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Epilessia farmacoresistente. Impiantato per la prima volta stimolatore che blocca le crisi epilettiche

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Torino, 9 luglio 2015 – Un sistema che blocca l’epilessia sul nascere è stato impiantato, per la prima volta nel nostro Paese, su una bambina di 4 anni affetta da epilessia, che ora ha davanti a sé la prospettiva di una migliore qualità di vita. L’intervento neurochirurgico innovativo per il trattamento dell’epilessia farmacoresistente, tecnicamente riuscito, è stato eseguito presso la Neurochirurgia dell’ospedale Molinette della Città della Salute, diretta dal professor Alessandro Ducati.

[easy_ad_inject_1]Si tratta di uno stimolatore a dir poco rivoluzionario, ASPIRE (questo il suo nome), che è simile ad un pacemaker cerebrale, ma la sua funzione è quella di “modificare la reattività delle cellule nervose nelle zone cerebrali interessate dall’epilessia, mediante la stimolazione costante del nervo vago”.

Rispetto ai tradizionali sistemi in uso, questo stimolatore riesce a bloccare le crisi epilettiche sul nascere, inviando un’eccedenza di stimoli proprio nel momento in cui sta per verificarsi la crisi epilettica, bloccandola senza conseguenze per il paziente.

“Lo stimolatore è in grado di riconoscere autonomamente l’inizio della crisi epilettica mediante l’analisi dell’elettrocardiogramma incorporato, e quindi di far partire stimoli che bloccano la crisi. Perché l’inizio della crisi epilettica corrisponde ad un aumento della frequenza cardiaca. Una vera e propria svolta per questa patologia, che verrà utilizzata soprattutto nei bambini”

spiega l’ospedale in una nota stampa.

L’epilessia è una malattia invalidante, una condizione neurologica caratterizzata da ricorrenti e improvvise manifestazioni con improvvisa perdita della coscienza e violenti movimenti convulsivi dei muscoli, dette, appunto, “crisi epilettiche”, senza che il paziente possa far nulla per arrestarli.

In molti casi i farmaci riescono a controllare la malattia ma, in circa il 30% dei pazienti viene riscontrata un’epilessia farmacoresistente e la qualità della vita del paziente ne viene gravemente compromessa. In coloro che non rispondono alla terapia farmacologia si può fare ricorso alla chirurgia, alla neurostimolazione o a cambiamenti nell’alimentazione. Oggi, grazie al rivoluzionario stimolatore si aprono nuove prospettive per il trattamento di questo tipo di epilessia volte a garantire al paziente una migliore qualità di vita.

Secondo i dati a disposizione, circa l’1% della popolazione mondiale ha l’epilessia e quasi l’80% dei casi si riscontrano nei paesi in via di sviluppo. Nel 2013, l’epilessia ha causato 116.000 decessi, in aumento rispetto agli 111.000 del 1990. La malattia diventa più comune nelle persone anziane.

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