Fuga di cervelli: arriva il bonus del 30% dall’Irpef per 5 anni. Ma conviene?

Roma, 18 luglio 2015 – Dopo anni di scudo fiscale per far rientrare i capitali, il Governo Renzi sta lavorando per far rientrare un altro tipo di capitale, non semplice denaro ma qualcosa che vale di più: il cittadino italiano che ha studiato tanto e per meritare quanto gli si deve è costretto a rimediare in strutture estere, fenomeno meglio conosciuto come “fuga di cervelli”.

[easy_ad_inject_1]Secondo quanto previsto da una nuova norma del decreto fiscale sull’internazionalizzazione delle imprese, chi rientra in Italia potrà di uno sconto Irpef del 30% per cinque anni per tutto il reddito prodotto in Italia da lavoratori “con qualifiche elevate”.

Secondo quanto si apprende potranno accedere all’incentivo tutti coloro che nei cinque anni precedenti non siano stati residenti in Italia, che svolgano una attività lavorativa prevalentemente nel territorio italiano e che rivestano una qualifica per la quale sia richiesta una alta specializzazione e il titolo di laurea.

Scopo del decreto legislativo sull’internazionalizzazione è rafforzare il ruolo che il fisco deve svolgere a sostegno delle imprese che decidono di operare all’estero: ridurre i vincoli alle operazioni transfrontaliere e creare un quadro normativo quanto più certo e trasparente per gli investitori. Il decreto tornerà ora in Parlamento per l’acquisizione dei pareri definitivi delle Commissioni parlamentari competenti.

Ma conviene? Questo decreto, per le condizioni che pone, non sembra essere applicabile ai tanti scienziati che lavorano in prestigiose università straniere e che non “svolgono attività lavorativa prevalentemente in Italia”.

Inoltre di per sé uno sconto fiscale potrebbe non bastare per convincere i nostri meritevoli connazionali a tornare da un Paese dove, probabilmente, l’imposizione fiscale è già inferiore al nostro.

In Italia ciò che mancano sono le condizioni che li hanno fatti “fuggire all’estero”: meritocrazia premiale e non per raccomandazioni, maggiori strutture universitarie di eccellenza, maggiore ricerca scientifica in ogni campo, capitoli che negli ultimi anni sono stati mortificati da tagli lineari e continui dimenticando che l’Italia è stata patria dei maggiori scienziati e uomini della cultura del mondo nella storia.

La sensazione è che sia un decreto sartoriale, tagliato su misura per determinati casi e che non risolve un problema strutturale ma ci piacerebbe prendere atto che ci sbagliamo.

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Autore: Donato Paolino

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