Diabete. Attenzione all’olio di palma: distrugge le cellule beta del pancreas

Bari, 28 aprile 2015 – Un abuso di olio di palma può compromettere la funzione delle cellule beta del pancreas, impedendone la produzione di insulina e aprendo così le porte al diabete. E’ quanto emerge da una ricerca della Società italiana di Diabetologia, che mette in relazione l’insorgenza del diabete con il consumo eccessivo di olio di palma, un ingrediente che si trova in molti alimenti, in particolare quelli dell’industria dolciaria.

I risultati della ricerca, pubblicati sulla rivista Diabetologia, hanno dimostrato che una dieta troppo ricca di grassi, ed in particolare quelli contenuti nell’olio di palma, crea dei danni irreversibili alla nostra salute. I ricercatori sostengono che la proteina p66Shc ha la capacità di distruggere le cellule beta delle isole di Langerhans all’interno del pancreas, quelle cioè che producono l’insulina, l’ormone che regola i livelli di glucosio nel sangue riducendo la glicemia mediante l’attivazione di diversi processi metabolici e cellulari.

[easy_ad_inject_1]La proteina P66Shc, in pratica, spalanca le porte al diabete, poiché un abuso di olio di palma nella propria alimentazione, a lungo andare, provoca un danno continuo all’interno del pancreas che può comportare la comparsa della malattia. L’olio di palma, che contiene un’alta quantità di acidi grassi saturi, è molto utilizzato nell’industria alimentare grazie soprattutto al suo basso costo e si trova in molti più alimenti di quanto possiamo immaginare (pensiamo alle merendine, ai biscotti, ai chewingum, e tanti altri), possiamo tranquillamente abusarne senza nemmeno saperlo.

Precedenti studi hanno già dimostrato che l’olio di palma aumenta i fattori di rischio cardiovascolare, ed è accertato che i principali acidi grassi che alzano il livello di colesterolo, aumentando i rischi di coronaropatia, sono proprio gli acidi grassi saturi. Ora i risultati allarmanti di questa nuova ricerca ci forniscono un dato ancora più preoccupante riguardo all’olio di palma presente nei cibi che ingeriamo. I danni che può causare a livello pancreatico sono irreversibili.

Lo studio, condotto professor Francesco Giorgino e dal suo team dell’Università di Bari, in collaborazione con l’Università di Pisa e l’Università di Padova, ha valutato gli effetti del palmitato, un acido grasso contenuto nell’olio di palma (che si trova anche nel formaggio e nel burro anche se in quantità molto più modeste), sull’espressione della proteina p66Shc a livello delle isole pancreatiche umane (prelevate da cadavere) e dei topi, allo scopo di comprendere il rapporto tra abuso di grassi saturi nella dieta, aumento della quantità di tessuto adiposo corporeo e sviluppo del diabete di tipo 2, il diabete mellito.

La ricerca ha misurato l’espressione della proteina killer nelle cellule beta del pancreas dei ratti a cui è stata somministrata una alimentazione ricca di grassi e in quelle prelevate da cadavere di soggetti obesi o in sovrappeso. Dai risultati ottenuti è emerso che l’esposizione al palmitato comporta un aumento della proteina p66Shc e questo, a sua volta, innesca un aumento dell’apoptosi (una forma di morte cellulare programmata) nelle cellule umane e di ratto, e nelle cellule di insulinoma di ratto. Nei topi privati del gene che produce la proteina killer si è invece osservato una maggiore longevità perché protetti dai danni dello stress ossidativo, spiegano gli autori della ricerca. In quest’ultimi, infatti, non si è oservato il fenomeno dell’apoptosi indotta da palmitato.

“La proteina p66Shc è invece un potente induttore di stress ossidativo a livello cellulare. Agisce promuovendo la formazione di specie reattive dell’ossigeno, che sono in grado di danneggiare e uccidere le cellule. E funge anche da amplificatore di altri fattori in grado di promuovere lo stress ossidativo, quali l’iperglicemia nel diabete e un aumento della produzione di fattori coinvolti nell’infiammazione”

spiega il professor Giorgino, ordinario di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo presso l’Università di Bari e coordinatore del comitato scientifico della SID.

“L’obesità, in particolare quella viscerale, cosiddetta ‘a mela’ rappresenta uno dei più importanti fattori di rischio per lo sviluppo del diabete di tipo 2. I meccanismi responsabili di questo rapporto negativo non sono ancora del tutto chiariti, e per fortuna non tutti i soggetti obesi sviluppano il diabete. Ma è meglio non rischiare. Nello studio, viene identificato nella proteina p66Shc una sorta di ‘sensore’ dell’eccesso di grassi e dell’obesità all’interno della cellula beta pancreatica, che poi crea effetti a catena dannosi”

ha detto il professor Giorgino.

Impariamo dunque a leggere attentamente le etichette dei prodotti che compriamo, anche se in concreto risulterà molto difficile trovare quei pochi alimenti che non contengono olio di palma.
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Autore: Donato Paolino

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