Emanuele Filiberto e il tweet sui partigiani. Gaffe o intrusione di hackers?

Torna a far discutere Emanuele Filiberto di Savoia, rampollo della dinastia reale italiana, personaggio televisivo ma anche colui che con tutta probabilità avrebbe pronunciato il discorso al Quirinale per le celebrazioni della Festa dei Lavoratori in qualità di Re d’Italia se in quel celebre referendum del 2 e 3 giugno 1946 gli italiani avessero scelto la Monarchia e non la Repubblica.

A scatenare le polemiche sarebbe stato un tweet a lui attribuito che recita così: “I parassiti Partigiani con le loro associazioni costano al contribuente 3 milioni di euro”.

Del tweet oggi non vi è traccia ma secondo il Messaggero sarebbe comparso il primo maggio e aveva un chiaro riferimento all’Anpi con tanto di link all’articolo di un sito web.

Ma Emanuele Filiberto di Savoia assicura di non aver scritto quelle parole: “Qualcuno è entrato nel mio account e ha mandato articolo su partigiani volendo cavalcare la diatriba sulla mia visita a Noto! Mi dispiace !” scrive ancora sui social (qualche volta asocial) e aggiunge “Leggo i vostri tweet… vorrei ricordarvi il ruolo di mia nonna durante la guerra accanto ai partigiani… Studiare non fa male!”.

Non sarebbe di questo avviso la Wu Ming Foundation che oltre ad avvisare sul suo profilo twitter che Emanuele Filiberto avrebbe cancellato il post “incriminato”, ha poi pubblicato foto storiche che ritraggono membri della famiglia Savoia insieme ai gerarchi nazisti:”Non è tua bisnonna questa qui a braccetto con Hitler?”, “Facciamo nostra l’esortazione a studiare, è importante aver chiaro il ruolo del resto della tua famiglia”.

Emanuele Filiberto dal canto suo ha chiuso la questione: “Incredibile vedere la violenza di certe persone… Il rimanere bloccati su dei preconcetti storici senza voler ascoltare l’altro!”.

Cosa fa pensare questo “incidente”? che l’Italia è ancora giovane? Che le sue ferite non sono affatto rimarginate? Che i figli dei figli dei figli devono pagare per sempre per le colpe degli avi? Che quegli oltre 10 milioni di voti di cittadini che scelsero la monarchia ancora oggi pesano sulla coscienza collettiva nazionale?

Massimo d’Azeglio (o Ferdinando Martini?) forse aveva ragione: l’Italia è fatta. Ma ancora resta da fare gli italiani.

Autore: Vincent Dimaggio

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