Galatina. Sala operatoria priva di lampade: si opera con la luce dei telefonini. Asl smentisce

Galatina (LE), 24 agosto 2015 – Nell’ospedale Santa Caterina Novella di Galatina, in provincia di Lecce, i chirurghi sono costretti ad operare ricorrendo alla luce dei telefonini. Non è uno scherzo, ma pura e triste realtà in quanto sembra che da circa quattro anni, nella sala operatoria della struttura ospedaliera pugliese non funzioni più la lampada scialitica.

[easy_ad_inject_1]Proprio stamane gli esperti del Ministero della Salute si sono recati presso l’ospedale di Galatina per effettuare le verifiche sulla sala operatoria priva della lampada scialitica fissa, quella che in pratica serve a far maggior luce sulla zona da operare.

E’ incredibile e ha creato non poco imbarazzo non solo ai politici locali ma anche a livello nazionale, venire a sapere dai mezzi di stampa che una sala operatoria manca di uno degli elementi fondamentali che permette ai chirurghi di operare in sicurezza, e che i medici sono stati costretti a lavorare con la luce a led del telefonino.

L’Agenzia nazionale per la sanità, Agesan, fa sapere che senza l’illuminazione fissa la sala operatoria non poteva essere agibile.

“Non si può dire che la lampada scialitica mobile può sostituire quella fissa, perché al massimo può essere utilizzata per i casi di emergenza o di supporto a quelle fisse”

dicono gli eperti di Agesan.

Intanto, è importante che si faccia al più presto chiarezza su come la sala operatoria del Galatina abbia potuto operare in quelle condizioni che come riferiscono i medici per circa quattro anni ha funzionato con una scialitica portatile utilizzabile esclusivamente per interventi ambulatoriali.

Nonostante le smentite ufficiali giunte subito dopo la pubblicazione della notizia e le indagini che l’Asl ha avviato per accertare i fatti, rimangono comunque i dubbi su quello che veramente accadeva in quella sala operatoria da ben quattro anni.

Ci sarebbero infatti alcune foto (pubblicate dal Corriere del Mezzogiorno che ha diffuso la notizia) che non lascerebbero adito a dubbi scattate nella sala operatoria proprio durante un intervento, che risale all’estate scorsa, in cui si vede chiaramente la mano di un assistente dell’équipe chirurgica che sostiene uno smartphone che proietta un fascio luminoso sul paziente.

“Se veramente ci fosse una mancata illuminazione non avrei consentito alcun intervento nella sala operatoria. Sarebbe stato poco intelligente da parte mia, ma anche da parte di qualsiasi chirurgo che avrebbe rischiato legalmente in prima persona”

ha dichiarato il direttore sanitario del plesso ospedaliero di Galatina, smentendo la notizia e aggiungendo che la struttura ha provveduto ad ordinare una nuova la lampada scialitica poiché quella attuale è piccola e non è fissa ma mobile, quindi certamente scomoda perché ogni volta si doveva spostare da una sala all’altra.

Non ci sono dubbi nemmeno sul fatto che si tratti proprio di un telefonino in quanto è ben visibile dalla foto che sul display del cellulare si nota il simbolo della torcia attivata. Inoltre dalla foto si vede anche bene che la lampada scialitica fissata sopra il tavolo operatorio è spenta.

“La sicurezza delle sale operatorie è un argomento particolarmente a cuore della direzione e ai primi di agosto ho disposto una verifica straordinaria di tutte le sale operatorie dell’Azienda (oltre 40), alle cui prime risultanze abbiamo già dato seguito con gli interventi risolutivi qualunque fosse l’importo economico. La stessa sostituzione della lampada fissa in questione è stata recentemente da noi autorizzata nello stesso momento in cui ci è stata segnalata la criticità. Quello che invece mi preoccupa e su cui ho chiesto una inchiesta rapida è la presenza di telefonini in sala operatoria ma soprattutto la riportata consuetudine di condurre interventi chirurgici con la luce dei cellulari, tanto più che l’ospedale dispone di altre due sale sottoutilizzate. Legge e deontologia professionale esigono che l’intervento chirurgico neanche inizi se qualunque operatore ravvisi o sospetti che il paziente non sia in sicurezza, anche contro i rapporti ufficiali. Andremo a fondo ma vorrei sperare che si sia trattato di una irresponsabile provocazione. Nelle ultime ore è stato avviato un confronto diretto con il personale di sala operatoria. Gli interessati hanno escluso la prassi bizzarra e pericolosa del telefonino utilizzato in sala come fonte di luce”

ha dichiarato Giovanni Gorgoni, direttore generale della Asl Lecce in risposta all’articolo pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno.

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Autore: Donato Paolino

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