Google brevetta lenti a contatto che identificano con la scansione dell’iride

Mountain View, California (USA), 9 giugno 2015 – Google, il colosso di Mountain View, ha depositato il brevetto per le lenti a contatto che scansionano l’iride e identificano il soggetto. Dopo il fallimento precoce degli occhiali, i google glass, rivelatisi un totale flop, Google ci riprova mettendo a punto delle speciali lenti a contatto da utilizzare come dispositivo di identificazione e autenticazione biometrica.

[easy_ad_inject_1]Archiviato quasi un anno fa, questo brevetto utilizza fondamentalmente l’iride dei nostri occhi come avviene per il rilevamento e il confronto delle impronte digitali. In pratica, le lenti a contatto sviluppate nei laboratori di Google sono in grado di raccogliere e confrontare con un riferimento memorizzato l’identità corrispondente al portatore.

Le lenti a contatto coprono l’iride dell’occhio e mediante uno o più sensori di luce pulsata incorporati nella superficie della lente a contatto sono in grado di rilevare la luce riflessa fuori dall’iride, realizzandone una scansione. Le informazioni vengono poi assemblate in un’immagine che, a sua volta, viene confrontata con una immagine di riferimento contenuta nella memoria di un computer. Se i due risultati sono identici ciò permetterebbe l’identificazione certa del soggetto.

Nel documento depositato per il brevetto, Google non va a fondo nei dettagli, specificando le sue eventuali applicazioni tecnologiche. Molto probabilmente queste lenti a contatto dovrebbero essere utilizzate, in vari contesti, per l’autenticazione biometrica.

Lo scorso luglio, Google aveva infatti annunciato una partnership con la Novartis per la commercializzazione delle lenti a contatto “smart” che potrebbero avere tra le diverse funzioni quella di misurare i livelli di insulina nei pazienti diabetici e quella di correggere la presbiopia in tempo reale.

Nel brevetto non si descrivono, dunque, esplicitamente le possibili applicazioni delle lenti a contatto, ma considerando la natura di scansione dell’iride, saranno certamente utilizzate per l’identificazione e l’autorizzazione.

Chissà, magari tra qualche anno per aprire una porta o accedere ad un servizio non ci serviranno più le chiavi o una password: basterà spalancare bene gli occhi.

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