Fecondazione eterologa a pagamento. Consiglio di Stato sospende delibera Regione Lombardia

Procreazione assistita

Milano, 11 aprile 2015 – La delibera della Regione Lombardia, tra l’altro l’unica in Italia, che stabilisce che i costi per la fecondazione eterologa siano interamente a carico delle coppie che richiedevano lo specifico trattamento, è stata sospesa dal Consiglio di Stato. A causa della delibera regionale, le coppie che ricorrevano alla fecondazione eterologa non dovevano, dunque, limitarsi al pagamento del ticket, come avviene per la pma omologa, e come avviene per entrambi i trattamenti in tutte le altre Regioni italiane, ma erano costrette a sostenere i costi del trattamento per intero, costi che possono arrivare fino a circa 5 mila euro.

[easy_ad_inject_1]Sono state l’associazione Sos Infertilità e la Onlus Medicina Democratica a presentare i ricorsi al Consiglio di Stato contro una delibera che si presentava discriminatoria e non in linea con la nostra Costituzione, creando una disparità di trattamento nei confronti delle coppie che ricorrono alla procreazione medicalmente assistita eterologa rispetto a coloro che accedono alla fecondazione omologa.

E proprio questa, spiegata in parole semplici, è la motivazione su cui si è basata la decisione del Consiglio di Stato di concedere ai ricorrenti l’ordinanza sospensiva della delibera regionale.

“Pur nell’ambito della complessità e della delicatezza proprie delle questioni proposte, allo stato sembra condivisibile la censura di disparità di trattamento sotto il profilo economico tra la Procreazione medicalmente assistita omologa e quella eterologa, stante l’incontestata assunzione a carico del servizio sanitario regionale lombardo – salvo il pagamento di ticket – della prima. Quanto al diritto alla salute inteso come comprensivo anche della salute psichica oltre che fisica, non sono dirimenti le differenze tra fecondazione di tipo omologo ed eterologo”

si legge nell’ordinanza.

I motivi della concessione della sospensiva dipendono anche dal fatto che

“il pregiudizio lamentato non può essere ragionevolmente limitato ad aspetti puramente patrimoniali ma deve ritenersi dotato dei prescritti caratteri di gravità e irreparabilità poiché l’esecuzione dei provvedimenti impugnati è suscettibile di produrre l’effetto della perdita, da parte di coloro che non sono in grado di sostenere l’onere economico ivi previsto, della possibilità di accedere alle tecniche in parola dovuta al superamento dell’età potenzialmente fertile durante il tempo occorrente per la definizione del giudizio nel merito”.

Va detto che, prima dell’intervento del Consiglio di Stato, alcuni esponenti del Consiglio regionale lombardo avevano già provato, senza purtroppo riuscirci, a rivedere la disposizione della delibera sotto accusa e oggi sospesa.

Nel corso di una seduta del Consiglio regionale, durante il quale furono respinte due mozioni, una di Pd e Patto Civico, l’altra del M5S, che cercavano di porre rimedio al provvedimento chiedendo un’equiparazione dei costi dell’eterologa alla fecondazione omologa, l’Assessore regionale alla Salute Mario Mantovani, di Forza Italia, evidenziava come il pagamento della fecondazione eterologa si rendesse necessario perché a suo parere si trattava di una pratica non compresa tra i livelli essenziali di assistenza (LEA):

L’eterologa in Lombardia ci costerebbe 15 milioni di euro. Pertanto abbiamo preferito evitare rischi etici e di bilancio e in una fase di vacatio legis, su un tema dove scienza e coscienza si confrontano e si interpellano senza certezze assolute, credo fosse preferibile essere più prudenti e meno esposti politicamente. Per questo avrei auspicato il ritiro delle due mozioni”, spiegò l’assessore Mantovani durante la seduta.

“E’ una sonora bocciatura della giunta lombarda, c’era da aspettarselo”. Cosi’ l’ex ministra per le Pari opportunita’, Barbara Pollastrini, commenta la sospensione cautelare della delibera regionale che imponeva il pagamento per intero del trattamento di fecondazione eterologa, da parte del Consiglio di Stato. “Un grazie deve andare a chi ha combattuto e ha presentato ricorso contro l’ottusita’ di chi pensa di negare, per motivi ideologici, il principio costituzionale dell’uguaglianza nel diritto di acceso alle cure”, conclude la deputata del Pd.
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