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Ecoplastica, in futuro imballaggi “green” resistenti prodotti con gusci d’uovo

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San Diego, California (USA), 18 marzo 2016 – I gusci d’uovo si scartano senza pensarci due volte e via nella spazzatura, ma ad un team di ricercatori della Tuskegee University, in Alabama, negli Stati Uniti, è venuta un’idea tanto geniale quanto ambientalista. I ricercatori americani hanno, infatti, scoperto che l’aggiunta di gusci d’uovo ridotti a piccolissimi schegge alle plastiche eco- friendly potrebbe contribuire alla creazione di un innovativo materiale da utilizzare per gli imballaggi “green” del futuro. Un materiale biodegradabile e resistente, in grado di piegarsi ma che non si rompe.

Lo studio è stato presentato nel corso 251esimo meeting annuale dell’American Chemical Society che si è concluso il 17 marzo a San Diego in California, dal Dr. Vijaya Rangari, professore presso il Dipartimento di Scienza dei Materiali e Ingegneria, e dal suo studente Boniface Tiimob.

“Rompiamo i gusci d’uovo fino a ottenerne le più piccole componenti e poi le aggiungiamo a una speciale miscela di bioplastiche che abbiamo sviluppato. Queste particelle di guscio d’uovo di dimensioni nanometriche possono aggiungere forza al materiale e renderlo molto più flessibile rispetto alle altre bioplastiche sul mercato. Riteniamo che questi tratti – insieme con la sua biodegradabilità nel suolo – potrebbero rendere la bioplastica con guscio d’uovo una più che valida alternativa agli attuali materiali di imballaggio, come ad esempio i materiali derivati da amido di mais, patate dolci o altre fonti vegetali rinnovabili, che facilmente si decompongono una volta che sono nel terreno”, spiega il professor Vijaya K. Rangari.

I ricercatori stimano che in tutto il mondo si producono circa 300 milioni di tonnellate di plastica ogni anno, di cui circa il 99% è prodotta con il petrolio greggio e altri combustibili fossili. Una volta finite nella spazzatura queste materie plastiche a base di petrolio possono durare per secoli senza degradarsi. Se bruciate, inoltre, queste plastiche rilasciano anidride carbonica nell’atmosfera, contribuendo così al cambiamento climatico globale.

Tuttavia – continua Rangari – la maggior parte di questi materiali non ha la forza e la flessibilità necessaria per lavorare bene nel settore dell’imballaggio. E questo è un problema dato che la stragrande maggioranza dei prodotti di plastica biodegradabili è utilizzato per contenere, avvolgere e prodotti. Ecco perché i materiali a base di petrolio continuano a dominare il mercato, in particolare per l’imballaggio di generi alimentari e utilizzati per contenere la spesa in molti negozi al dettaglio, dove le stime suggeriscono che, ogni anno sono distribuiti in tutto il mondo fino a un trilione di sacchetti di plastica.

Per trovare una soluzione, Rangari, Tiimob, e altri scienziati della Tuskegee University hanno sperimentato diversi polimeri plastici. Alla fine, si sono concentrati su una miscela fatta dal 70% di polybutyrate adipato tereftalato (PBAT), un polimero di petrolio, e dal 30% di acido polilattico (PLA), un polimero derivato da amido di mais. PBAT, a differenza di altri polimeri plastici a base di olio, è stato progettato per cominciare a biodegradarsi appena tre mesi dopo che è stato messo nel terreno.

Successivamente, i ricercatori hanno migliorato questa miscela aggiungendo nanoparticelle di gusci d’uovo, in quanto porosi, leggeri e composti principalmente da carbonato di calcio, un composto naturale che si decompone facilmente.

I ricercatori hanno scoperto che questa aggiunta ha reso la miscela del 700% più flessibile rispetto ad altre miscele bioplastiche e sono convinti che sarà proprio il fattore flessibilità a renderla ideale per l’uso in confezioni di vendita, sacchetti della spesa e contenitori per alimenti, tra cui anche i contenitori delle uova.

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