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Depressione, in sperimentazione un nuovo farmaco che stimola la neurogenesi

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Boston (USA), 10 dicembre 2015 – Si chiama NSI-189 e ha già dimostrato di poter dare ottimi risultati. Si tratta del nuovo farmaco in fase sperimentale contro la depressione che stimola la neurogenesi. A condurre lo studio un italiano, Maurizio Fava, di Vicenza, da 30 anni negli Stati Uniti presso il Massachussetts General Hospital di Boston.

[easy_ad_inject_1]La molecola già testata in fase I, anche se soltanto su 24 pazienti adulti con diagnosi di disturbo depressivo maggiore, è in grado di agire rapidamente come antidepressivo, ha pochissimi effetti collaterali ed è risultata avere un’efficacia duratura (almeno otto settimane dopo l’interruzione del trattamento).

Dallo studio è emerso che il nuovo farmaco antidepressivo sarebbe in grado di stimolare la neurogenesi, la capacità del cervello di generare nuovi neuroni che stress e depressione contribuiscono invece a diminuire.

Il nuovo farmaco si basa su un meccanismo d’azione del tutto diverso da quello degli attuali farmaci utilizzati per curare la depressione. In pratica, non agisce sul cervello aumentando la produzione di serotonina, il neurotrasmettitore del buon umore, ma agisce simolando la neurogenesi, che permette la generazione di nuovi neuroni in una particolare zona del cervello, il giro dentato dell’ippocampo esercitando effetti antidepressivi.

I risultati dello studio di fase 1, guidato da Maurizio Fava, dimostrano che il trattamento con il farmaco attualmente identificato come NSI-189 ha migliorato i sintomi sia depressivi che cognitivi nei partecipanti allo studio e che i suoi effetti sembrano persistere per diversi mesi dopo l’interruzione del trattamento.

“Tutti i farmaci antidepressivi attualmente approvati modulano cambiamenti nei livelli dei neurotrasmettitori monoamine. Il nostro studio rileva che questo nuovo composto promuove la neurogenesi in una parte specifica del cervello, è ben tollerato e può avere effetti antidepressivi duraturi. Se la sua efficacia è confermata in studi più ampi, questo farmaco potrebbe rappresentare una nuova importante opzione per i pazienti che non rispondono ai farmaci attualmente disponibili”

ha spiegato Maurizio Fava, direttore esecutivo della Clinical Trials Network & Institute (CTNI) nell’MGH Department of Psychiatry, autore principale dello studio.

Il nuovo farmaco ha già superato i primi test clinici su un piccolo gruppo di pazienti e dopo le prime 4 settimane di terapia ha dato ottime prove di efficacia, mostrando effetti antidepressivi che durano per più di due mesi. Ora la ricerca ha iniziato la Fase 2 della sperimentazione, che coinvolgerà un numero maggiore di soggetti, e i primi risultati arriveranno tra circa due anni.

“Il suo esatto meccanismo d’azione è al momento oggetto di studio ma il farmaco ha mostrato l’abilità di aumentare le sinapsi e il volume dell’ippocampo. Pensiamo che il farmaco agisca a livello del Dna. Questa ipotesi è coerente con il fatto che il farmaco ha un’azione antidepressiva che perdura nel tempo dopo la sospensione della malattia. La II fase sperimentale coinvolgerà in tutto 220 pazienti, avrà lo scopo di verificare in via definitiva l’efficacia del farmaco e darà i suoi risultati all’inizio del 2017. Se l’esito di questo trial di fase due sarà positivo si avvierà la terza e ultima fase sperimentale di tipo confermativo che darà risultati nel 2018”, spiega Fava.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Molecular Psychiatry.

Nel nostro Paese la depressione è un male oscuro che colpisce almeno una volta nella vita l’11.5% degli italiani. Una patologia ancora troppo sottovalutata e che può manifestarsi a tutte l’età. In 12 mesi si registrano episodi, della durata di due settimane, nel 2% dei bambini e tra il 4% degli adolescenti. Mentre negli over 65 la percentuale è del 4,5.

Vincent Dimaggio
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