Farmaci anticancro troppo cari. Oncologi: “In dieci anni prezzo farmaci antitumorali raddoppiato”

Chicago (USA), 2 giugno 2015 – Gli oncologi lanciano l’allarme sui prezzi dei farmaci anti-cancro. In dieci anni il loro costo è duplicato, passando da 4.500 dollari a più di 10mila al mese. Nel nostro Paese si riesce ancora a reggere questa forte crescita grazie ai sistemi di rimborso concordati con l’AIFA, l’Agenzia Italiana del Farmaco. I prezzi dei farmaci antitumorali in Italia sono infatti fra i più bassi in Europa ma questo trend è comunque a rischio. Se non si crea al più presto un Fondo Nazionale per l’oncologia si innescherà un circolo virtuoso.

[easy_ad_inject_1]La richiesta è stata presentata ufficialmente, nel corso 51° Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) a Chicago, negli Stati Uniti, dall’Associazione Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). Proprio al Congresso ASCO, infatti, si sta affrontando il tema e si è aperta una discussione su quale sia il vantaggio minimo che un nuova terapia dovrebbe portare in termini di sopravvivenza.

“Chiediamo di dare vita a questa fonte specifica di risorse da destinare a un settore delicato che richiede particolari attenzioni. Il tetto della spesa farmaceutica territoriale è stato ridotto e portato all’11,35% del Fondo Sanitario Nazionale, il tetto di quella ospedaliera è al 3,5%. La maggior parte dei farmaci anti-cancro rientra fra quelli ospedalieri e nel 2014 quest’ultima percentuale è stata superata attestandosi intorno al 4,5%. La copertura economica si sta stringendo in maniera consistente. È necessario istituire una sorta di fondo farmaceutico nazionale staccato, solo così potremo disporre di un maggior numero di risorse per garantire a tutti i pazienti le cure migliori. Serve anche una rivisitazione dei costi dei farmaci sulla base dell’efficacia”

ha affermato il professor Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM, in un incontro con i giornalisti a Chicago.

Nel 2014 sono stati registrati in Italia oltre 365 mila nuovi casi di tumore, circa 1000 al giorno, di cui 196.100, il 54%, negli uomini e 169.400, il 46%, nelle donne. Alla fine degli anni ’70 solo poco più di 3 pazienti su dieci colpiti dal cancro sconfiggeva la malattia. Negli anni ’90 siamo giunti al 47%, oggi queste percentuali sono raddoppiate in quattro decenni, e circa il 60%dei pazienti guarisce dal cancro. Si calcola che nel 2015 siano poco più di 3 milioni le persone vive dopo una diagnosi oncologica, il 4,9% degli italiani, con un incremento, rispetto al 2010, del 17%.

Gli oncologi spiegano che nel nostro Paese, l’AIFA è riuscita a garantire l’erogabilità a carico del Servizio Sanitario Nazionale di molti farmaci ad alto costo con accorgimenti organizzativi e finanziari (cost-sharing, risk-sharing, payment by result). In particolare nel cost-sharing è previsto uno sconto fisso sul prezzo dei primi cicli di trattamento per tutti i pazienti entrati in terapia, indipendentemente dagli esiti. Nel risk-sharing, invece, lo sconto fisso, fino al 50%, nei primi cicli si applica esclusivamente ai pazienti che non rispondono al trattamento. Nel payment by result si estende il principio del risk-sharing con una copertura totale del prezzo del farmaco utilizzato, quindi il 100%, in caso di fallimento terapeutico. Attualmente, spiegano gli oncologi dell’AIOM, il 33% delle procedure negoziali risponde ai criteri del cost-sharing, il 32% al payment by result e solo il 3% al risk-sharing.

“La scelta di utilizzare alcune terapie target dipende dall’esito di test genetici, svolti per verificare che il paziente sia idoneo a ricevere il trattamento. Un indiscutibile vantaggio, anche in termini economici. Il sistema italiano di rimborsabilità funziona, ma ora è necessario introdurre alcune modifiche nella valutazione del prezzo dei farmaci, che si riferiscano anche all’efficacia. Innovazione, sostenibilità e appropriatezza vanno correlate alla organizzazione del sistema sanitario e del percorso assistenziale. In fase di disegno di uno studio clinico e di interpretazione dei risultati da parte delle autorità regolatorie deve cioè essere considerata anche la rilevanza clinica dei dati statisticamente significativi. I vantaggi dell’introduzione di un farmaco vanno cioè considerati nell’ambito dell’intero processo diagnostico-terapeutico”

ha concluso il professor Carmine Pinto.

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Autore: Donato Paolino

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