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Fertility day e Fertility Fake: protesta a Roma, chieste dimissioni ministro Lorenzin

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Fertility Day tra polemiche e proteste. La giornata per l’informazione e formazione sulla fertilità celebrata da ieri per volontà del governo e dal Ministero per la Salute ha avuto un contro evento: il fertility fake, protesta organizzata in diverse città italiane sulle difficoltà che i cittadini italiani e soprattutto i giovani hanno nel procreare non a causa dell’infertilità ma per il sistema Italia.

Sul tavolo della protesta i “diritti, welfare, diritto allo studio, ambiente sano e adozioni per le coppie omosessuali”. Su queste corde è iniziata in parallelo la manifestazione del Fertility Fake a Roma con manifestazione all’ingresso di via Alibert, dove si svolge una delle tavole rotonde del Fertility Day.
Inevitabile la richiesta di dimissioni del ministro della Salute Beatrice Lorenzin.

Tra le associazioni che hanno aderito al Fertility Fake anche Cgil, Arci, Act, Artemisia, Rete della conoscenza, Anddos, Unite in rete, Libere tutte, Coordinamento contro la violenza di genere e il sessismo, A Sud e Udi, Unione donne in Italia.

I manifestanti contestano che il problema sia delle donne che aspettano troppo (simboleggiate dalla clessidra) o che hanno comportamenti a rischio (alcol, droghe e altri «cattivi compagni» dei manifesti più recenti). “Manca il lavoro, contratti stabili, asili nido e forme di welfare che aiutino donne e famiglie” urlano i manifestanti.

Il Ministro Lorenzin difende l’iniziativa: “Nel Fertility Day parliamo di salute, poi c’è l’aspetto politico e nella politica ci sono le strumentalizzazioni, e mi sa che c’è un sacco di gente che aspira a fare il ministro della Salute: va benissimo, ma io intanto mi occupo di cose vere” ed ha ribadito che la sua priorità è occuparsi di “cose vere: parlo dei livelli essenziali di assistenza e del Fondo sanitario nazionale”. Dunque “che io – ha aggiunto il ministro – debba passare intere giornate a fare speculazioni su una foto della campagna non va bene, posso occuparmene un giorno, ma poi chi è responsabile dell’accaduto va a casa”. Spiegando quindi l’episodio relativo alla foto della campagna sul Fertility, accusata di razzismo, Lorenzin ha affermato che le era stata presentata una foto diversa da quella in oggetto: “Perchè fosse diversa non lo so e i responsabili se ne devono assumere la responsabilità, ma al di là di questo – ha concluso – è importante parlare del problema di salute legato all’infertilità, ed è importante rilanciare l’attenzione sulle malattie sessualmente trasmesse, che sono in aumento”.

Poi Lorenzin sull’opuscolo fa sapere che la foto approvata non era quella pubblicata: “Perché fosse diversa non lo so, e i responsabili se ne devono assumere la responsabilità. Penso che ci sia stato un errore tecnico e di incapacità. Ovviamente, nessuno aveva intenzioni razziste. Certamente la campagna era proprio brutta, ma io faccio il ministro e non il comunicatore, quindi mi interessa il messaggio più della campagna in sé – afferma – È importante parlare del problema di salute legato all’infertilità, ed è importante rilanciare l’attenzione sulle malattie sessualmente trasmesse, che sono in aumento”.

Per il Ministro “Quello che è veramente importante non sono le polemiche, ma i fatti. E i fatti ci dicono che ci sono 700mila persone che vogliono avere un figlio. Noi diamo un sostegno a chiunque voglia avere una gravidanza anche con la fecondazione assistita, omologa ed eterologa: è nei nuovi Lea” dice. I Censis parlano di soli 485.780 bambini nati in Italia nel 2015 e le mamme italiane sono le più «grandi» d’Europa: in media il primo parto avviene a 30,7 anni.
Sul fronte infertilità il 60 per cento degli italiani si giudica poco o per nulla informato.«È da questa esigenza che nasce il Fertility Day – spiega ancora la ministra – Dobbiamo dare informazioni, soprattutto ai ragazzi. Quando si è giovani non si pensa alla propria salute, invece è importante essere consapevoli di cos’è la fertilità per gestire la propria vita. Dopo esserci battuti per inserire l’endometriosi nei Lea, ci stiamo molto focalizzando sulla salute dei maschi, in particolare sul varicocele – conclude Lorenzin – perché è molto importante che i ragazzi si sottopongano a uno screening da giovani».

L’opuscolo “razzista” avrebbe un nome e cognome – il Giornale rivela che a pagare le conseguenze per la campagna di comunicazione del Fertility Day sarà la dirigente di prima fascia del ministero della Salute Daniela Rodorigo, responsabile della direzione generale della comunicazione del Dicastero. Pubblicato anche il suo stipendio per mettere su le campagne del Fertility Day” “migliaio di euro in più, migliaia di euro in meno – porta a casa quanto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella” scrive il quotidiano.
“Laureata in Giurisprudenza e un curriculum di tutto rispetto, già componente esterno della Commissione parlamentare di inchiesta sull’efficacia del Servizio Sanitario Nazionale, docente alla Sapienza e diversi master conseguiti, Rodorigo ha avuto diversi incarichi come dirigente pubblico – si legge sull’Huffington Post – ed essendo dirigente di prima fascia si porta a casa una retribuzione lorda annua di 236mila euro”. Di stipendio annuo la Rodorigo prende 55mila euro. Non tantissimo, se vogliamo, per una dirigente di prima fascia. A questa cifra però si devono sommare la retribuzione posizione quota fissa (36mila euro), la retribuzione posizione quota variabile (76mila euro), il premio di risultato che comprende il risultato 2013 più l’acconto sul 2015 (43mila euro) e altri 25mila euro.

Walter Ricciardi (Istituto Superiore di Sanita), polemiche non oscurino denatalità – “Le polemiche non devono distogliere dal problema e dall’emergenza denatalità in Italia: non si deve oscurare il significato di questa iniziativa”. L’Italia “è il Paese che più al mondo ha visto precipitare la fertilità dagli anni ’70: il tasso di fertilità delle donne italiane è infatti a 1,3 dal 1976. Sarà a questi livelli in Francia, ad esempio, solo nel 2020 e in Usa solo nel 2050”. Va invece detto, soprattutto ai giovani, ha aggiunto, che “molti problemi di infertilità sono evitabili poichè collegati agli stili di vita”. E’ chiaro però, ha avvertito Ricciardi, che “non può essere solo il ministero della Salute ad agire: le politiche a supporto della famiglia devono essere promosse dall’intero governo”.

Paola Binetti (Area popolare) basta polemiche, pensiamo all’essenziale – “Si apre oggi una campagna di informazione sulla prevenzione e sulla cura della salute riproduttiva, quella della donna e quella dell’uomo. Perché di questo si tratta quando si parla di fertilità e a questo si riferisce il Fertility Day, nonostante le tante polemiche di questi giorni, legate soprattutto alle brutte immagini scelte e alla ambiguità di certi messaggi”.”Tutelare la fertilità, sia al maschile che al femminile, è un obiettivo che va preso in considerazione fin dalla adolescenza e che ha molto a che vedere non solo con la salute dell’uomo e della donna, ma anche con quel desiderio di maternità e di paternità, che nel contesto attuale emerge con forza molto più tardi negli anni. E allora, quando si scopre che la propria fertilità è ridotta al minimo, si chiede un aiuto speciale alla medicina e si ricorre alla procreazione medicalmente assistita”, rileva. “Prendersi cura tempestivamente della salute riproduttiva delle donne e degli uomini è quindi un obiettivo chiave in un Paese che vuole difendere il diritto alla prevenzione prima ancora che alla cura. E questo è il messaggio forte che questa campagna di informazione dovrebbe lanciare in modo il più possibile convincente. Prenditi cura di te e della tua salute riproduttiva fin da oggi, soprattutto se coltivi il desiderio di diventare domani madre o padre. Non esiste un diritto al figlio – conclude Binetti – ma esiste un diritto di rango costituzionale a difendere la propria salute, stando lontani dai rischi e coltivando invece tutti quei fattori di protezione della propria buona salute”.

Vincent Dimaggio
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