Usa. Guido Menzio, matematico torinese scambiato per terrorista e costretto a scendere dall’aereo

Guido Menzio, professore ed economista, scambiato per terrorista per il suo viso mediterraneo e perché leggeva appunti con equazioni matematiche. Un caso di xenofobia misto a inadeguatezza dei protocolli di sicurezza aerea.

Italia storicamente popolo di navigatori, santi ed eroi e anche tanti scienziati. I professori italiani all’estero si sono sempre fatti notare per la loro preparazione, per come riescono ad essere geniali anche grazie a quel poco di creatività che si può trovare solo nel nostro dna misto di geni imbastarditi dai tesori di sapienza millenari dell’antica Magna Grecia, dell’epopea imperiale Romana, del Rinascimento.

Mai però un professore italiano all’estero è stato scambiato per terrorista. Questa triste sorte è capitata a Guido Menzio, economista, professore italiano di origine torinese dell’università della Pennsylvania, costretto a scendere da un volo tra Philadelphia e Syracuse, prima del decollo, perché sospettato di terrorismo.

E’ accaduto venerdì scorso. Secondo i suoi accusatori il suo viso era sospetto e ancor più inquietante era il fatto che stava leggendo appunti con strani calcoli algebrici ed equazioni.

Un uomo dalla faccia mediterranea che si permette di leggere complessi appunti di algebra in un volo nel Paese che ha sofferto l’11 settembre sarà certamente un terrorista si sarà detto la passeggera accanto a lui e che poi ha dato l’allarme.

Certo è che l’aereo che già stava rullando per il decollo è stato bloccato e il nostro rispettabilissimo scienziato italiano all’estero è stato fermato e interrogato. Lui ha dovuto spiegare di non essere un terrorista ma soltanto un economista, di avere nazionalità italiana, e che stava semplicemente risolvendo un’equazione differenziale.

Tutto comunque è finito bene ma resta l’amarezza non solo per Guido Menzio che ha raccontato la disavventura in un’intervista a La Stampa, ma per tutti gli italiani che attraverso di lui si sono sentiti colpiti da un accusa senz’altro xenofoba, a causa di un protocollo non adeguato che potrebbe far ripetere la stessa brutta esperienza anche ad altre innocenti e inconsapevoli “vittime”.

“Questa storia – ha spiegato Menzio – non riguarda me. Io sono stato trattato molto bene. Mi hanno fatto scendere dall’aereo per un minuto, giusto per parlare con gli incaricati della sicurezza. Non sono stato detenuto o forzato ad uscire”. “La storia riguarda il protocollo. Ovviamente, ogni sistema di sicurezza ha i suoi falsi allarmi. È normale. Il problema è un sistema che permette un falso allarme, e un ritardo di un’ora e mezza per 60 passeggeri, in un caso che è così chiaro. Se si fossero preoccupati di parlarmi, pormi domande, cercare il mio nome su Google, avrebbero scoperto un economista italiano dell’Ivy League piuttosto gioviale e di buona natura. Questo è il problema. Non c’è stato un tentativo di ottenere altre informazioni, oltre al rapporto della passeggera seduta vicino a me, prima di fermare l’aereo. Io non conosco il protocollo, ma ho l’impressione che la decisione spettasse al pilota, che era la persona meno informata sul caso, dato che dalla cabina non poteva neanche vedermi”.

Dunque per Menzio è stato un “episodio ridicolo e simbolico dei tempi di xenofobia e anti intellettualismo”.

L’economista inoltre segnala la necessità di rivedere alcuni aspetti della sicurezza aerea ricordando come il suo lavoro si lega anche con quella problematica e che il suo mentore Dale Mortensen nel 2010 ha ricevuto il premio Nobel per il suo contributo a questi studi, insieme a Chris Pissarides and Peter Diamond.

Autore: Vincent Dimaggio

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