Giornata nazionale del malato oncologico: riabilitazione sia fatta rientrare nei LEA

Roma, 14 maggio 2015 – Oggi dal cancro è possibile guarire. Nonostante l’aumento dell’incidenza dei tumori, oggi, grazie alla maggior efficacia delle terapie e all’adesione ai programmi di screening per la diagnosi precoce è cambiata la prognosi delle patologie tumorali, con la progressiva e costante crescita del numero di malati cronici e di persone guarite.

Complessivamente, oggi, si può affermare che un malato di cancro su quattro può considerarsi guarito a tutti gli effetti. Basti pensare che, stando ai dati disponibili, nel 2015 sono circa 3 milioni le persone vive dopo una diagnosi oncologica, il 4,9% degli italiani, con un incremento, rispetto al 2010, del 17%.

[easy_ad_inject_1]E’ quanto si legge nel 7° Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, presentato oggi 14 maggio, presso la Biblioteca del Senato della Repubblica, nell’ambito delle manifestazioni indette per celebrare la X Giornata nazionale del malato oncologico.

In particolare nel Rapporto si denuncia la mancanza di supporto socio-economico che carica di oneri le famiglie, costrette a provvedere a proprie spese alle forme di assistenza non coperte dal Servizio Sanitario Nazionale nella fase post-acuzie, perciò si chiede che “la riabilitazione oncologica venga riconosciuta nella sua specificità e rientri nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) garantiti a tutti i cittadini”.

“La riabilitazione oncologica deve essere basata sul modello bio-psico-sociale puntando al ripristino dell’integrità o del miglioramento di tutte le funzioni lese dal tumore o dai suoi trattamenti, con la presa in carico della persona in tutte le fasi della malattia per garantire la migliore qualità di vita possibile, dal punto di vista non solo fisico ma anche cognitivo, psicologico, nutrizionale, sessuale, sociale e lavorativo. Nonostante questa tipologia di trattamento sia stata riconosciuta e definita in appositi percorsi dal Ministero della Salute, la riabilitazione oncologica non è stata inserita tra le prestazioni previste dal DCPM sui Livelli Essenziali di Assistenza”

si legge nel rapporto.

Oggi, purtroppo la condizione delle persone guarite dal cancro è poco o per nulla nota in termini di qualità di vita e ritorno alla cosiddetta normalità. La sfida che intende affrontare il volontariato oncologico è quella di portare all’attenzione del Servizio Sanitario Nazionale questa fascia di popolazione che attualmente è del tutto trascurata, mediante l’istituzione di un programma di sorveglianza clinica per la prevenzione terziaria, cioè di tutti questi casi in cui sono possibili secondi tumori e la comparsa di effetti collaterali tardivi a seguito di chemioterapie, radioterapie e uso di farmaci con forti effetti secondari.

Occorre agire per evitare che rimangano profonde ferite psicologiche che condizionano la vita sociale delle persone guarite e il loro stato di benessere in generale, rendendo più semplice il reintegro sociale e lavorativo attraverso percorsi di riabilitazione e di sostegno psicologico.

“L’insieme di questi interventi deve essere compreso in uno specifico programma interdisciplinare di cura della persona guarita. Spetta al volontariato oncologico promuovere con forza e dedizione una campagna informativa in grado di raggiungere i malati al termine del trattamento della fase acuta e le persone guarite, per un’azione di prevenzione terziaria e di specifica riabilitazione. Il libretto La vita dopo il cancro, realizzato da FAVO e AIOM, rappresenta il primo strumento informativo in grado di sottolineare la necessità di una gestione della persona anche dopo la fine delle cure e di fornire, in modo semplice e sintetico, gli strumenti di conoscenza indispensabili per poter contribuire al miglioramento del proprio stato di salute”

ha dichiarato Francesco De Lorenzo, membro del comitato scientifico della FAVO.

Il Rapporto approfondisce e prosegue le analisi avviate già nel 2009 dalla FAVO, la Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia, e dal Censis in questo tema tanto delicato quanto complesso. Alla sua elaborazione hanno partecipato anche l’Associazione italiana degli oncologi medici, l’Associazione italiana di radioterapia oncologica, la Società Italiana di Ematologia, Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, Federsanità-Anci, la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG), la Società Italiana di Psico Oncologia, la Società Italiana di Chirurgia Oncologica, l’Associazione Italiana Registri Tumori, il Coordinamento Generale Medico-Legale dell’INPS e la Direzione generale del Sistema informativo del Ministero della Salute.

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Autore: Vincent Dimaggio

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