UE: Facebook vietato ai minori di 16 anni. Gli Stati potranno mantenere il limite precedente

Bruxelles, 16 dicembre 2015 – La tutela dei minori viene prima di tutto ed è questo il motivo che ha indotto l’Europa ad innalzare a 16 anni l’accesso a social network come Facebook, Twitter, Instagram, WhatsApp e tutti gli altri, aumentando di tre anni il precedente limite.

[easy_ad_inject_1]Se domani a Bruxelles sarà approvata la proposta depositata da Jan Albrecht, parlamentare del partito tedesco dei Verdi, che alza il limite per registrare un account sui social network a 16 anni, entro il 2018 tutti gli Stati dell’Unione Europea potranno decidere a discrezione se adeguarsi e ratificare la normativa europea oppure mantenere il limite attuale dei 13 anni.

In caso di ratifica da parte dello Stato, l’unico modo per gli under 16 per poter accedere ai social sarà quello di avere il consenso dei genitori. Tuttavia, sembra che a conti fatti, più che a tutelare i minori, la nuova norma contribuirà soltanto a creare più account con false date di nascita perché difficilmente gli adolescenti riusciranno a fare a meno dei social, che sono diventati ormai parte integrante della quotidianità di ognuno di loro.

Ma i social sembrano avere anche un altro destino: quello di garantire la sicurezza ai cittadini. Giunge, infatti, notizia che molto presto per avere il visto di ingresso negli Stati Uniti, saranno controllati, scrutati e valutati accuratamente i profili social dei soggetti richiedenti.

Secondo il Wall Street Journal, infatti, il Dipartimento di Sicurezza degli Stati Uniti vuole analizzare i contenuti dei social network, accedendo direttamente agli account, per determinare se i soggetti che richiedono il visto di ingresso potrebbero rappresentare una minaccia per la sicurezza nazionale.

La proposta di revisione arriva dopo poche settimane dai fatti tragici di San Bernardino, una tragedia in cui ben 14 persone hanno perso la vita e 22 sono rimaste ferite. Uno degli assalitori, Tashfeen Malik, era giunto negli Stati Uniti dal Pakistan con un visto, nonostante il fatto che dai suoi profili social emergesse chiaramente che era pro-jihadista, un estremista islamico con tendenze terroristiche tenuto sott’occhio persino dall’Fbi.

In una dichiarazione, dopo l’attacco terroristico, il presidente Barack Obama ha esortato “il leader dell’alta tecnologia e le forze dell’ordine a collaborare per rendere più difficile per i terroristi utilizzare le nuove tecnologie per sfuggire alla giustizia”.

A sostenere con forza questo cambiamento di rotta è, in particolare, l’ex sottosegretario al Dipartimento di sicurezza, John Cohen, secondo il quale nel momento in cui si vuole far entrare uno straniero nel Paese bisogna assicurarsi che non rappresenti una minaccia per la sicurezza nazionale.

“Non ci sono scuse per non usare tutte le risorse a nostra disposizione per individui completamente sconosciuti prima di permettergli di entrare negli Stati Uniti”

ha detto John Cohen alla ABC News.

Il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest, ha dichiarato che al dipartimento di sicurezza degli Stati Unito è stato chiesto di rivedere il processo per lo screening persone che richiedono i visti di ingresso nel Paese.

“Penso che la principale priorità del presidente qui è la sicurezza del popolo americano. E continueremo a garantire che il programma K-1 per il rilascio del visto sia effettivamente applicato”

ha detto Earnest.

Come dicono i grandi “per garantire maggior sicurezza al popolo, c’è bisogno di rinunciare ad una parte della propria libertà”.

 

Autore: Donato Paolino

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