Farmaci, Censis: più di un italiano su tre ritiene insufficiente la copertura pubblica

Roma, 21 aprile 2015 – Più di un italiano su tre, precisamente il 35% dei cittadini, ritiene che la copertura dei farmaci da parte del Servizio Sanitario Nazionale sia insufficiente. Si spende ancora troppo per i farmaci in Italia, ed in particolare si spende tanto per medicinali necessari per patologie gravi, che restano in gran parte a carico dei pazienti. E’ quanto emerge dall’indagine condotta dal CensisMonitor Biomedico 2015“, presentata ieri a Roma nel corso del Forum per la Ricerca Biomedica che mette a fuoco le questioni più critiche dello stato della sanità italiana.

[easy_ad_inject_1]L’aspettativa di vita, negli ultimi trent’anni, è aumentata di 6,5 anni per le donne e di 8 anni per gli uomini, raggiungendo rispettivamente 85 e 80 anni. La popolazione invecchia bene, aiutata anche da nuovi farmaci che garantiscono un miglioramento significativo della sopravvivenza e delle qualità di vita. Contemporaneamente sale la domanda di cure più efficaci contro le patologie, specie quelle più temute come i tumori, quelle che provocano la non autosufficienza, le patologie cardiovascolari, quelle neurologiche e le demenze.

Dall’indagine è emerso che gli italiani si aspettano molto dall’efficacia dei farmaci che, in primo luogo, devono aiutare a guarire oltre che a migliorare la qualità di vita ed aiutare ad affrontare la convivenza con la malattia. Ma uno dei problemi che emerge dal Monitor Biomedico è rappresentato dalle percezione degli italiani riguardo alla spesa per i farmaci. Per il 32%, infatti, è insufficiente la disponibilità di farmaci garantiti dal Servizio sanitario nazionale. Quasi otto italiani su dieci, inoltre, ritengono che restano troppi, ad oggi, i farmaci a carico dei pazienti per patologie gravi. Per non parlare del ticket, che secondo l’83% degli interpellati penalizza, e non poco, proprio le persone malate.

Insomma, curarsi nel nostro Paese costa ancora troppo secondo la maggior parte dei cittadini.

A ciò si aggiunga il fatto che, nonostante siano allo studio centinaia di nuovi farmaci, è troppo il tempo che si impiega per renderli disponibili: sono necessari circa 15 anni di ricerca medica per un nuovo farmaco e mediamente occorrono 427 giorni dopo l’approvazione a livello comunitario per arrivare al suo uso effettivo, mentre nel Regno Unito ne bastano 109. Basti pensare che solo un principio attivo su circa 10mila sperimentati riesce a superare tutti i test necessari per essere approvato come farmaco.

In Italia, come negli altri paesi del mondo, la ricerca in campo oncologico resta quella più diffusa. Nel 2012 erano in corso 697 studi clinici per la sperimentazione di farmaci innovativi, nel 2013 il numero degli studi clinici in corso era pari a 583, con una concentrazione prevalente nell’area delle neoplasie (35%). Attualmente sono allo studio 403 prodotti biotecnologici, di cui 169 in area oncologica. Nonostante ciò restano irrisori gli investimenti nella ricerca in Italia che con 1,2 miliardi di euro rappresentano solo il 4,2% del totale degli investimenti europei.

Il problema che purtroppo rimane ancora irrisolto è la sostenibilità dei costi a carico del Servizio sanitario nazionale per i farmaci innovativi. Ancora troppo poche le risorse messe a disposizione del governo che non permette l’accesso alle terapie con farmaci innovativi a tutti i pazienti che ne hanno bisogno.
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Autore: Vincent Dimaggio

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