Fecondazione assistita: la Consulta abbatte divieto per coppie con patologia genetica

Roma, 15 maggio 2015 – Ancora una volta la Consulta ripara agli errori della legge 40 del 2004 sulla fecondazione assistita, ripristinando i diritti costituzionalmente garantiti anche per la coppie fertili affette però da patologie genetiche. La Corte Costituzionale, con una sentenza esemplare, ha fatto cadere il divieto che non permetteva a chi è portatore sano di una malattia genetica di ricorrere alla diagnosi preimpianto degli embrioni.

[easy_ad_inject_1]Cade, dunque, definitivamente il divieto per le coppie fertili ma portatrici sane di malattie genetiche, che desiderano avere un figlio, di accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita. Ancora una volta, ci sono voluti anni e anni di sentenze a colpi di ricorsi per poter vedere garantito il proprio diritto non discriminato rispetto a tutti gli altri cittadini.

Un diritto negato dalla legge 40 del 2004, un diritto quello di crearsi una famiglia che il legislatore aveva pensato bene di negare. Bene ha fatto dunque la Consulta a dichiarare l’illegittimità costituzionale della norma che prevedeva il divieto di accedere alla diagnosi preimpianto, costringendo le coppie con queste problematiche ad aborti forzati.

“Esprimo gioia e soddisfazione: ci aspettavamo una sentenza in tal senso, che rispettasse i diritti delle coppie che chiedono l’accesso ai trattamenti sanitari affinché siano rispettati diritto alla salute e principio di uguaglianza. Ora attendiamo le motivazioni della sentenza”

ha dichiarato Filomena Gallo dell’Associazione Luca Coscioni (associazione fortemente impegnata nell’aiutare le coppie nel loro percorso di giustizia contro i divieti imposti dalla legge 40/2004).

Nel nostro Paese sono più di duemila l’anno le coppie fertili portatrici di malattie genetiche, dalla talassemia alla fibrosi cistica, a cui è vietato accedere alla diagnosi preimpianto che permetterebbe loro di avere un figlio. Ora queste coppie vedono farsi concreta, finalmente, la possibilità di mettere al mondo una nuova vita.

“Ancora una volta, come è accaduto in occasione delle precedenti sentenze relative alla legge 40, i giudici si sono dimostrati più attenti ai diritti e alle necessità dei cittadini rispetto alle istituzioni politiche, che hanno sempre anteposto posizioni ideologiche talvolta anche molto discutibili e prive di fondamento medico-scientifico, al benessere e alla salute dei propri concittadini”

ha dichiarato Luca Gianaroli, consigliere generale dell’associazione Coscioni.

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Autore: Vincent Dimaggio

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