tutela solo per le pensioni d’importo inferiore. Dal primo agosto dovrebbero partire i rimborsi, ma i sindacati restano sul piede di guerra.

Il bonus Poletti è legge: cosa prevede? Per i due anni in oggetto saranno rivalutate al 100% le pensioni fino a tre volte il minimo, al 40% quelle tra tre e quattro volte il minimo, al 20% quelle tra quattro e cinque volte il minimo, al 10% infine quelle tra cinque e sei volte il minimo.

Per gli assegni complessivamente superiori a sei volte il minimo non ci sarà alcun adeguamento. Per il 2014 e il 2015 la rivalutazione è stabilita invece al 20% e, a partire dal 2016, al 50%.

Inoltre tutti gli assegni legati a rendite vitalizie e indennità saranno tutti posti in pagamento il primo giorno di ciascun mese o il giorno successivo se festivo.

Dal 2017, i pagamenti avverranno invece il secondo giorno valido per le transazioni bancarie di ciascun mese. Nel testo approvato è arrivata anche l’indicazione che le pensioni verranno pagate il secondo giorno del mese a gennaio 2016 e dal 2017 per tutti i mesi.

Nel decreto sono state inserite anche misure che facilitano i finanziamenti bancari in favore di datori di lavoro che non intendono corrispondere immediatamente il Tfr con risorse proprie. Tali operazioni saranno esentate da oneri fiscali e semplificate nella procedura per ottenere garanzie, attraverso l’introduzione di un “privilegio speciale” sul credito specifico.

Infine aumentano le risorse a disposizione per i contratti di solidarietà: dai 70 milioni di euro iniziali l’importo è stato portato a 290 milioni di euro.

Beppe Grillo ritiene che la nuova legge di conversione del decreto sul rimborso pensioni “non ha minimamente dato seguito a quanto stabilito nella sentenza, limitandosi a offrire un’elemosina a pochi pensionati”. Infatti, Le somme indebitamente trattenute ai pensionati sono state conteggiate in circa 17,6 miliardi di euro mentre il risarcimento proposto dal governo, dunque per Grillo il cosiddetto, “Bonus Poletti” è “un’elemosina” di circa 2 miliardi.

Dossier: decreto pensioni punto per punto

Articolo 1 – Misure in materia di rivalutazione automatica delle pensioni
Il comma 1 dell’articolo 1 del presente decreto-legge riconosce, “nel rispetto del principio dell’equilibrio di bilancio e degli obiettivi di finanza pubblica”, solo una parte della perequazione che deriverebbe dalla suddetta applicazione della normativa generale. In particolare, si attribuiscono, con riferimento al 2012 ed al 2013, quote di perequazione variabili nel corso degli anni, secondo i seguenti termini percentuali (naturalmente, le aliquote relative all’anno 2012 si riferiscono alla sola perequazione per il medesimo 2012):
40% per il 2012 ed il 2013, 8% per il 2014 e per il 2015 e 20% a decorrere dal 2016, per i trattamenti pensionistici di importo complessivo superiore a 3 volte il predetto trattamento minimo e pari o inferiore a 4 volte;
20% per il 2012 ed il 2013, 4% per il 2014 e per il 2015 e 10% a decorrere dal 2016, per i trattamenti di importo complessivo superiore a 4 volte e pari o inferiore a 5 volte il medesimo minimo;
10% per il 2012 ed il 2013, 2% per il 2014 e per il 2015 e 5% a decorrere dal 2016, per i trattamenti di importo complessivo superiore a 5 volte e pari o inferiore a 6 volte il minimo.
Resta ferma la perequazione al 100% (già riconosciuta e liquidata, come detto) per i trattamenti di importo complessivo inferiore o pari a 3 volte il minimo.
Nei casi di importo superiore ad uno dei limiti, ma inferiore al medesimo limite incrementato della quota di perequazione automatica spettante sulla base delle percentuali summenzionate, l’aumento a titolo di perequazione è in ogni caso riconosciuto fino a concorrenza del predetto limite maggiorato . Eccettuata tale ipotesi, non viene riconosciuta alcuna perequazione per i trattamenti di importo complessivo superiore a 6 volte il minimo.
Le norme in esame, nelle more della conversione del presente decreto, sono state oggetto della circolare INPS n. 125 del 25 giugno 2015.
Tale circolare specifica tra l’altro (cfr. anche il relativo esempio allegato ad essa) che la base di calcolo su cui applicare il coefficiente di perequazione relativo al 2014 include gli importi della perequazione relativa agli anni 2012 e 2013 secondo le suddette misure ridotte (8, 4 o 2 punti percentuali) previste negli anni 2014 e 2015. In merito, il capoverso aggiunto dalla Camera alla fine del comma 1 (capoverso 25-ter) appare inteso a far salvo che, a decorrere dal 2016, nella base di calcolo (relativa alle nuove perequazioni) siano computati gli importi attribuiti a titolo di perequazione per gli anni 2012 e 2013 secondo le misure percentuali più elevate (20, 10 o 5 punti percentuali) applicate a decorrere dal 2016.
Il successivo comma 2, nel testo riformulato dalla Camera, dispone che le percentuali di perequazione siano individuate includendo nell’importo complessivo di tutti i trattamenti pensionistici del soggetto anche gli “assegni vitalizi derivanti da uffici elettivi”. Resta fermo che tali assegni vengono considerati ai soli fini del computo dell’importo complessivo, ma non ai fini dell’applicazione della disciplina statale della perequazione ai vitalizi medesimi. Nel testo originario del comma 2, l’estensione agli assegni vitalizi era operata esclusivamente con riferimento alle norme sulla perequazione di cui al medesimo articolo 1 e non con riguardo alla disciplina generale in materia di perequazione.
Il comma 3 prevede che le somme arretrate dovute ai sensi del presente articolo siano corrisposte con effetto dal 1° agosto 2015.
Il comma 4 specifica che rimane ferma l’abrogazione di una disciplina transitoria sulla perequazione automatica per gli anni 2012 e 2013, già abrogata dalla normativa dichiarata illegittima dalla citata sentenza della Corte costituzionale n. 70 del 2015 .
Il comma 5 rinvia alla legge di assestamento del bilancio dello Stato per il 2015 ed alle previsioni di bilancio per gli anni successivi la definizione della copertura finanziaria degli oneri di cui al presente articolo 1.

Articolo 2 – Rifinanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga
L’articolo 2 dispone un incremento pari a 1.020 milioni di euro, per il 2015, del Fondo sociale per occupazione e formazione , ai fini del finanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga alla normativa vigente. Tale importo si somma allo stanziamento già previsto per tale finalità per il 2015, pari a 700 milioni ; quest’ultimo stanziamento – secondo la relazione illustrativa del disegno di legge di conversione del presente decreto – è già impiegato per coprire trattamenti in deroga aventi decorrenza nel 2014.
Si ricorda che i criteri per l’erogazione degli ammortizzatori sociali in deroga sono stati ridefiniti dal D.M. 1 agosto 2014, n. 83473.
All’onere finanziario derivante dall’incremento in oggetto si fa fronte riducendo il Fondo istituito precipuamente per l’esercizio delle deleghe in materia di lavoro di cui alla L. 10 dicembre 2014, n. 183 .
Riguardo ad una quota di riserva nell’àmbito delle risorse per gli ammortizzatori sociali in deroga, cfr. il successivo articolo 3.

Art.3 – Rifinanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga per il settore della pesca
L’articolo 3 incrementa da 30 a 35 milioni di euro, per il 2015, il limite massimo della quota destinata al riconoscimento della cassa integrazione in deroga per il settore della pesca, nell’àmbito delle risorse relative agli ammortizzatori sociali in deroga, come rideterminate dal precedente articolo 2

Articolo 4 – Rifinanziamento dei contratti di solidarietà e delle proroghe di alcuni trattamenti straordinari di integrazione salariale

Il comma 1 dell’articolo 4 estende al 2015, con un apposito stanziamento, la possibilità, per le imprese non rientranti nell’ambito ordinario di applicazione della disciplina dei contratti di solidarietà di tipo difensivo(18) , di stipulare tali contratti, con il riconoscimento di determinate agevolazioni – in favore delle stesse imprese e dei lavoratori interessati -, ai sensi dell’art. 5, commi 5 e 8, del D.L. 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla L. 19 luglio 1993, n. 236, e successive modificazioni. Per questa possibilità, la proroga per l’anno 2015 è disposta (dal presente comma 1) nel limite di spesa di 140 milioni di euro; il testo originario del decreto, così modificato dalla Camera, poneva un limite di 70 milioni (la precedente proroga(19) , per l’anno 2014, contemplava un limite di spesa di 40 milioni).
Il successivo comma 1-bis – aggiunto dalla Camera – dispone, per il 2015, un incremento delle risorse relative ad un elevamento transitorio della misura del trattamento di integrazione salariale relativo all’àmbito ordinario dei contratti di solidarietà difensivi. Tale elevamento è pari al 10 per cento della retribuzione persa a séguito della riduzione di orario ed è ora concesso, per il 2015, nel limite massimo di 200 milioni di euro (la norma fino ad ora vigente poneva, sempre per il 2015, un limite di 50 milioni) a valere sulle risorse del Fondo sociale per occupazione e formazione.
Anche tale elevamento transitorio costituisce, in sostanza, una proroga di interventi simili, previsti negli anni precedenti (per il 2014 è stato disposto, nel limite di 50 milioni di euro e sempre ai fini di un elevamento nella misura del 10 per cento, dall’art. 1, comma 186, della L. 27 dicembre 2013, n. 147).
Il comma 1-bis specifica che le risorse stanziate dal medesimo comma sono destinate esclusivamente a contratti di solidarietà (difensivi) ed istanze rispettivamente stipulati e presentate prima dell’entrata in vigore del decreto legislativo attuativo della disciplina di delega sul riordino degli strumenti di tutela in costanza di rapporto di lavoro. Si ricorda che la normativa di delega è posta dall’art. 1, comma 2, lettera a), della L. 10 dicembre 2014, n. 183, e che, sulla base di essa, è attualmente all’esame delle Camere uno schema di decreto legislativo (Atto del Governo n. 179). Quest’ultimo riconduce (cfr. ivi l’art. 21 ) i contratti di solidarietà difensivi nell’àmbito del trattamento straordinario di integrazione salariale, come ridisciplinato dal medesimo schema.
I contratti di solidarietà sono costituiti da accordi, stipulati tra il datore di lavoro e le rappresentanze sindacali, aventi ad oggetto la diminuzione dell’orario di lavoro e della retribuzione, per conseguire una delle seguenti finalità:
evitare la riduzione del personale – cosiddetti contratti di solidarietà difensivi -;
procedere a nuove assunzioni – cosiddetti contratti di solidarietà espansivi -.
Per i contratti di solidarietà difensivi, è attribuita un’integrazione salariale a carico dell’INPS, ai fini del recupero parziale della retribuzione.
Per i contratti di solidarietà espansivi, sono riconosciuti incentivi, in favore del datore di lavoro, con riferimento alle nuove assunzioni effettuate.
Le risorse finanziarie di cui ai commi 1 e 1-bis del presente articolo 4 sono stanziate a valere sul Fondo sociale per occupazione e formazione. Riguardo al finanziamento di cui al comma 1-bis, il medesimo comma dispone un corrispondente incremento (pari, quindi, a 150 milioni di euro per il 2015) della dotazione del suddetto Fondo, mediante riduzione, in identica misura, del Fondo istituito precipuamente per l’esercizio delle deleghe in materia di lavoro di cui alla L. 10 dicembre 2014, n. 183 .
Il comma 1-ter – inserito dalla Camera – incrementa da 115 milioni a 135 milioni di euro, per il 2015, la misura massima del finanziamento per le proroghe – oltre il limite di durata di dodici mesi e fino ad un ulteriore periodo massimo di dodici mesi – dei trattamenti di cassa integrazione guadagni straordinaria per cessazione “dell’attività dell’intera azienda, di un settore di attività, di uno o più stabilimenti o parte di essi”. Si ricorda che tali proroghe sono subordinate alla sussistenza di specifici accordi in sede governativa e di programmi (che comprendano la formazione, ove necessaria) intesi alla ricollocazione dei lavoratori, nonché alla previa verifica – da parte del Ministero del lavoro e delle politiche sociali – del concreto avvio (nel precedente periodo di corresponsione del trattamento) del piano di gestione delle eccedenze occupazionali.
L’incremento finanziario in oggetto è posto a carico del Fondo sociale per occupazione e formazione.

Articolo 5 – Modifiche ai criteri di determinazione del coefficiente di capitalizzazione del montante contributivo
I commi 1 e 1-bis dell’articolo 5 recano una modifica della normativa pensionistica sul sistema di calcolo contributivo. La modifica concerne sia le quote di trattamento pensionistico determinate in base al suddetto sistema sia le pensioni liquidate interamente secondo il medesimo.
La novella di cui al comma 1 dispone che il coefficiente di rivalutazione del montante contributivo individuale non sia in ogni caso inferiore ad un punto percentuale. L’applicazione di tale valore minimo dà luogo alla conferma dell’importo precedente del montante, senza alcuna riduzione (mentre l’applicazione di un valore inferiore ad un punto percentuale darebbe luogo ad una riduzione dell’ammontare precedente). Sempre in base alla novella, qualora, in base al meccanismo di calcolo proprio del coefficiente, il valore risulti inferiore ad un punto percentuale, la differenza rispetto al nuovo valore minimo si recupera in sede di determinazione dei coefficienti degli anni successivi.
Il comma 1-bis – inserito dalla Camera – prevede che il suddetto criterio del recupero negli anni successivi non operi in sede di prima applicazione; di conseguenza, l’attribuzione, per la rivalutazione del montante contributivo relativa all’anno 2014, del valore minimo di un punto percentuale – anziché del valore di 0,998073 punti (che deriverebbe dalla normativa finora vigente) – non comporta il recupero a valere sul coefficiente relativo all’anno successivo.
Si ricorda che, nel sistema pensionistico in oggetto, il montante contributivo individuale viene rivalutato (su base composta ed al 31 dicembre di ogni anno) in base ad un tasso annuo di capitalizzazione, costituito dalla variazione media quinquennale del prodotto interno lordo (PIL) nominale, appositamente calcolata dall’ISTAT, con riferimento al quinquennio precedente l’anno da rivalutare (la rivalutazione non riguarda la contribuzione inerente a quest’ultimo anno) .
Come accennato, per la rivalutazione relativa al 2014, il computo in base alla variazione media del PIL nominale del quinquennio 2009-2013 avrebbe determinato una riduzione del montante. In via provvisoria, in attesa di chiarimenti governativi, l’INPS non ha applicato tale riduzione. La novella non comporta, dunque, interventi di restituzione di somme ai titolari di trattamenti pensionistici.
Il comma 2 – modificato dalla Camera in relazione agli effetti derivanti dall’inserimento del comma 1-bis – provvede alla quantificazione ed alla copertura degli oneri finanziari derivanti dai commi precedenti.
A tali oneri si fa fronte – oltre che mediante le entrate derivanti dal maggior importo dei trattamenti pensionistici – disponendo una riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica(25) e dell’accantonamento relativo al Ministero dell’economia e delle finanze del fondo speciale di parte corrente (fondo destinato alla copertura degli oneri di parte corrente derivanti dalle norme legislative che si prevede possano essere approvate nel triennio finanziario di riferimento).
Il comma 3 reca una norma contabile finale.

Articolo 5-bis – Interpretazione autentica dell’articolo 1, comma 112, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, in materia di benefici previdenziali per i lavoratori esposti all’amianto
L’articolo 5-bis – inserito dalla Camera – reca una norma di interpretazione autentica della disposizione sui trattamenti pensionistici per i lavoratori esposti all’amianto stabilita dall’art. 1, comma 112, della L. 23 dicembre 2014, n. 190.
Quest’ultimo comma ha escluso, con riferimento ai “lavoratori attualmente in servizio”, l’applicazione, ai fini pensionistici, dei provvedimenti di annullamento, adottati dall’INAIL , delle certificazioni precedentemente rilasciate dal medesimo Istituto, relative all’esposizione all’amianto per un periodo superiore a dieci anni (soggetto all’assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali). L’esclusione degli effetti dell’annullamento non concerne il caso di dolo dell’interessato, accertato in via giudiziale con sentenza definitiva.
Il presente articolo 5-bis chiarisce che con la suddetta locuzione di “lavoratori attualmente in servizio” si intendono i lavoratori che, alla data del 1° gennaio 2015 (data di entrata in vigore della citata L. n. 190), non fossero beneficiari di trattamenti pensionistici (si prescinde, dunque, dalla sussistenza, alla medesima data, di un rapporto di lavoro).
Si ricorda che la suddetta fattispecie di esposizione dà luogo ad un coefficiente moltiplicatore del medesimo periodo, ai soli fini della determinazione dell’importo della pensione (e non anche della maturazione del diritto ), pari ad 1,25 punti, a meno che i soggetti non rientrino nella disciplina previgente più favorevole, secondo la quale il coefficiente moltiplicatore è pari a 1,50 punti e rileva anche ai fini della maturazione del diritto; quest’ultima normativa più favorevole concerne i lavoratori individuati ai sensi dell’art. 1, comma 115, della L. n. 190 del 2014, e successive modificazioni, nonché (cfr. la circolare INPS n. 58 del 15 aprile 2005): i lavoratori in possesso della certificazione rilasciata dall’INAIL, attestante lo svolgimento, entro il 2 ottobre 2003, di attività lavorativa con esposizione ultradecennale all’amianto, a séguito di domanda presentata entro il 15 giugno 2005; i soggetti il cui periodo di esposizione ultradecennale (compiutosi entro il 2 ottobre 2003) sia stato riconosciuto con sentenza pronunciata in esito di cause il cui ricorso sia stato “depositato a seguito di diniego dell’INAIL su domande di certificazione presentate nel tempo dagli interessati a detto Istituto e comunque non oltre il 15 giugno 2005”.
Potrebbe essere ritenuto opportuno un chiarimento riguardo alla locuzione, presente nel citato comma 112, “ai fini del conseguimento delle prestazioni pensionistiche”, tenendo conto che il coefficiente moltiplicatore rileva ai fini del diritto al trattamento solo per i soggetti che rientrino nella normativa pregressa summenzionata.

Articolo 6 – Razionalizzazione delle procedure di pagamento dell’INPS

Il comma 1 dell’articolo 6 introduce un termine temporale unico per il pagamento – da parte dell’INPS – dei trattamenti pensionistici e delle prestazioni in favore degli invalidi civili a carico del medesimo Istituto – e delle rendite vitalizie a carico dell’INAIL (l’erogazione delle quali è eseguita dal medesimo INPS).
Si dispone che, “al fine di razionalizzare e uniformare le procedure e i tempi di pagamento”: a decorrere dal 1° giugno 2015 e fino al 31 dicembre 2016, tali trattamenti siano erogati il primo giorno di ciascun mese (o, “se festivo o non bancabile”, il giorno successivo), ad eccezione del mese di gennaio 2016, per il quale il pagamento viene stabilito per il secondo giorno bancabile; a decorrere dal 2017, i pagamenti siano effettuati il secondo giorno bancabile di ciascun mese. Quest’ultimo termine è stabilito – secondo la relazione illustrativa e quella tecnica allegate all’originario disegno di legge di conversione del presente decreto – “in relazione all’evoluzione dei sistemi di pagamento in euro”. Resta fermo che, per i beneficiari di più di uno dei trattamenti summenzionati, il pagamento avviene con un unico mandato di pagamento, sempre che non esistano cause ostative.
La relazione tecnica summenzionata ricorda che la disciplina fino ad ora vigente prevede i seguenti termini di pagamento: per un trattamento INPS o INAIL, il primo giorno del mese; per un trattamento ex INPDAP il 16 di ogni mese; per un trattamento ex ENPALS il 10 di ogni mese; per i titolari di più di uno di qualsiasi dei suddetti trattamenti il 10 di ogni mese.
Secondo la summenzionata relazione illustrativa, i termini unici stabiliti dalla presente novella di cui all’articolo 6, comma 1, semplificano “fortemente le procedure gestionali, amministrative e informatiche, con una sola lavorazione al mese contro le tre attuali” ed hanno “un impatto sociale molto rilevante, garantendo ai beneficiari la disponibilità finanziaria anticipata di tutte le prestazioni”.
I commi 2 e 3 provvedono alla quantificazione ed alla copertura degli oneri finanziari relativi alla novella di cui al comma 1. Gli oneri sono determinati – come osserva la relazione tecnica – dal minore importo degli interessi in favore dell’INPS, derivante dai nuovi termini di erogazione delle prestazioni, i quali comportano, in prevalenza, un anticipo delle erogazioni medesime.
Agli oneri si fa fronte mediante: la riduzione delle commissioni corrisposte dall’INPS agli istituti di credito ed a Poste Italiane Spa per i servizi di pagamento delle prestazioni pensionistiche, riduzione derivante da una rinegoziazione connessa al passaggio ai suddetti termini unici di pagamento (lettera a) del comma 2 e comma 3); l’incremento (nei termini quantitativi di cui alla lettera b) del comma 2) della quota che, ogni anno, l’INPS deve rendere indisponibile e versare all’entrata del bilancio dello Stato, nell’àmbito delle entrate derivanti dagli interessi attivi (al netto dell’imposta sostitutiva) relativi alla concessione di prestazioni creditizie in favore degli iscritti alla gestione unitaria ex INPDAP delle prestazioni creditizie e sociali. Nella normativa fino ad ora vigente, tale quota è pari a 50 milioni di euro annui. In relazione all’incremento di essa, l’INPS provvede a corrispondenti risparmi, “attraverso interventi di razionalizzazione e riduzione delle proprie spese” (lettera b) citata).
I commi da 3-bis a 3-quater – inseriti dalla Camera e corrispondenti ad una condizione posta dal parere della V Commissione della Camera – recano le clausole contabili e di monitoraggio e salvaguardia finanziari. In particolare, la clausola di salvaguardia consiste in un eventuale elevamento ulteriore degli obiettivi di risparmio dell’INPS di cui alla lettera b) del precedente comma 2.

Articolo 7 – TFR in busta paga
L’articolo 7 modifica un profilo della disciplina, posta dall’art. 1, commi da 26 a 34, della L. 23 dicembre 2014, n. 190 , relativa alla possibilità, per i lavoratori dipendenti del settore privato, di liquidazione nella retribuzione mensile, in via sperimentale, per il periodo 1° marzo 2015-30 giugno 2018, delle quote del trattamento di fine rapporto (TFR) maturate nel medesimo periodo.
Nella formulazione finora vigente della disciplina, i datori di lavoro, qualora abbiano alle dipendenze un numero di addetti inferiore a 50 e non intendano erogare immediatamente con proprie risorse le quote di TFR oggetto dell’opzione, possono accedere ad un finanziamento, assistito dalla garanzia prestata sia dall’apposito Fondo di garanzia, istituito presso l’INPS, sia, in ultima istanza, dallo Stato, nonché da un privilegio speciale su beni mobili, destinati all’esercizio dell’impresa e non iscritti nei pubblici registri .
La novella di cui all’articolo 7 sostituisce la garanzia suddetta del privilegio speciale con il privilegio generale sui beni mobili e specifica che il finanziamento in oggetto e le formalità ad esso connesse, nell’intero svolgimento del rapporto, sono esenti dalle imposte di registro e di bollo nonché da ogni altro diritto o imposta.
Di conseguenza, anche nella norma relativa al subentro, da parte del Fondo di garanzia e per l’importo da esso pagato, nel privilegio spettante alla banca, la novella sostituisce il riferimento al privilegio speciale suddetto con quello generale summenzionato.
La relazione illustrativa allegata all’originario disegno di legge di conversione del presente decreto osserva che lo scopo della novella è di alleggerire gli oneri dei soggetti coinvolti in tali operazioni; con la novella, le imprese sono esonerate dal fornire un elenco dei beni mobili oggetto di privilegio e gli istituti finanziatori sono esonerati dall’iscrivere tale elenco, che determinerebbe, tra l’altro, significativi oneri connessi alla pubblicizzazione dell’atto, i quali ricadrebbero in capo all’impresa.
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Autore: Vincent Dimaggio

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Un pensiero riguardo “Decreto pensioni. Ok del Senato al Bonus Poletti. Beppe Grillo:”Un’elemosina””

  1. Il governo incompetente e furbetto, altra occasione per farsi fare ricorso e dichiarala anticostituzionale, nel mentre perdono tempo guadagnando sempre sui pensionati, sperando di fiaccarli e spazientirli. Ma loro, la CASTA, guai a toccarsi. Se la suonano e se la cantano sempre da soli. Il compianto Gianfranco Funari diceva ” NON MI PREOCCUPO DEI POLITICI COGLIONI, MA DAI COGLIONI CHE LI VOTANO”…..

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