Gran Bretagna. Via libera a modifica genetica di embrioni umani ma no all’impianto

Londra, 2 febbraio 2016 – L’Human Fertilisation and Embryology Authority, l’Autorità per la fertilità e l’embriologia inglese, ha dato il via libera agli scienziati britannici per la modificazione genetica di embrioni umani allo scopo di comprendere i primissimi stati dello sviluppo dell’embrione. Vietato in assoluto l’impianto degli embrioni geneticamente modificati nelle donne che si sottopongono a fecondazione assistita.

I primi a poter modificare geneticamente embrioni umani saranno gli scienziati del Francis Crick Institute. Per gli esperimenti verranno utilizzati embrioni provenienti da cliniche per la fecondazione assistita.

L’Autorità per la fertilità e l’embriologia ha infatti approvato una richiesta di licenza pervenuta da Kathy Niakan, uno scienziato di cellule staminali presso il Francis Crick Institute di Londra, per eseguire la cosiddetta modifica genetica sugli embrioni umani.

Ciò permetterà ai ricercatori di studiare gli embrioni per 14 giorni solo per scopi di ricerca. Il via libera dell’HFEA non consentirà loro di impiantare gli embrioni geneticamente modificati nelle donne. Unico scopo della ricerca, assicurano, sarà quello di scovare i geni in gioco nei primi giorni di fecondazione umana.

La decisione è stata accolta positivamente dagli scienziati britannici ma sono state dure le reazioni da parte di chi teme che rapidi progressi nel campo della genomica possano non tenere conto delle implicazioni etiche che ciò comporta inevitabilmente.

“La ricerca potrebbe cambiare radicalmente la nostra comprensione della biologia umana e dare speranza ai futuri genitori. Vorremmo davvero capire i geni che sono necessari per un embrione affinché si sviluppi in un bambino sano. Aborto Spontaneo e infertilità sono estremamente comuni ma non sono molto ben compresi. Crediamo che questa ricerca potrebbe migliorare la nostra comprensione dei primi stadi della vita umana”

spiega la dottoressa Niakan.

La sperimentazione prevede una fase iniziale su 20-30 embrioni per lavorare su tre geni, fino ad un totale di 120. Kathy Niakan spiega che 100 ovuli fecondati meno di 50 raggiungono lo stadio di blastocisti, con circa 200-300 cellule, mentre solo 13 arrivano al terzo mese.

Attualmente circa il 50% degli ovuli fecondati non si sviluppa correttamente e gli scienziati ritengono che una possibile causa sia il codice genetico difettoso. Se fosse dato sapere quali geni sono cruciali per la divisione delle cellule sane, allora si potrebbero escludeere gli embrioni con un Dna che non funziona correttamente, sia per prevenire aborti che per curare l’infertilità.

“Se si immagina il genoma come volumi di un’enciclopedia, ad un certo punto dello sviluppo alcune delle cellule inizieranno a leggere un volume diverso rispetto alla sua cellula vicina. Una cellula leggerà un volume leggermente diverso anche se proviene dalla stessa libreria”

ha detto Kathy Niakan.

Per comprendere da cosa provengano queste differenze, i ricercatori utilizzeranno la tecnica Crispr che permetterà loro di fare un taglia e incolla di parti del Dna, per disattivare un gene per volta e capire quali sono quelli fondamentali per lo sviluppo dell’embrione.

Autore: Donato Paolino

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